Consiglio dei ministri impugna il «no» di Campania, Puglia, Basilicata al nucleare
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Re: Consiglio dei ministri impugna il «no» di Campania, Puglia, Basilicata al nucleare
Berlusconi sul nucleare:
«Primi cantieri entro il 2013»
dal nostro inviato Antonella Scott

LESMO - Non è certo una visita privata, come era apparso in un primo momento, quella che ha portato Vladimir Putin a Lesmo, vicino a Monza, nella Villa Gernetto che Silvio Berlusconi vuole trasformare in Università del pensiero liberale: invitando il premier russo «a essere il primo tra i professori» a inaugurare i corsi a cui il presidente del Consiglio auspica partecipino anche giovani russi.
Dopo una cena informale ad Arcore domenica sera, questa mattina Putin e Berlusconi hanno fatto colazione insieme ma con loro c'erano due importanti delegazioni, il ministro russo dell'Energia Serghej Shmatko e il primo vicepremier Igor Sechin, i vertici di Eni e Gazprom Paolo Scaroni e Aleksej Miller, l'amministratore delegato di Enel Flavio Conti e Boris Kovalchuk di Inter Rao Ues. Queste due compagnie hanno firmato a Lesmo un memorandum di intesa che avvia la cooperazione congiunta nel nucleare, nella costruzione di nuovi impianti e nell'innovazione tecnica, nell'efficienza energetica, nella distribuzione sia in Russia che nei Paesi dell'Est Europa.
Enel battistrada in Russia. In questo ambito è particolarmente importante il progetto di sviluppo di una nuova centrale nucleare a Kaliningrad, prima partnership pubblico-privata nel settore nucleare in Russia. Se la costruzione verrà approvata, Enel sarà il primo soggetto straniero a essere coinvolto in un programma nucleare in territorio russo. La centrale di Kaliningrad è destinata alla distribuzione non solo in Russia ma anche nei Paesi dell'Est, ha fatto notare Berlusconi che qui è caduto in un lapsus parlando delle possibilità di espansione di Enel «in tutta l'Unione Sovietica».
Una nuova frontiere del nucleare. A Lesmo i dicasteri italiano e russo della Ricerca scientifica hanno siglato anche un altro accordo che, ha detto Berlusconi, «potrebbe aprire una nuova frontiera», sul fronte della fusione nucleare, oggetto di una ricerca sul programma Ignitor che si avvale degli esperimenti realizzati dal professor Bruno Coppi. Rispondendo a una domanda dei giornalisti sui tempi e i luoghi previsti dal governo per il ritorno al nucleare in Itralia, Berlusconi ha detto che non sarà possibile scegliere la sede della prima centrale nucleare italiana prima di aver compiuto un'operazione di convincimento dell'opinione pubblica, cosa che il governo si appresta a fare anche guardando all'esempio della Francia. Quando si realizzano nuove centrali, ha detto Berlusconi, «i francesi fanno a gara per averle a casa loro, perché portano tanto, tanto lavoro».
La prima centrale entro il 2013. Ecco perché, ha concluso il premier, «stiamo lavorando a un progetto per raccogliere le esperienze dei cittadini francesi e portarle qui da noi». Quanto ai tempi, Berlusconi ha attribuito al ministro per lo Sviluppo economico Claudio Scajola il desiderio di avviare i lavori per realizzare la prima centrale «entro l'attuale legislatura, cioè entro il 2013». Berlusconi ha ribadito che dal suo punto di vista «il nucleare è una fonte di energia a cui nessun paese può rinunciare. Noi eravamo all'avanguardia - ha detto - tanto che nel '67 avevamo ben tre centrali funzionanti, ma poi sotto la spinta degli ecologisti estremi abbiamo dovuto rinunciare. Oggi non è possibile restare fuori da questa opportunità».
Nord Stream e South Stream. Putin e Berlusconi hanno cercato di sgombrare il campo dalle nubi che recentemente si sono accumulate su South Stream, voci di divergenze tra Eni e Gazprom anche riguardo all'ingresso di un terzo partner, la francese Edf. Il gruppo francese punta ad avere una partecipazione del 20% nel progetto, ha detto Putin, senza però precisare il nodo che potrebbe essere all'origine dei problemi tra Eni e il monopolio russo, cioè la divisione delle quote. I lavori per costruire il gasdotto avranno inizio «nei primi sei mesi del 2012», hanno detto Berlusconi e Putin, e il premier russo ha ripetuto che non ci saranno né ritardi né problemi tecnici, come dimostra il gasdotto che Italia e Russia già fanno funzionare sul fondo del Mar Nero, Blue Stream. Eni e Gazprom del resto appaiono ben decise a lavorare insieme anche altrove, compresa l'Africa che, ha detto Berlusconi, «non dobbiamo lasciare solo alla Cina».
Pirelli in Russia. Della delegazione italiana faceva parte anche Marco Tronchetti Provera, presidente di Pirelli che, ha spiegato Berlusconi, durante l'incontro della mattina ha illustrato i progetti di espansione in Russia, con la possibilità di acquistare nuovi impianti. Una domanda ha cercato di spostare il discorso sul fronte italiano e sul contrasto tra il presidente del Consiglio e Gianfranco Fini. Una giornalista ha chiesto a entrambi i premier «la loro ricetta della felicità coniugale in politica». «Noi siamo gente tradizionale - ha risposto scherzando Putin - lei si è spinta troppo in là». Ma poi ha osservato che lui e il presidente Dmitrij Medvedev operano «partendo dagli interessi del popolo russo».
Basta una persona per divorziare. Berlusconi da parte sua ha ammesso di non aver avuto grandi risultati sul fronte del matrimonio. «Ripeto quanto ho detto nei giorni scorsi - ha aggiunto - per litigare bisogna essere in due e con me è difficile litigare. Ma mi hanno anche fatto notare che se per un matrimonio occorrono due persone, per divorziare ne basta una sola».
http://www.ilsole24ore.com/art/SoleOnLine4/Mondo/2010/04/russia-italia-berlusconi-putin.shtml?uuid=069c1626-5135-11df-95dd-47b0345b4152&DocRulesView=Libero
«Primi cantieri entro il 2013»
dal nostro inviato Antonella Scott

