RIVOLTA IN LIBIA: E' STRAGE
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RIVOLTA IN LIBIA: E' STRAGE
IN LIBIA È STRAGE: DOLORE E URLA NEI VIDEO AMATORIALI
BENGASI (LIBIA) - La rivolta in Libia si fa sempre più accesa, e mentre i media locali vengono bloccati o quanto meno ostacolati, il Web si mostra ancora una volta come la chiave per la libera informazione. Infatti è proprio grazie a Internet che i molti filmati di violenze e aggressioni riescono a divenire pubblici, grazie al tam-tam che avviene in Rete. Ogni giorno decine di video amatoriali vengono caricati su Youtube o altri siti di video sharing, mostrando al mondo quello che sta davvero succedendo nelle strade di Bengasi, dove la protesta contro il leader Gheddafi diventa sempre più simile ad una strage. Fin ora i deceduti sono circa 285, tra civili e non, uccisi dai militari o dai mercenari di Gheddafi.
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BENGASI (LIBIA) - La rivolta in Libia si fa sempre più accesa, e mentre i media locali vengono bloccati o quanto meno ostacolati, il Web si mostra ancora una volta come la chiave per la libera informazione. Infatti è proprio grazie a Internet che i molti filmati di violenze e aggressioni riescono a divenire pubblici, grazie al tam-tam che avviene in Rete. Ogni giorno decine di video amatoriali vengono caricati su Youtube o altri siti di video sharing, mostrando al mondo quello che sta davvero succedendo nelle strade di Bengasi, dove la protesta contro il leader Gheddafi diventa sempre più simile ad una strage. Fin ora i deceduti sono circa 285, tra civili e non, uccisi dai militari o dai mercenari di Gheddafi.
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Località: Andria
Re: RIVOLTA IN LIBIA: E' STRAGE
LIBIA, UE CONTRO GHEDDAFI:
"FERMARE SUBITO LE VIOLENZE"
A BENGASI 285 MORTI
TRIPOLI - L'Unione europea chiede alle autorità libiche di fermare «subito» le violenze contro i manifestanti. Lo ha detto l'alto rappresentante della politica estera della Ue Catherine Ashton, al suo arrivo al Consiglio esteri.
GHEDDAFI CONTRO L'UE Se l'Unione Europea non cesserà di sostenere le rivolte in corso nei Paesi del Nord Africa e in particolare in Libia, Tripoli cesserà ogni cooperazione con la Ue in materia di gestione dei flussi migratori: è questa la «minaccia» arrivata alla presidenza ungherese di turno della Ue da parte delle autorità libiche. La minaccia delle autorità libiche è stata resa nota giovedì scorso all'ambasciatore ungherese a Tripoli. L'Ungheria detiene la presidenza del semestre europeo. «Il nostro ambasciatore è stato convocato giovedì a Tripoli e gli è stato detto che se l'Unione europea non smetterà di sostenere i manifestanti, la Libia interromperà gli accordi di cooperazione sull'immigrazione» illegale, ha riferito il portavoce della presidenza, Gergely Polner. Lo stesso messaggio «è stato poi trasmesso agli altri rappresentanti europei a Tripoli», ha aggiunto il portavoce, precisando che le autorità libiche hanno voluto in questo modo esprimere la loro insoddisfazione per le dichiarazioni giunte dall'Europa. In particolare per le dichiarazioni fatte mercoledì dall'alto rappresentante della Politica estera della Ue, Catherine Ashton, con le quali si invitava Tripoli ad ascoltare la voce del popolo e, soprattutto, ad evitare qualsiasi forma di violenza.
GLI ITALIANI: «SPARI CONTRO I RIBELLI» Bengasi continua a bruciare e i disordini si allargano a città come Zauia, finora fuori dalla mappa della rivolta anti-Gheddafi. E se a Tripoli, per ora, succede poco, la zona di Zauia è vicina (50 chilometri) in maniera preoccupante alla capitale libica. È la foto che emerge dalle testimonianze degli italiani che lavorano nel Paese e di quelli che se ne sono appena andati, mentre dalla Farnesina arriva il no tassativo ai viaggi in Cirenaica. Nei dintorni di Bengasi la morte è arrivata anche dal cielo: ieri pomeriggio elicotteri hanno sorvolato i centri di Aguria e Beda uccidendo a colpi di mitragliatrice svariate persone, tra loro anche dei bambini, ha riferito all'ANSA un italiano che lavora in Libia e che, a sua volta, è stato informato dei fatti dalla guardia libica che lo scorta in questi giorni per arrivare incolume all'impresa dove lavora, a Derna, 350 chilometri da Bengasi. E a Zauia, tra le più importanti città libiche, fino a ieri tranquilla, oggi si è accesa la protesta. «C'è stata una manifestazione, sono stati lanciati lacrimogeni e sono stati sparati anche colpi di arma da fuoco. C'è tensione, e questa è una novità assoluta per questa città», afferma un responsabile della Pascucci e Vannucci, azienda di Macerata Feltria (Pesaro) che sta costruendo a Zauia uno ospedale da 550 posti letto. Sentito al telefono dall'ANSA, racconta che il cantiere, oggi, «e» stato chiuso per motivi di sicurezza alle 15:00, con un paio d'ore d'anticipo rispetto all'orario solito. E domani, come ci ha consigliato il consolato italiano, abbiamo deciso di non lavorare«. I sette italiani che si trovavano nel cantiere sono comunque tornati nel pomeriggio a