LESMO - Non è certo una visita privata, come era apparso in un primo momento, quella che ha portato Vladimir Putin a Lesmo, vicino a Monza, nella Villa Gernetto che Silvio Berlusconi vuole trasformare in Università del pensiero liberale: invitando il premier russo «a essere il primo tra i professori» a inaugurare i corsi a cui il presidente del Consiglio auspica partecipino anche giovani russi.
Dopo una cena informale ad Arcore domenica sera, questa mattina Putin e Berlusconi hanno fatto colazione insieme ma con loro c'erano due importanti delegazioni, il ministro russo dell'Energia Serghej Shmatko e il primo vicepremier Igor Sechin, i vertici di Eni e Gazprom Paolo Scaroni e Aleksej Miller, l'amministratore delegato di Enel Flavio Conti e Boris Kovalchuk di Inter Rao Ues. Queste due compagnie hanno firmato a Lesmo un memorandum di intesa che avvia la cooperazione congiunta nel nucleare, nella costruzione di nuovi impianti e nell'innovazione tecnica, nell'efficienza energetica, nella distribuzione sia in Russia che nei Paesi dell'Est Europa.
Enel battistrada in Russia. In questo ambito è particolarmente importante il progetto di sviluppo di una nuova centrale nucleare a Kaliningrad, prima partnership pubblico-privata nel settore nucleare in Russia. Se la costruzione verrà approvata, Enel sarà il primo soggetto straniero a essere coinvolto in un programma nucleare in territorio russo. La centrale di Kaliningrad è destinata alla distribuzione non solo in Russia ma anche nei Paesi dell'Est, ha fatto notare Berlusconi che qui è caduto in un lapsus parlando delle possibilità di espansione di Enel «in tutta l'Unione Sovietica».
Una nuova frontiere del nucleare. A Lesmo i dicasteri italiano e russo della Ricerca scientifica hanno siglato anche un altro accordo che, ha detto Berlusconi, «potrebbe aprire una nuova frontiera», sul fronte della fusione nucleare, oggetto di una ricerca sul programma Ignitor che si avvale degli esperimenti realizzati dal professor Bruno Coppi. Rispondendo a una domanda dei giornalisti sui tempi e i luoghi previsti dal governo per il ritorno al nucleare in Itralia, Berlusconi ha detto che non sarà possibile scegliere la sede della prima centrale nucleare italiana prima di aver compiuto un'operazione di convincimento dell'opinione pubblica, cosa che il governo si appresta a fare anche guardando all'esempio della Francia. Quando si realizzano nuove centrali, ha detto Berlusconi, «i francesi fanno a gara per averle a casa loro, perché portano tanto, tanto lavoro».
La prima centrale entro il 2013. Ecco perché, ha concluso il premier, «stiamo lavorando a un progetto per raccogliere le esperienze dei cittadini francesi e portarle qui da noi». Quanto ai tempi, Berlusconi ha attribuito al ministro per lo Sviluppo economico Claudio Scajola il desiderio di avviare i lavori per realizzare la prima centrale «entro l'attuale legislatura, cioè entro il 2013». Berlusconi ha ribadito che dal suo punto di vista «il nucleare è una fonte di energia a cui nessun paese può rinunciare. Noi eravamo all'avanguardia - ha detto - tanto che nel '67 avevamo ben tre centrali funzionanti, ma poi sotto la spinta degli ecologisti estremi abbiamo dovuto rinunciare. Oggi non è possibile restare fuori da questa opportunità».
Nord Stream e South Stream. Putin e Berlusconi hanno cercato di sgombrare il campo dalle nubi che recentemente si sono accumulate su South Stream, voci di divergenze tra Eni e Gazprom anche riguardo all'ingresso di un terzo partner, la francese Edf. Il gruppo francese punta ad avere una partecipazione del 20% nel progetto, ha detto Putin, senza però precisare il nodo che potrebbe essere all'origine dei problemi tra Eni e il monopolio russo, cioè la divisione delle quote. I lavori per costruire il gasdotto avranno inizio «nei primi sei mesi del 2012», hanno detto Berlusconi e Putin, e il premier russo ha ripetuto che non ci saranno né ritardi né problemi tecnici, come dimostra il gasdotto che Italia e Russia già fanno funzionare sul fondo del Mar Nero, Blue Stream. Eni e Gazprom del resto appaiono ben decise a lavorare insieme anche altrove, compresa l'Africa che, ha detto Berlusconi, «non dobbiamo lasciare solo alla Cina».
Pirelli in Russia. Della delegazione italiana faceva parte anche Marco Tronchetti Provera, presidente di Pirelli che, ha spiegato Berlusconi, durante l'incontro della mattina ha illustrato i progetti di espansione in Russia, con la possibilità di acquistare nuovi impianti. Una domanda ha cercato di spostare il discorso sul fronte italiano e sul contrasto tra il presidente del Consiglio e Gianfranco Fini. Una giornalista ha chiesto a entrambi i premier «la loro ricetta della felicità coniugale in politica». «Noi siamo gente tradizionale - ha risposto scherzando Putin - lei si è spinta troppo in là». Ma poi ha osservato che lui e il presidente Dmitrij Medvedev operano «partendo dagli interessi del popolo russo».
Basta una persona per divorziare. Berlusconi da parte sua ha ammesso di non aver avuto grandi risultati sul fronte del matrimonio. «Ripeto quanto ho detto nei giorni scorsi - ha aggiunto - per litigare bisogna essere in due e con me è difficile litigare. Ma mi hanno anche fatto notare che se per un matrimonio occorrono due persone, per divorziare ne basta una sola».
http://www.ilsole24ore.com/art/SoleOnLine4/Mondo/2010/04/russia-italia-berlusconi-putin.shtml?uuid=069c1626-5135-11df-95dd-47b0345b4152&DocRulesView=Libero