Tripoli senza problemi. In ogni caso, spiega il dirigente, »i biglietti per un eventuale rientro in Italia sono pronti e siamo in costante contatto con l'ambasciata«.»La capitale libica in questo momento è assolutamente tranquilla e c'è meno polizia del solito - aggiunge - ma certo, il fatto che i disordini siano arrivati fino a Zauia, così vicino alla capitale, un pò ci preoccupa«. La notte scorsa invece, a Tripoli, sono stati uditi anche colpi d'arma da fuoco, secondo le testimonianze di alcuni connazionali rientrati oggi in Italia con un volo di linea dell'Afriqiyah Airways, atterrato dopo mezzogiorno all'aeroporto di Fiumicimo. »Già venerdì sera - ha raccontato Renzo Pellizzari, di Udine, che per due mesi ha lavorato a Tripoli per una ditta ferroviaria governativa - abbiamo udito dall'albergo in cui alloggiavamo, situato poco distante dalla Piazza Verde, colpi d'arma da fuoco esplosi in strada e ben distinti dai fuochi d'artificio. La cosa si è poi ripetuta anche ieri in piena notte«. Così »stamattina abbiamo fatto le valigie e siamo partiti da Tripoli per far ritorno in Italia«. Intanto, in considerazione della gravità della situazione in Cirenaica, in particolare nelle città di Bengasi, Ajdabya, Al Marj, Al Beida, Derna e Tobruk, la Farnesina - nell'ultimo 'warning' sul sito della www.viaggiaresicuri.it, diffuso oggi - »sconsiglia tassativamente qualsiasi viaggio non essenziale nella Regione«.(
285 VITTIME Fonti mediche citate dal sito 'Lybia al Youm' affermano che sono 285 le persone rimaste uccise a Bengasi durante gli scontri fra manifestanti e forze dell'ordine. Secondo un attivista , Mohamed Nabus, sono 258 i corpi all'obitorio dell'ospedale al Galaa della città. Questi i principali fatti della giornata:
FARNESINA VIETA I VIAGGI considerazione della gravità della situazione in Cirenaica, in particolare nelle città di Bengasi, Ajdabya, Al Marj, Al Beida, Derna e Tobruk, la Farnesina «sconsiglia tassativamente qualsiasi viaggio non essenziale nella Regione». Recita così l'ultimo avviso particolare sulla Libia pubblicato oggi sul sito della Farnesina viaggiare sicuri.
L'APPELLO DEI MEDICI Gli ospedali di Bengasi hanno lanciato un appello attraverso il sito Lybia Al Youm perchè dicono di non essere più in grado di gestire i feriti che stanno affluendo. Nell'appello chiedono medici, sangue, attrezzature e se possibile aprire ospedali da campo.
CONFRONTO TRA I MINISTRI UE Gli ultimi sviluppi della rivolta in Libia saranno al centro di una discussione, stasera a Bruxelles, tra i ministri degli Esteri della Ue, in una sessione di lavoro dedicata a tutta la crisi dei paesi del nord Africa. La riunione, alla quale per l'Italia partecipa il ministro degli Esteri Franco Frattini, servirà a mettere a punto la risposta europea in termini di assistenza e di politica estera nei confronti dell'area mediorientale, sconvolta dalle rivolte popolari. Il confronto proseguirà domani. Da martedì sono previste missioni di leader europei nella regione, in particolare quella dell'alto rappresentante della politica estera Catherine Ashton martedì in Egitto, dove si recherà anche Frattini.
MILITARI IN OSTAGGIO Un «gruppo di estremisti islamici» ha preso in ostaggio membri delle forze di sicurezza e civili ad Al Baida, città dell'est della Libia, teatro nei giorni scorsi di sanguinosi scontri. Lo ha reso noto un alto responsabile libico, coperto dall'anonimato. «Un gruppo di estremisti islamici, che si fa chiamare 'l'emirato islamico di Barka', (vecchio nome di una regione della Cirenaica, nell'est), tiene in ostaggio elementi dei servizi di sicurezza e cittadini». Il sequestro è avvenuto «durante gli scontri degli ultimi giorni», ha aggiunto la fonte. Il gruppo terroristico «per non uccidere gli ostaggi domanda la fine dell'assedio imposto dalle forze dell'ordine», conclude il responsabile.
CATTURATI TRENTA MILITARI «Siamo riusciti a catturare un gruppo di 30 soldati inviati in città contro i manifestanti». È quanto ha affermato Miftah Saleh, uno dei manifestanti della città di Shahat, nei dintorni di al-Bayda, in un collegamento con la tv araba 'al-Jazeerà. «Abbiamo catturato un gruppo di soldati ed ora anche noi manifestanti siamo armati - ha affermato - li hanno fatti giungere nella zona con un aereo atterrato nell'aeroporto locale. Sono in buona parte mercenari stranieri inviati per reprimerci e tra loro ci sono soldati del Ciad, della Nigeria, della Tunisia e dell'Algeria».
ARMI PESANTI SULLA FOLLA «I militari inviati dal regime libico per reprimere i manifestanti di Bengasi stanno usando in queste ore armi pesanti contro le persone riunite davanti al tribunale cittadino». È quanto denuncia il sito informativo libico 'Libya al-Youm', secondo il quale «ci sono giunte notizie da nostre fonti secondo le quali la brigata responsabile della sicurezza in città, al-Fadil Abu Omar, abbia usato contro i manifestanti razzi Rpg e armi anti-carro». La stessa fonte ricorda che «i giovani non posseggono armi di questo tipo o comunque che siano in grado di rispondere a questa forza di fuoco».