blueandria- Primo Ufficiale

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Età: 25
Località: Andria, via "dalle palle i mercenari!"
Re: Consiglio dei ministri impugna il «no» di Campania, Puglia, Basilicata al nucleare
LA CENTRALE COSTRUISCITELA AD ARCORE!
BELLO FARE IL RIKKIONE CON IL C.LO DEGLI ALTRI!
BELLO FARE IL RIKKIONE CON IL C.LO DEGLI ALTRI!

andrisano- Primo Ufficiale

- Numero di messaggi: 765
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Re: Consiglio dei ministri impugna il «no» di Campania, Puglia, Basilicata al nucleare
una bella centrale a Verona...vogh propr avda'

emik77- Primo Ufficiale

- Numero di messaggi: 943
Data d'iscrizione: 16.06.08
Re: Consiglio dei ministri impugna il «no» di Campania, Puglia, Basilicata al nucleare
io dico meglio a bergamo...

_________________
..... per cortesia ed eleganza... (cit.)

maryan85- Admin

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Età: 26
Località: andria
Re: Consiglio dei ministri impugna il «no» di Campania, Puglia, Basilicata al nucleare
Centrali nucleari: la realtà oltre la propaganda
6 maggio 2010
Il Governo italiano è fortemente determinato a rilanciare l’energia nucleare, sostenendo che sia una fonte fondamentale di cui il mondo, ed anche il nostro paese, non può fare a meno. Tale ipotesi, anche a prescindere dai rischi ambientali e politici connessi a questa tecnologia, guardando la situazione mondiale non ci appare né conveniente, né realistica, per quegli stessi motivi economici che ne hanno limitato lo sviluppo ben al disotto delle aspettative concretizzatesi nei più massicci investimenti di capitali pubblici che una tecnologia abbia mai ricevuto. Infatti, secondo l’Agenzia Internazionale per l’Energia, l’energia nucleare nel 2007 contribuiva per un modesto 5,9% ai consumi mondiali di energia primaria, assai meno del 9,8% prodotto dalle energie rinnovabili[1]. Ma, dal momento che l’unica energia utilizzabile prodotta in un centrale nucleare è quella elettrica, il contributo reale alla domanda mondiale di energia primaria è assai più modesto e stimabile in circa il 2%. A dimostrazione di ciò nel 2007 la produzione idroelettrica ammontava a 3.162 TWh contro i 2.719 TWh del nucleare[2]

Se guardiamo la figura 1, è facile constatare che circa il 70% dei reattori nucleari oggi in funzione sono stati realizzati fra il 1975 e il 1985, e quindi verranno chiusi entro il 2030. Ciò significa che per mantenere l’attuale potenza nucleare, considerando costi di realizzazione stimati in 7 $/W (5,46 €/W) (stima di Moody’s Investors-2008)[3], sarà necessario sostituire circa 250 GW che saranno chiusi, con un costo di circa 1.365 miliardi di euro. Se a questo aggiungiamo i costi di smantellamento dei vecchi impianti e di gestione delle scorie, che sono addirittura più alti dei costi di costruzione, si comprende perché il nucleare riveste un ruolo marginale nel futuro energetico mondiale.
A questo aggiungiamo le permanenti incertezze su costi ed affidabilità per la gestione finale delle scorie[4] e il fatto che il costo dell’uranio è aumentato di 10 volte fra il 2003 e il 2007.
Bisogna anche notare che nessuna nazione europea, e tanto meno l’Italia, produce o ha riserve di Uranio, per cui non sarà certo lo sviluppo del nucleare che potrà aiutarci ad avere maggior indipendenza energetica. Il costo dell’uranio, poi, è destinato a crescere per il fatto emissioni nucleareche dopo il 2030 saranno esaurite le miniere ad alta concentrazione in giacimenti sabbiosi e quindi facili da trattare (soft ore) e si dovrà ricorrere all’estrazione di uranio da graniti (hard ore) e ad una concentrazione di uranio decine di volte inferiore. Ciò implicherà costi molto più elevati e più alti consumi di combustibili per la sua estrazione. Si prevede che i crescenti consumi delle attività di estrazione porteranno rapidamente le emissioni di CO2 del kWh nucleare a superare quelle relative alle centrali a gas, smentendo anche il presunto ruolo dell’energia nucleare in uno scenario di riduzione delle emissioni (si veda figura 2) [5]. Viene quindi a cadere, nel medio termine, anche l’argomento che il nucleare possa essere una risposta ai cambiamenti climatici.

Un altro argomento dei sostenitori del ritorno al nucleare è che ciò garantirebbe una maggiore indipendenza energetica del nostro paese; anche questa ci appare una tesi alquanto singolare. A parte il fatto cvhe in Italia non ci sono miniere di uranio, la filiera nucleare richiede tutta una serie di attività ed impianti costosi e per certi versi più pericolosi del reattore stesso (figura 3). Tutti i paesi che utilizzano in modo significativo questa fonte energetica si sono dotati di una propria filiera che al più esclude solo la fase mineraria fino alla produzione del cosiddetto “yellow cake”. Non sviluppare una filiera nazionale significa far dipendere la produzione di energia elettronucleare in tutto e per tutto dal paese d’appoggio.

filiera nucleare
Per quanto riguarda l’Italia dove il governo prevede di allacciare le centrali che intende realizzare, alla filiera francese, sarà come offrire alla Francia dei siti sul nostro territorio per realizzare impianti dei quali avrà il pieno controllo.
Inoltre, sempre secondo il già citato rapporto di Moody’s, il costo del kWh nucleare sta aumentando del 7% all’anno, e quindi nel 2020 sarà raddoppiato passando dagli attuali 0,07 € a 0,14 €. Ciò comporta che se per quella data il 25% dell’elettricità verrà prodotta dal nucleare, come nei piani del nostro governo, la bolletta elettrica degli italiani sarà più pesante del 25%; cioè su una bolletta annua di 500 € il cittadino si troverebbe a pagare ben 125 € in più.