OSPEDALI IN EMERGENZA SANGUE Gli ospedali della città libica di Bengasi hanno lanciato un appello affinchè la popolazione corra in loro aiuto a causa delle drammatiche condizioni in cui si trovano a operare. Con un comunicato pubblicato dal sito 'Libya al-Youm', gli ospedali della città libica chiedono medicine e donazioni di sangue, di qualsiasi gruppo sanguigno. «Chiunque abbia la possibilità ci aiuti fornendoci medicine ed attrezzature mediche - si legge - chiediamo anche a chi ne ha le possibilità di dare vita a ambulatori di fortuna in città per prestare soccorso ai tanti che in queste ore ne hanno bisogno».
video: http://www.leggo.it/video.php?id_news=107730&idv=8349
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"FERMARE SUBITO LE VIOLENZE"
A BENGASI 285 MORTI
TRIPOLI - L'Unione europea chiede alle autorità libiche di fermare «subito» le violenze contro i manifestanti. Lo ha detto l'alto rappresentante della politica estera della Ue Catherine Ashton, al suo arrivo al Consiglio esteri.
GHEDDAFI CONTRO L'UE Se l'Unione Europea non cesserà di sostenere le rivolte in corso nei Paesi del Nord Africa e in particolare in Libia, Tripoli cesserà ogni cooperazione con la Ue in materia di gestione dei flussi migratori: è questa la «minaccia» arrivata alla presidenza ungherese di turno della Ue da parte delle autorità libiche. La minaccia delle autorità libiche è stata resa nota giovedì scorso all'ambasciatore ungherese a Tripoli. L'Ungheria detiene la presidenza del semestre europeo. «Il nostro ambasciatore è stato convocato giovedì a Tripoli e gli è stato detto che se l'Unione europea non smetterà di sostenere i manifestanti, la Libia interromperà gli accordi di cooperazione sull'immigrazione» illegale, ha riferito il portavoce della presidenza, Gergely Polner. Lo stesso messaggio «è stato poi trasmesso agli altri rappresentanti europei a Tripoli», ha aggiunto il portavoce, precisando che le autorità libiche hanno voluto in questo modo esprimere la loro insoddisfazione per le dichiarazioni giunte dall'Europa. In particolare per le dichiarazioni fatte mercoledì dall'alto rappresentante della Politica estera della Ue, Catherine Ashton, con le quali si invitava Tripoli ad ascoltare la voce del popolo e, soprattutto, ad evitare qualsiasi forma di violenza.
GLI ITALIANI: «SPARI CONTRO I RIBELLI» Bengasi continua a bruciare e i disordini si allargano a città come Zauia, finora fuori dalla mappa della rivolta anti-Gheddafi. E se a Tripoli, per ora, succede poco, la zona di Zauia è vicina (50 chilometri) in maniera preoccupante alla capitale libica. È la foto che emerge dalle testimonianze degli italiani che lavorano nel Paese e di quelli che se ne sono appena andati, mentre dalla Farnesina arriva il no tassativo ai viaggi in Cirenaica. Nei dintorni di Bengasi la morte è arrivata anche dal cielo: ieri pomeriggio elicotteri hanno sorvolato i centri di Aguria e Beda uccidendo a colpi di mitragliatrice svariate persone, tra loro anche dei bambini, ha riferito all'ANSA un italiano che lavora in Libia e che, a sua volta, è stato informato dei fatti dalla guardia libica che lo scorta in questi giorni per arrivare incolume all'impresa dove lavora, a Derna, 350 chilometri da Bengasi. E a Zauia, tra le più importanti città libiche, fino a ieri tranquilla, oggi si è accesa la protesta. «C'è stata una manifestazione, sono stati lanciati lacrimogeni e sono stati sparati anche colpi di arma da fuoco. C'è tensione, e questa è una novità assoluta per questa città», afferma un responsabile della Pascucci e Vannucci, azienda di Macerata Feltria (Pesaro) che sta costruendo a Zauia uno ospedale da 550 posti letto. Sentito al telefono dall'ANSA, racconta che il cantiere, oggi, «e» stato chiuso per motivi di sicurezza alle 15:00, con un paio d'ore d'anticipo rispetto all'orario solito. E domani, come ci ha consigliato il consolato italiano, abbiamo deciso di non lavorare«. I sette italiani che si trovavano nel cantiere sono comunque tornati nel pomeriggio a Tripoli senza problemi. In ogni caso, spiega il dirigente, »i biglietti per un eventuale rientro in Italia sono pronti e siamo in costante contatto con l'ambasciata«.»La capitale libica in questo momento è assolutamente tranquilla e c'è meno polizia del solito - aggiunge - ma certo, il fatto che i disordini siano arrivati fino a Zauia, così vicino alla capitale, un pò ci preoccupa«. La notte scorsa invece, a Tripoli, sono stati uditi anche colpi d'arma da fuoco, secondo le testimonianze di alcuni connazionali rientrati oggi in Italia con un volo di linea dell'Afriqiyah Airways, atterrato dopo mezzogiorno all'aeroporto di Fiumicimo. »Già venerdì sera - ha raccontato Renzo Pellizzari, di Udine, che per due mesi ha lavorato a Tripoli per una ditta ferroviaria governativa - abbiamo udito dall'albergo in cui alloggiavamo, situato poco distante dalla Piazza Verde, colpi d'arma da fuoco esplosi in strada e ben distinti dai fuochi d'artificio. La cosa si è poi ripetuta anche ieri in piena notte«. Così »stamattina abbiamo fatto le valigie e siamo partiti da Tripoli per far ritorno in Italia«. Intanto, in considerazione della gravità della situazione in Cirenaica, in particolare nelle città di Bengasi, Ajdabya, Al Marj, Al Beida, Derna e Tobruk, la Farnesina - nell'ultimo 'warning' sul sito della www.viaggiaresicuri.it, diffuso oggi - »sconsiglia tassativamente qualsiasi viaggio non essenziale nella Regione«.(
285 VITTIME Fonti mediche citate dal sito 'Lybia al Youm' affermano che sono 285 le persone rimaste uccise a Bengasi durante gli scontri fra manifestanti e forze dell'ordine. Secondo un attivista , Mohamed Nabus, sono 258 i corpi all'obitorio dell'ospedale al Galaa della città. Questi i principali fatti della giornata:
FARNESINA VIETA I VIAGGI considerazione della gravità della situazione in Cirenaica, in particolare nelle città di Bengasi, Ajdabya, Al Marj, Al Beida, Derna e Tobruk, la Farnesina «sconsiglia tassativamente qualsiasi viaggio non essenziale nella Regione». Recita così l'ultimo avviso particolare sulla Libia pubblicato oggi sul sito della Farnesina viaggiare sicuri.