costo kwh nucleare
Come affermare allora che la costruzione di centrali nucleari abbasserà il costo dell’energia in Italia. Di fronte a questi dati appare invece un enorme problema etico; la nostra generazione potrà avere l’opportunità economica di sfruttare questa tecnologia nucleare solo perché ne farà pagare i costi maggiori alla generazione seguente e l’onere di custodire le scorie contenenti plutonio per oltre 100.000 anni a tutte le generazioni che verranno. Questo ci pare immorale ed inaccettabile. Sorge allora spontanea la domanda: cui prodest? Non è difficile trovare la risposta. Gioverà a tutte quelle imprese che andranno incontro all’industria nucleare francese che si trova alla vigilia di uno sforzo economico ciclopico per chiudere le sue centrali più vecchie, pronta quindi a svendere ai “saldi di fine stagione” una tecnologia al tramonto. D’altra parte un (ex) ministro che pensa che le case al Colosseo costino come quelle di Centocelle, può anche avere idee confuse sul costo dell’energia.
L’utopia che vi propongo, e questa volta è una utopia al limite dell’irrealizzabile, è che il nostro premier, invece di promettere propaganda televisiva a reti unificate per inculcare negli italiani che il nucleare è bello, buono, sicuro e poco costoso, dica la verità sul perché vuole trascinare il paese su questa avventura anti-economica e pericolosa.
Alla prossima utopia.
[1] Fonte: IEA: World Energy Outlook, 2009.
[2] Fonte IEA, già citata
[3] Moody’s Corporate Finance, “New Nuclear Generating Capacity”, May 2008
[4] Anche nel paese tecnologicamente più avanzato, gli USA, il problema di un deposito sicuro per le scorie ad alta radioattività non ha ancora trovato soluzione. Secondo Chemistry and Engineering News del 5 maggio 2008, le scorie rimarranno sui piazzali delle centrali per un tempo indeterminato
[5] Fonte: “Energy from Uranium”, Jan Willem Storm van Leeuwen, Oxford Research Group, Energy Bullettin, July 2006. Nella figura la curva “partial debt” non tiene conto della sistemazione definitiva delle scorie, mentre la curva “full debt” ne tiene conto; le differenze sono consistenti in quanto le soluzioni tecniche ipotizzate per questa attività richiedono comunque un considerevole impiego di energia.
http://magazine.quotidianonet.ilsole24ore.com/ecquo/masullo/2010/05/06/centrali-nucleari-la-realta-oltre-la-propaganda/
6 maggio 2010
Il Governo italiano è fortemente determinato a rilanciare l’energia nucleare, sostenendo che sia una fonte fondamentale di cui il mondo, ed anche il nostro paese, non può fare a meno. Tale ipotesi, anche a prescindere dai rischi ambientali e politici connessi a questa tecnologia, guardando la situazione mondiale non ci appare né conveniente, né realistica, per quegli stessi motivi economici che ne hanno limitato lo sviluppo ben al disotto delle aspettative concretizzatesi nei più massicci investimenti di capitali pubblici che una tecnologia abbia mai ricevuto. Infatti, secondo l’Agenzia Internazionale per l’Energia, l’energia nucleare nel 2007 contribuiva per un modesto 5,9% ai consumi mondiali di energia primaria, assai meno del 9,8% prodotto dalle energie rinnovabili[1]. Ma, dal momento che l’unica energia utilizzabile prodotta in un centrale nucleare è quella elettrica, il contributo reale alla domanda mondiale di energia primaria è assai più modesto e stimabile in circa il 2%. A dimostrazione di ciò nel 2007 la produzione idroelettrica ammontava a 3.162 TWh contro i 2.719 TWh del nucleare[2]
Se guardiamo la figura 1, è facile constatare che circa il 70% dei reattori nucleari oggi in funzione sono stati realizzati fra il 1975 e il 1985, e quindi verranno chiusi entro il 2030. Ciò significa che per mantenere l’attuale potenza nucleare, considerando costi di realizzazione stimati in 7 $/W (5,46 €/W) (stima di Moody’s Investors-2008)[3], sarà necessario sostituire circa 250 GW che saranno chiusi, con un costo di circa 1.365 miliardi di euro. Se a questo aggiungiamo i costi di smantellamento dei vecchi impianti e di gestione delle scorie, che sono addirittura più alti dei costi di costruzione, si comprende perché il nucleare riveste un ruolo marginale nel futuro energetico mondiale.
A questo aggiungiamo le permanenti incertezze su costi ed affidabilità per la gestione finale delle scorie[4] e il fatto che il costo dell’uranio è aumentato di 10 volte fra il 2003 e il 2007.