L'APPELLO DEI MEDICI Gli ospedali di Bengasi hanno lanciato un appello attraverso il sito Lybia Al Youm perchè dicono di non essere più in grado di gestire i feriti che stanno affluendo. Nell'appello chiedono medici, sangue, attrezzature e se possibile aprire ospedali da campo.
CONFRONTO TRA I MINISTRI UE Gli ultimi sviluppi della rivolta in Libia saranno al centro di una discussione, stasera a Bruxelles, tra i ministri degli Esteri della Ue, in una sessione di lavoro dedicata a tutta la crisi dei paesi del nord Africa. La riunione, alla quale per l'Italia partecipa il ministro degli Esteri Franco Frattini, servirà a mettere a punto la risposta europea in termini di assistenza e di politica estera nei confronti dell'area mediorientale, sconvolta dalle rivolte popolari. Il confronto proseguirà domani. Da martedì sono previste missioni di leader europei nella regione, in particolare quella dell'alto rappresentante della politica estera Catherine Ashton martedì in Egitto, dove si recherà anche Frattini.
MILITARI IN OSTAGGIO Un «gruppo di estremisti islamici» ha preso in ostaggio membri delle forze di sicurezza e civili ad Al Baida, città dell'est della Libia, teatro nei giorni scorsi di sanguinosi scontri. Lo ha reso noto un alto responsabile libico, coperto dall'anonimato. «Un gruppo di estremisti islamici, che si fa chiamare 'l'emirato islamico di Barka', (vecchio nome di una regione della Cirenaica, nell'est), tiene in ostaggio elementi dei servizi di sicurezza e cittadini». Il sequestro è avvenuto «durante gli scontri degli ultimi giorni», ha aggiunto la fonte. Il gruppo terroristico «per non uccidere gli ostaggi domanda la fine dell'assedio imposto dalle forze dell'ordine», conclude il responsabile.
CATTURATI TRENTA MILITARI «Siamo riusciti a catturare un gruppo di 30 soldati inviati in città contro i manifestanti». È quanto ha affermato Miftah Saleh, uno dei manifestanti della città di Shahat, nei dintorni di al-Bayda, in un collegamento con la tv araba 'al-Jazeerà. «Abbiamo catturato un gruppo di soldati ed ora anche noi manifestanti siamo armati - ha affermato - li hanno fatti giungere nella zona con un aereo atterrato nell'aeroporto locale. Sono in buona parte mercenari stranieri inviati per reprimerci e tra loro ci sono soldati del Ciad, della Nigeria, della Tunisia e dell'Algeria».
ARMI PESANTI SULLA FOLLA «I militari inviati dal regime libico per reprimere i manifestanti di Bengasi stanno usando in queste ore armi pesanti contro le persone riunite davanti al tribunale cittadino». È quanto denuncia il sito informativo libico 'Libya al-Youm', secondo il quale «ci sono giunte notizie da nostre fonti secondo le quali la brigata responsabile della sicurezza in città, al-Fadil Abu Omar, abbia usato contro i manifestanti razzi Rpg e armi anti-carro». La stessa fonte ricorda che «i giovani non posseggono armi di questo tipo o comunque che siano in grado di rispondere a questa forza di fuoco».
OSPEDALI IN EMERGENZA SANGUE Gli ospedali della città libica di Bengasi hanno lanciato un appello affinchè la popolazione corra in loro aiuto a causa delle drammatiche condizioni in cui si trovano a operare. Con un comunicato pubblicato dal sito 'Libya al-Youm', gli ospedali della città libica chiedono medicine e donazioni di sangue, di qualsiasi gruppo sanguigno. «Chiunque abbia la possibilità ci aiuti fornendoci medicine ed attrezzature mediche - si legge - chiediamo anche a chi ne ha le possibilità di dare vita a ambulatori di fortuna in città per prestare soccorso ai tanti che in queste ore ne hanno bisogno».
video: http://www.leggo.it/video.php?id_news=107730&idv=8349
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Re: RIVOLTA IN LIBIA: E' STRAGE
LIBIA, AFRICANO IN DIVISA UCCISO IN STRADA
BENGASI - Un video molto lungo (oltre otto minuti) che è da considerare come un riassunto filmato delle proteste contro il regime di Muammar Gheddafi. Manifestazioni represse con la violenza e con il sangue in queste ore. Le immagini presenti sono state realizzate dai giovani di Tripoli e di Bengasi. L'obiettivo è provare che gli agenti della sicurezza usati per reprimere le proteste di questi giorni sarebbero cittadini di paesi dell'Africa sub-sahariana, usati come mercenari (in arabo 'Murtazaqa'). In uno di questi filmati i manifestanti mostrano con chiarezza un uomo di colore che indossa una divisa da poliziotto morto pochi minuti prima negli scontri a Bengasi. La telecamera riprende da vicino il cadavere di questo agente ferito a morte che viene portato in un cortile e lasciato in terra. Testimoni oculari hanno rivelato alla tv satellitare 'al-Arabiya' che almeno quattro aerei militari sono partiti tre giorni fa dal Benin alla volta dell'aeroporto di Bengasi per portare questi uomini provenienti da diversi paesi africani. I testimoni sostengono che molti di loro non parlano arabo e che alcuni parlano francese. Molti di questi militari sarebbero stati già schierati nei quartieri di Tripoli.