Bisogna anche notare che nessuna nazione europea, e tanto meno l’Italia, produce o ha riserve di Uranio, per cui non sarà certo lo sviluppo del nucleare che potrà aiutarci ad avere maggior indipendenza energetica. Il costo dell’uranio, poi, è destinato a crescere per il fatto emissioni nucleareche dopo il 2030 saranno esaurite le miniere ad alta concentrazione in giacimenti sabbiosi e quindi facili da trattare (soft ore) e si dovrà ricorrere all’estrazione di uranio da graniti (hard ore) e ad una concentrazione di uranio decine di volte inferiore. Ciò implicherà costi molto più elevati e più alti consumi di combustibili per la sua estrazione. Si prevede che i crescenti consumi delle attività di estrazione porteranno rapidamente le emissioni di CO2 del kWh nucleare a superare quelle relative alle centrali a gas, smentendo anche il presunto ruolo dell’energia nucleare in uno scenario di riduzione delle emissioni (si veda figura 2) [5]. Viene quindi a cadere, nel medio termine, anche l’argomento che il nucleare possa essere una risposta ai cambiamenti climatici.
Un altro argomento dei sostenitori del ritorno al nucleare è che ciò garantirebbe una maggiore indipendenza energetica del nostro paese; anche questa ci appare una tesi alquanto singolare. A parte il fatto cvhe in Italia non ci sono miniere di uranio, la filiera nucleare richiede tutta una serie di attività ed impianti costosi e per certi versi più pericolosi del reattore stesso (figura 3). Tutti i paesi che utilizzano in modo significativo questa fonte energetica si sono dotati di una propria filiera che al più esclude solo la fase mineraria fino alla produzione del cosiddetto “yellow cake”. Non sviluppare una filiera nazionale significa far dipendere la produzione di energia elettronucleare in tutto e per tutto dal paese d’appoggio.
filiera nucleare
Per quanto riguarda l’Italia dove il governo prevede di allacciare le centrali che intende realizzare, alla filiera francese, sarà come offrire alla Francia dei siti sul nostro territorio per realizzare impianti dei quali avrà il pieno controllo.
Inoltre, sempre secondo il già citato rapporto di Moody’s, il costo del kWh nucleare sta aumentando del 7% all’anno, e quindi nel 2020 sarà raddoppiato passando dagli attuali 0,07 € a 0,14 €. Ciò comporta che se per quella data il 25% dell’elettricità verrà prodotta dal nucleare, come nei piani del nostro governo, la bolletta elettrica degli italiani sarà più pesante del 25%; cioè su una bolletta annua di 500 € il cittadino si troverebbe a pagare ben 125 € in più.
costo kwh nucleare
Come affermare allora che la costruzione di centrali nucleari abbasserà il costo dell’energia in Italia. Di fronte a questi dati appare invece un enorme problema etico; la nostra generazione potrà avere l’opportunità economica di sfruttare questa tecnologia nucleare solo perché ne farà pagare i costi maggiori alla generazione seguente e l’onere di custodire le scorie contenenti plutonio per oltre 100.000 anni a tutte le generazioni che verranno. Questo ci pare immorale ed inaccettabile. Sorge allora spontanea la domanda: cui prodest? Non è difficile trovare la risposta. Gioverà a tutte quelle imprese che andranno incontro all’industria nucleare francese che si trova alla vigilia di uno sforzo economico ciclopico per chiudere le sue centrali più vecchie, pronta quindi a svendere ai “saldi di fine stagione” una tecnologia al tramonto. D’altra parte un (ex) ministro che pensa che le case al Colosseo costino come quelle di Centocelle, può anche avere idee confuse sul costo dell’energia.
L’utopia che vi propongo, e questa volta è una utopia al limite dell’irrealizzabile, è che il nostro premier, invece di promettere propaganda televisiva a reti unificate per inculcare negli italiani che il nucleare è bello, buono, sicuro e poco costoso, dica la verità sul perché vuole trascinare il paese su questa avventura anti-economica e pericolosa.
Alla prossima utopia.
[1] Fonte: IEA: World Energy Outlook, 2009.
[2] Fonte IEA, già citata
[3] Moody’s Corporate Finance, “New Nuclear Generating Capacity”, May 2008
[4] Anche nel paese tecnologicamente più avanzato, gli USA, il problema di un deposito sicuro per le scorie ad alta radioattività non ha ancora trovato soluzione. Secondo Chemistry and Engineering News del 5 maggio 2008, le scorie rimarranno sui piazzali delle centrali per un tempo indeterminato
[5] Fonte: “Energy from Uranium”, Jan Willem Storm van Leeuwen, Oxford Research Group, Energy Bullettin, July 2006. Nella figura la curva “partial debt” non tiene conto della sistemazione definitiva delle scorie, mentre la curva “full debt” ne tiene conto; le differenze sono consistenti in quanto le soluzioni tecniche ipotizzate per questa attività richiedono comunque un considerevole impiego di energia.
http://magazine.quotidianonet.ilsole24ore.com/ecquo/masullo/2010/05/06/centrali-nucleari-la-realta-oltre-la-propaganda/