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BENGASI - Un video molto lungo (oltre otto minuti) che è da considerare come un riassunto filmato delle proteste contro il regime di Muammar Gheddafi. Manifestazioni represse con la violenza e con il sangue in queste ore. Le immagini presenti sono state realizzate dai giovani di Tripoli e di Bengasi. L'obiettivo è provare che gli agenti della sicurezza usati per reprimere le proteste di questi giorni sarebbero cittadini di paesi dell'Africa sub-sahariana, usati come mercenari (in arabo 'Murtazaqa'). In uno di questi filmati i manifestanti mostrano con chiarezza un uomo di colore che indossa una divisa da poliziotto morto pochi minuti prima negli scontri a Bengasi. La telecamera riprende da vicino il cadavere di questo agente ferito a morte che viene portato in un cortile e lasciato in terra. Testimoni oculari hanno rivelato alla tv satellitare 'al-Arabiya' che almeno quattro aerei militari sono partiti tre giorni fa dal Benin alla volta dell'aeroporto di Bengasi per portare questi uomini provenienti da diversi paesi africani. I testimoni sostengono che molti di loro non parlano arabo e che alcuni parlano francese. Molti di questi militari sarebbero stati già schierati nei quartieri di Tripoli.
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Re: RIVOLTA IN LIBIA: E' STRAGE
prevedo per berlusconi la stessa fine di craxi...

NETIUM- Cannoniere

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Re: RIVOLTA IN LIBIA: E' STRAGE
Duri scontri a Tripoli. Ue-Usa: 'Stop violenze'
Spari nella capitale, folla nelle strade. Figlio di Gheddafi parlerà al Paese nelle prossime ore
21 febbraio, 00:02
Sale il bilancio delle vittime degli scontri fra manifestanti e forze dell'ordine in Libia. 285 solo a Bengasi, secondo fonti mediche. Da Usa e Ue arriva la richiesta di fermare subito le violenze. Ma Tripoli minaccia l'Unione europea: stop alla cooperazione sull'immigrazione se non cessa il sostegno alla rivolta. Frattini: siamo preoccupati dalle possibili conseguenze sui flussi migratori. La Russa: su Gheddafi non avrei usato la parola 'disturbare'. La Farnesina sconsiglia i viaggi in Cirenaica.
Intanto nelle prossime ore è atteso un discorso alla nazione di Seif al-Islam, figlio secondogenito del leader libico Gheddafi. Scontri violenti fra migliaia di manifestanti dell'opposizione e sostenitori del regime di Gheddafi sono in corso a Tripoli. Spari si sono uditi nelle strade.
UNITA' MILITARE CON RIVOLTOSI, BENGASI 'LIBERATA' - Due residenti della città - il dottor Habib al-Obaidi, capo della terapia intensiva all'ospedale Al-Jalae, e l'avvocato Mohammed al-Mana - hanno raccontato per telefono che i militari hanno detto di aver cambiato campo e di avere sconfitto i reparti fedeli a Gheddafi. Ora la città è "liberata". "Ci stanno dicendo che sconfitto la Guardia Pretoriana e che si sono uniti al popolo in rivolta", ha raccontato al-Mana.
Spari nella capitale, folla nelle strade. Figlio di Gheddafi parlerà al Paese nelle prossime ore
21 febbraio, 00:02
Sale il bilancio delle vittime degli scontri fra manifestanti e forze dell'ordine in Libia. 285 solo a Bengasi, secondo fonti mediche. Da Usa e Ue arriva la richiesta di fermare subito le violenze. Ma Tripoli minaccia l'Unione europea: stop alla cooperazione sull'immigrazione se non cessa il sostegno alla rivolta. Frattini: siamo preoccupati dalle possibili conseguenze sui flussi migratori. La Russa: su Gheddafi non avrei usato la parola 'disturbare'. La Farnesina sconsiglia i viaggi in Cirenaica.
Intanto nelle prossime ore è atteso un discorso alla nazione di Seif al-Islam, figlio secondogenito del leader libico Gheddafi. Scontri violenti fra migliaia di manifestanti dell'opposizione e sostenitori del regime di Gheddafi sono in corso a Tripoli. Spari si sono uditi nelle strade.
UNITA' MILITARE CON RIVOLTOSI, BENGASI 'LIBERATA' - Due residenti della città - il dottor Habib al-Obaidi, capo della terapia intensiva all'ospedale Al-Jalae, e l'avvocato Mohammed al-Mana - hanno raccontato per telefono che i militari hanno detto di aver cambiato campo e di avere sconfitto i reparti fedeli a Gheddafi. Ora la città è "liberata". "Ci stanno dicendo che sconfitto la Guardia Pretoriana e che si sono uniti al popolo in rivolta", ha raccontato al-Mana.

Riccardo- Navigatore

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Data d'iscrizione: 29.09.08
Re: RIVOLTA IN LIBIA: E' STRAGE
Il figlio di Gheddafi: "Useremo le armi"Saif al-Islam, il figlio del leader libico Muammar Gheddafi, si sta rivolgendo al Paese con un discorso sulla Tv di Stato. L'uomo ha detto che è in atto un "complotto" contro il suo Paese da parte di un non meglio precisato "movimento separatista" e ha negato l'esistenza di centinaia di morti negli scontri. "La Libia non è la Tunisia o l'Egitto - ha aggiunto -. Ricorreremo alle armi e piangeremo centinaia di migliaia di morti".