blueandria- Primo Ufficiale

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Località: Andria, via "dalle palle i mercenari!"
Re: Consiglio dei ministri impugna il «no» di Campania, Puglia, Basilicata al nucleare
Se riuscissimo in maniera molto meno dispendiosa ad evitare le perdite del sistema elettrico (così come d'altra parte avviene anche per il sistema idrico) altro che centrali nucleari. Senza tirare in ballo le energie pulite, i referendum considerati spazzatura e tutto lo schifo del cosiddetto sistema di marca italiano di fare le cose "a cazzo di cane", appare ovvia la manovra politica. Vogliono farsi i soldi. A loro non interessa in nessun modo il problema energetico, vogliono solo riempire le loro tasche di soldi a discapito della sicurezza e della salute dei cittadini. Senza considerare anche gli ingenti danni di immagine che potrebbe declassare il nostro turismo. Non sono stati già abbastanza martoriati i nostri patrimoni ambientali, territoriali, idrici?
Il mio punto di vista è inequivocabile: NO AL NUCLEARE
Il mio punto di vista è inequivocabile: NO AL NUCLEARE

maynard k33NAN- Cannoniere

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Località: Andria
Re: Consiglio dei ministri impugna il «no» di Campania, Puglia, Basilicata al nucleare
Parte il ricorso contro il nucleare
Puglia alla Corte costituzionale
Battaglia legale sul decreto per la localizzazione delle centrali. Nicastro:«La Puglia dell’energia ha già dato»
BARI — Sul nucleare la Puglia alza nuovamente le barricate proponendo un secondo ricorso alla Corte costituzionale: se nove mesi fa nel mirino era finita la legge 99 del 2009 (articolo 25 «Delega al governo in materia nucleare), la giunta, in seduta straordinaria, ha deciso di dare mandato al legale, Vittorio Triggiani, di impugnare il decreto legislativo 31/2010. Ovvero il provvedimento che, a norma dell’articolo 25, disciplina la localizzazione, realizzazione ed esercizio di impianti per la produzione di energia nucleare sul territorio nazionale.
«È un atto necessario— afferma Lorenzo Nicastro , assessore regionale all’Ambiente — per difendere il nostro territorio dal pericolo del nucleare. La Puglia contribuisce già ampiamente al fabbisogno energetico italiano ed è leader nella produzione da fonti rinnovabili». Le prime frizioni tra lo Stato e la Regione risalgono al passaggio parlamentare (maggio scorso) quando il governatore Nichi Vendola auspicò la «ribellione popolare». Successivamente, in occasione dell’inaugurazione della Fiera del Levante, Vendola si rivolse a Claudio Scajola, ex ministro dello Sviluppo economico, chiedendo al governo «di non partecipare neanche alla fase preliminare di individuazione dei siti per le centrali nucleari dato che il nostro "no" al nucleare non è negoziabile». Poi la decisione di adire alla Consulta: con la Puglia, anche Basilicata, Calabria, Toscana, Emilia Romagna, Marche, Liguria, Umbria, Piemonte e Lazio.
Per chiarire ulteriormente la contrarietà a tale sistema di produzione di corrente elettrica, il Consiglio regionale decise di approvare all’unanimità (43 presenti e altrettanti voti favorevoli) una legge che sostituisce «il sentito i pareri della Regione» con «la preclusione dell’insediamento di impianti di produzione di energia elettrica nucleare, di fabbricazione di combustibile nucleare, di stoccaggio in assenza di intese con lo Stato». Allo stesso tempo sia il premier Silvio Berlusconi che Scajola hanno sempre affermato che «il governo non imporrà centrali a nessuna Regione». Salvo impugnare a febbraio scorso la legge regionale (con quelle di Campania e Basilicata). «Ne eravamo convinti— aggiunge Michele Losappio, consigliere regionale ed ex assessore all’Ambiente— perché la destra, nonostante la presenza del ministro Raffaele Fitto, è per l’umiliazione del Sud».
Nella sede dell’Arpa, venerdì scorso, si è tenuto l’evento finale di presentazione dei risultati sulle verifiche effettuate dai Commissari Ue sulle reti di monitoraggio della radioattività ambientale nella macro-area di Sicilia, Calabria, Basilicata, Puglia e Campania. «La nostra rete — conclude Nicastro— è stata definita efficiente. In un’ottica di collaborazione tra le Regioni, abbiamo promosso la candidatura della Puglia quale centro di coordinamento della macroarea interessata. Anche alla luce dell’imminente istituzione del Centro Regionale Aria presso l’Ospedale "Testa" di Taranto».
Vito Fatiguso
10 maggio 2010
http://corrieredelmezzogiorno.corriere.it/napoli/notizie/cronaca/2010/10-maggio-2010/parte-ricorso-contro-nucleare-puglia-corte-costituzionale--1602990614557.shtml
Puglia alla Corte costituzionale
Battaglia legale sul decreto per la localizzazione delle centrali. Nicastro:«La Puglia dell’energia ha già dato»
BARI — Sul nucleare la Puglia alza nuovamente le barricate proponendo un secondo ricorso alla Corte costituzionale: se nove mesi fa nel mirino era finita la legge 99 del 2009 (articolo 25 «Delega al governo in materia nucleare), la giunta, in seduta straordinaria, ha deciso di dare mandato al legale, Vittorio Triggiani, di impugnare il decreto legislativo 31/2010. Ovvero il provvedimento che, a norma dell’articolo 25, disciplina la localizzazione, realizzazione ed esercizio di impianti per la produzione di energia nucleare sul territorio nazionale.
«È un atto necessario— afferma Lorenzo Nicastro , assessore regionale all’Ambiente — per difendere il nostro territorio dal pericolo del nucleare. La Puglia contribuisce già ampiamente al fabbisogno energetico italiano ed è leader nella produzione da fonti rinnovabili». Le prime frizioni tra lo Stato e la Regione risalgono al passaggio parlamentare (maggio scorso) quando il governatore Nichi Vendola auspicò la «ribellione popolare». Successivamente, in occasione dell’inaugurazione della Fiera del Levante, Vendola si rivolse a Claudio Scajola, ex ministro dello Sviluppo economico, chiedendo al governo «di non partecipare neanche alla fase preliminare di individuazione dei siti per le centrali nucleari dato che il nostro "no" al nucleare non è negoziabile». Poi la decisione di adire alla Consulta: con la Puglia, anche Basilicata, Calabria, Toscana, Emilia Romagna, Marche, Liguria, Umbria, Piemonte e Lazio.
Per chiarire ulteriormente la contrarietà a tale sistema di produzione di corrente elettrica, il Consiglio regionale decise di approvare all’unanimità (43 presenti e altrettanti voti favorevoli) una legge che sostituisce «il sentito i pareri della Regione» con «la preclusione dell’insediamento di impianti di produzione di energia elettrica nucleare, di fabbricazione di combustibile nucleare, di stoccaggio in assenza di intese con lo Stato». Allo stesso tempo sia il premier Silvio Berlusconi che Scajola hanno sempre affermato che «il governo non imporrà centrali a nessuna Regione». Salvo impugnare a febbraio scorso la legge regionale (con quelle di Campania e Basilicata). «Ne eravamo convinti— aggiunge Michele Losappio, consigliere regionale ed ex assessore all’Ambiente— perché la destra, nonostante la presenza del ministro Raffaele Fitto, è per l’umiliazione del Sud».
Nella sede dell’Arpa, venerdì scorso, si è tenuto l’evento finale di presentazione dei risultati sulle verifiche effettuate dai Commissari Ue sulle reti di monitoraggio della radioattività ambientale nella macro-area di Sicilia, Calabria, Basilicata, Puglia e Campania. «La nostra rete — conclude Nicastro— è stata definita efficiente. In un’ottica di collaborazione tra le Regioni, abbiamo promosso la candidatura della Puglia quale centro di coordinamento della macroarea interessata. Anche alla luce dell’imminente istituzione del Centro Regionale Aria presso l’Ospedale "Testa" di Taranto».
Vito Fatiguso
10 maggio 2010
http://corrieredelmezzogiorno.corriere.it/napoli/notizie/cronaca/2010/10-maggio-2010/parte-ricorso-contro-nucleare-puglia-corte-costituzionale--1602990614557.shtml

blueandria- Primo Ufficiale

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Re: Consiglio dei ministri impugna il «no» di Campania, Puglia, Basilicata al nucleare
blueandria ha scritto:Parte il ricorso contro il nucleare
Puglia alla Corte costituzionale
Battaglia legale sul decreto per la localizzazione delle centrali. Nicastro:«[b]La Puglia dell’energia ha già dato»[/b]
BARI — Sul nucleare la Puglia alza nuovamente le barricate proponendo un secondo ricorso alla Corte costituzionale: se nove mesi fa nel mirino era finita la legge 99 del 2009 (articolo 25 «Delega al governo in materia nucleare), la giunta, in seduta straordinaria, ha deciso di dare mandato al legale, Vittorio Triggiani, di impugnare il decreto legislativo 31/2010. Ovvero il provvedimento che, a norma dell’articolo 25, disciplina la localizzazione, realizzazione ed esercizio di impianti per la produzione di energia nucleare sul territorio nazionale.
«È un atto necessario— afferma Lorenzo Nicastro , assessore regionale all’Ambiente — per difendere il nostro territorio dal pericolo del nucleare. La Puglia contribuisce già ampiamente al fabbisogno energetico italiano ed è leader nella produzione da fonti rinnovabili». Le prime frizioni tra lo Stato e la Regione risalgono al passaggio parlamentare (maggio scorso) quando il governatore Nichi Vendola auspicò la «ribellione popolare». Successivamente, in occasione dell’inaugurazione della Fiera del Levante, Vendola si rivolse a Claudio Scajola, ex ministro dello Sviluppo economico, chiedendo al governo «di non partecipare neanche alla fase preliminare di individuazione dei siti per le centrali nucleari dato che il nostro "no" al nucleare non è negoziabile». Poi la decisione di adire alla Consulta: con la Puglia, anche Basilicata, Calabria, Toscana, Emilia Romagna, Marche, Liguria, Umbria, Piemonte e Lazio.
Per chiarire ulteriormente la contrarietà a tale sistema di produzione di corrente elettrica, il Consiglio regionale decise di approvare all’unanimità (43 presenti e altrettanti voti favorevoli) una legge che sostituisce «il sentito i pareri della Regione» con «la preclusione dell’insediamento di impianti di produzione di energia elettrica nucleare, di fabbricazione di combustibile nucleare, di stoccaggio in assenza di intese con lo Stato». Allo stesso tempo sia il premier Silvio Berlusconi che Scajola hanno sempre affermato che «il governo non imporrà centrali a nessuna Regione». Salvo impugnare a febbraio scorso la legge regionale (con quelle di Campania e Basilicata). «Ne eravamo convinti— aggiunge Michele Losappio, consigliere regionale ed ex assessore all’Ambiente— perché la destra, nonostante la presenza del ministro Raffaele Fitto, è per l’umiliazione del Sud».
Nella sede dell’Arpa, venerdì scorso, si è tenuto l’evento finale di presentazione dei risultati sulle verifiche effettuate dai Commissari Ue sulle reti di monitoraggio della radioattività ambientale nella macro-area di Sicilia, Calabria, Basilicata, Puglia e Campania. «La nostra rete — conclude Nicastro— è stata definita efficiente. In un’ottica di collaborazione tra le Regioni, abbiamo promosso la candidatura della Puglia quale centro di coordinamento della macroarea interessata. Anche alla luce dell’imminente istituzione del Centro Regionale Aria presso l’Ospedale "Testa" di Taranto».
Vito Fatiguso
10 maggio 2010
http://corrieredelmezzogiorno.corriere.it/napoli/notizie/cronaca/2010/10-maggio-2010/parte-ricorso-contro-nucleare-puglia-corte-costituzionale--1602990614557.shtml
certo che abbiamo dato...produciamo un surplus energetico dell'88%

maynard k33NAN- Cannoniere

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