Usa: pensiamo a risposte appropriate
Gli Stati Uniti stanno valutando "tutte le azioni appropriate" in risposta alla violenta repressione delle manifestazioni in Libia. La Casa Bianca ha analizzato le dichiarazioni fatte in tv dal figlio leader libico Muammar Gheddafi, per vedere se ci siano prospettive di una riforma significativa. Lo rende noto un funzionario Usa. Il presidente Barack Obama, spiega la fonte, viene costantemente informato della situazione in Libia.
tgcom.it
Usa: pensiamo a risposte appropriate
Gli Stati Uniti stanno valutando "tutte le azioni appropriate" in risposta alla violenta repressione delle manifestazioni in Libia. La Casa Bianca ha analizzato le dichiarazioni fatte in tv dal figlio leader libico Muammar Gheddafi, per vedere se ci siano prospettive di una riforma significativa. Lo rende noto un funzionario Usa. Il presidente Barack Obama, spiega la fonte, viene costantemente informato della situazione in Libia.
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Data d'iscrizione: 18.09.08
Località: Andria
Re: RIVOLTA IN LIBIA: E' STRAGE
Bombe sui manifestanti. Berlusconi: no a violenza
Al Jazira: 250 morti in raid a Tripoli. Condanna Onu-Ue. Chiuso spazio aereo su capitale libica
Libia in fiamme e la rivolta contro il governo ora non risparmia neanche Tripoli. Il bilancio delle vittime stimato da Human Rights Watch è arrivato a quota 233.
Intanto i leader islamici sostengono che ribellarsi contro l'attuale leadership è dovere divino di ciascuno. Giallo sulle sorti di Gheddafi, smentito un suo arrivo in Venezuela. Condanna di Onu e Ue: stop all'uso della forza. Berlusconi: inaccettabile violenza. Frattini: siamo sull'orlo della guerra civile. Ma il regime non si ferma.
Secondo al Jazira le forze aeree hanno bombardato la folla che a Tripoli partecipava ai funerali delle vittime degli scontri, causando 250 morti. Allerta massimo in tutte le basi aeree italiane, dopo l'atterraggio a Malta di due caccia. E nella capitale libica lo spazio aereo è stato chiuso fino a nuovo ordine. Lo riferisce il portavoce dell'esercito austriaco.
In corso evacuazione stranieri: gli italiani in Libia sono 1.500, primi rimpatri.
BERLUSCONI, INACCETTABILE VIOLENZA SU CIVILI - Il Presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, "segue con estrema attenzione e preoccupazione l'evolversi della situazione in Libia e si tiene in stretto contatto con tutti i principali partner nazionali e internazionali per fronteggiare qualsiasi emergenza. Il Presidente Berlusconi è allarmato per l'aggravarsi degli scontri e per l'uso inaccettabile della violenza sulla popolazione civile. L'Unione Europea e la Comunità internazionale - si legge in una nota - dovranno compiere ogni sforzo per impedire che la crisi libica degeneri in una guerra civile dalle conseguenze difficilmente prevedibili, e favorire invece una soluzione pacifica che tuteli la sicurezza dei cittadini così come l'integrità e stabilità del Paese e dell'intera regione".
ALLERTATI CACCIA TRAPANI E GIOIA COLLE - Allertati al "massimo livello di prontezza" gli Stormi dell'Aeronautica militare di Trapani e Gioia del Colle (Bari), da cui partono i caccia che hanno il compito di intercettare velivoli entrati senza autorizzazione nello spazio aereo nazionale. E' quanto fanno sapere all'Aeronautica. Dopo gli aerei libici atterrati nel pomeriggio a Malta, sono state dunque innalzate le misure per la difesa aerea italiana. Sia da Gioia del Colle (con gli Eurofighter) che da Trapani (con gli F16), tutti gli equipaggi sono così pronti a decollare immediatamente, se necessario, per neutralizzare eventuali minacce aeree. Ulteriori misure potranno essere valutate nel prossimo futuro a seconda dell'evoluzione del rischio.
"Il livello di attenzione degli aeroporti e dell base aeree può essere modificato, e quindi innalzato, a discrezione del Capo di Stato Maggiore dell'Aeronautica. Questo è stato fatto, ma non è nulla di più di quanto avviene per casi meno eclatanti". Lo ha detto ad Abu Dhabi, dove si trova in visita ufficiale, il ministro della difesa Ignazio La Russa.
"Abbiamo predisposto l'invio di una piccola unità logistica in Libia, ha detto La Russa - nelle prossime ore avremo una riunione interministeriale con Maroni e Frattini". "Ove fosse necessario siamo pronti ad affrontare il problema" del rimpatrio degli italiani dalla Libia, "ma al momento non è previsto un rimpatrio coatto dei nostri connazionali". Ha sottolineato La Russa.
Anche la nave della marina militare Elettra è stata mobilitata, ha aggiunto il ministro della Difesa.
FARNESINA, PRIMO VOLO SPECIALE RIMPATRI - Nella mattinata partirà per Tripoli un primo volo speciale, concordato con la Farnesina, che si affiancherà ai voli di linea previsti per il rientro dei connazionali. Lo si è appreso alla Farnesina dove si conferma che è in via di attivazione un piano di rimpatri degli italiani in Tripolitania, gestito in coordinamento con l'Alitalia, per consentire in tempi quando più rapidi il rientro dei connazionali che stanno confluendo gradualmente all'aeroporto della Capitale libica. La prospettiva è completare con la massima rapidità consentita il rientro dei connazionali che intendono lasciare il Paese.
VICE-AMBASCIATORE TRIPOLI ALL'ONU,'E' GENOCIDIO' - Il vice-ambasciatore libico all'Onu ha invocato un intervento internazionale contro quello che ha definito "un genocidio" perpetrato dal regime di Tripoli e ha chiesto che venga istituita una no fly zone su TRipoli. Lo riferisce la Bbc nel suo sito internet. Secondo l'emittente britannica l'intera delegazione libica presso le Nazioni Unite ha chiesto un'azione internazionale.
SEIF AL ISLAM ORDINA INCHIESTA SU VIOLENZE - Seif al-Islam, uno dei figli del leader libico Muammar Gheddafi, ha ordinato la costituzione di una commissione d'inchiesta sulle violenze, capeggiata da un giudice libico e con la partecipazione di organizzazioni libiche e straniere che si battono per i diritti umani. Lo riferisce la tv di stato libica, secondo al Bbc online.
CAOS ALL'AEROPORTO DI TRIPOLI PER ESODO STRANIERI - All'aeroporto di Tripoli da stamane é il caos più totale. Centinaia di stranieri in attesa di lasciare il paese dopo che la rivolta popolare ha raggiunto Tripoli, dove stanotte "é stato terribile, spari da tutte le parti e una fiumana di gente per le strade anche dei quartieri residenziali", ha detto all'ANSA Albert C., direttore di una società francese raggiunto per telefono all'aeroporto. "Sto cercando di far partire una quarantina di dipendenti con le famiglie", ha aggiunto, "ma qua è un disastro, gli aerei non bastano". Un giovane italiano che lavora nella società di famiglia a Tripoli è riuscito a partire dopo una lunga attesa, perché, protesta con l'ANSA, "ho dovuto lasciare il posto ad alcuni diplomatici, mi hanno fatto slittare di almeno 14 posizioni nella lista...una vergogna".
1.500 GLI ITALIANI, FARNESINA CONSIGLIA DI PARTIRE - Gli italiani che vivono "stabilmente" in Libia sono 1.500 e la Farnesina e l'ambasciata "stanno consigliando di partire" con voli commerciali. Lo riferiscono a Bruxelles fonti della Farnesina, precisando che "al momento l'Italia non prevede un piano di evacuazione". Dei 1500 italiani che vivono stabilmente in Libia, 500 sono dipendenti di grandi imprese italiane. Pochissime unità vivono a Bengasi, la stragrande maggioranza è concentrata a Tripoli. "L'ambasciata italiana sta consigliando di partire, attraverso i voli Alitalia che sono ancora operativi", hanno riferito le fonti. "Chi vuole partire, con l'assistenza della nostra ambasciata, può partire. Tutte le opzioni sono allo studio, incluso un'intensificazione dei voli Alitalia", hanno aggiunto le fonti.
ansa.it
Al Jazira: 250 morti in raid a Tripoli. Condanna Onu-Ue. Chiuso spazio aereo su capitale libica
Libia in fiamme e la rivolta contro il governo ora non risparmia neanche Tripoli. Il bilancio delle vittime stimato da Human Rights Watch è arrivato a quota 233.
Intanto i leader islamici sostengono che ribellarsi contro l'attuale leadership è dovere divino di ciascuno. Giallo sulle sorti di Gheddafi, smentito un suo arrivo in Venezuela. Condanna di Onu e Ue: stop all'uso della forza. Berlusconi: inaccettabile violenza. Frattini: siamo sull'orlo della guerra civile. Ma il regime non si ferma.
Secondo al Jazira le forze aeree hanno bombardato la folla che a Tripoli partecipava ai funerali delle vittime degli scontri, causando 250 morti. Allerta massimo in tutte le basi aeree italiane, dopo l'atterraggio a Malta di due caccia. E nella capitale libica lo spazio aereo è stato chiuso fino a nuovo ordine. Lo riferisce il portavoce dell'esercito austriaco.
In corso evacuazione stranieri: gli italiani in Libia sono 1.500, primi rimpatri.
BERLUSCONI, INACCETTABILE VIOLENZA SU CIVILI - Il Presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, "segue con estrema attenzione e preoccupazione l'evolversi della situazione in Libia e si tiene in stretto contatto con tutti i principali partner nazionali e internazionali per fronteggiare qualsiasi emergenza. Il Presidente Berlusconi è allarmato per l'aggravarsi degli scontri e per l'uso inaccettabile della violenza sulla popolazione civile. L'Unione Europea e la Comunità internazionale - si legge in una nota - dovranno compiere ogni sforzo per impedire che la crisi libica degeneri in una guerra civile dalle conseguenze difficilmente prevedibili, e favorire invece una soluzione pacifica che tuteli la sicurezza dei cittadini così come l'integrità e stabilità del Paese e dell'intera regione".
ALLERTATI CACCIA TRAPANI E GIOIA COLLE - Allertati al "massimo livello di prontezza" gli Stormi dell'Aeronautica militare di Trapani e Gioia del Colle (Bari), da cui partono i caccia che hanno il compito di intercettare velivoli entrati senza autorizzazione nello spazio aereo nazionale. E' quanto fanno sapere all'Aeronautica. Dopo gli aerei libici atterrati nel pomeriggio a Malta, sono state dunque innalzate le misure per la difesa aerea italiana. Sia da Gioia del Colle (con gli Eurofighter) che da Trapani (con gli F16), tutti gli equipaggi sono così pronti a decollare immediatamente, se necessario, per neutralizzare eventuali minacce aeree. Ulteriori misure potranno essere valutate nel prossimo futuro a seconda dell'evoluzione del rischio.
"Il livello di attenzione degli aeroporti e dell base aeree può essere modificato, e quindi innalzato, a discrezione del Capo di Stato Maggiore dell'Aeronautica. Questo è stato fatto, ma non è nulla di più di quanto avviene per casi meno eclatanti". Lo ha detto ad Abu Dhabi, dove si trova in visita ufficiale, il ministro della difesa Ignazio La Russa.
"Abbiamo predisposto l'invio di una piccola unità logistica in Libia, ha detto La Russa - nelle prossime ore avremo una riunione interministeriale con Maroni e Frattini". "Ove fosse necessario siamo pronti ad affrontare il problema" del rimpatrio degli italiani dalla Libia, "ma al momento non è previsto un rimpatrio coatto dei nostri connazionali". Ha sottolineato La Russa.
Anche la nave della marina militare Elettra è stata mobilitata, ha aggiunto il ministro della Difesa.
FARNESINA, PRIMO VOLO SPECIALE RIMPATRI - Nella mattinata partirà per Tripoli un primo volo speciale, concordato con la Farnesina, che si affiancherà ai voli di linea previsti per il rientro dei connazionali. Lo si è appreso alla Farnesina dove si conferma che è in via di attivazione un piano di rimpatri degli italiani in Tripolitania, gestito in coordinamento con l'Alitalia, per consentire in tempi quando più rapidi il rientro dei connazionali che stanno confluendo gradualmente all'aeroporto della Capitale libica. La prospettiva è completare con la massima rapidità consentita il rientro dei connazionali che intendono lasciare il Paese.
VICE-AMBASCIATORE TRIPOLI ALL'ONU,'E' GENOCIDIO' - Il vice-ambasciatore libico all'Onu ha invocato un intervento internazionale contro quello che ha definito "un genocidio" perpetrato dal regime di Tripoli e ha chiesto che venga istituita una no fly zone su TRipoli. Lo riferisce la Bbc nel suo sito internet. Secondo l'emittente britannica l'intera delegazione libica presso le Nazioni Unite ha chiesto un'azione internazionale.
SEIF AL ISLAM ORDINA INCHIESTA SU VIOLENZE - Seif al-Islam, uno dei figli del leader libico Muammar Gheddafi, ha ordinato la costituzione di una commissione d'inchiesta sulle violenze, capeggiata da un giudice libico e con la partecipazione di organizzazioni libiche e straniere che si battono per i diritti umani. Lo riferisce la tv di stato libica, secondo al Bbc online.
CAOS ALL'AEROPORTO DI TRIPOLI PER ESODO STRANIERI - All'aeroporto di Tripoli da stamane é il caos più totale. Centinaia di stranieri in attesa di lasciare il paese dopo che la rivolta popolare ha raggiunto Tripoli, dove stanotte "é stato terribile, spari da tutte le parti e una fiumana di gente per le strade anche dei quartieri residenziali", ha detto all'ANSA Albert C., direttore di una società francese raggiunto per telefono all'aeroporto. "Sto cercando di far partire una quarantina di dipendenti con le famiglie", ha aggiunto, "ma qua è un disastro, gli aerei non bastano". Un giovane italiano che lavora nella società di famiglia a Tripoli è riuscito a partire dopo una lunga attesa, perché, protesta con l'ANSA, "ho dovuto lasciare il posto ad alcuni diplomatici, mi hanno fatto slittare di almeno 14 posizioni nella lista...una vergogna".
1.500 GLI ITALIANI, FARNESINA CONSIGLIA DI PARTIRE - Gli italiani che vivono "stabilmente" in Libia sono 1.500 e la Farnesina e l'ambasciata "stanno consigliando di partire" con voli commerciali. Lo riferiscono a Bruxelles fonti della Farnesina, precisando che "al momento l'Italia non prevede un piano di evacuazione". Dei 1500 italiani che vivono stabilmente in Libia, 500 sono dipendenti di grandi imprese italiane. Pochissime unità vivono a Bengasi, la stragrande maggioranza è concentrata a Tripoli. "L'ambasciata italiana sta consigliando di partire, attraverso i voli Alitalia che sono ancora operativi", hanno riferito le fonti. "Chi vuole partire, con l'assistenza della nostra ambasciata, può partire. Tutte le opzioni sono allo studio, incluso un'intensificazione dei voli Alitalia", hanno aggiunto le fonti.
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Località: Andria
Re: RIVOLTA IN LIBIA: E' STRAGE
"GHEDDAFI, LA RABBIA IN TV:
"MORIRÒ QUI, DALL'ITALIA RAZZI AI MANIFESTANTI"
TRIPOLI - Il colonnello Muammar Gheddafi, in un discorso alla nazione, sottolinea che non cederà il potere: «Questa è la terra dei miei nonni, non mi faccio da parte. L'immagine che si sta dando della Libia nel mondo è un'immagine distorta. Tripoli e la Libia sono risconosciute come simboli nel mondo». Gheddafi letto il suo messaggio alla nazione davanti alla casa che fu bombardata nel 1986 in un raid aereo americano. «Gheddafi resisterà: libertà, vittoria, rivoluzione!» ha detto. «Io morirò come un martire, come
mio nonno» ha aggiunto. «Noi abbiamo lasciato tutta l'autorità al popolo libico, il destino del paese. La Libia non è un paese facile, abbiamo costruito questo orgoglio per anni»Il leader libico Muammar Gheddafi ha
detto nel suo discorso in tv che, in epoca coloniale, la Libia «respinse l'avanzata dell'Italia». ha continuato. «Dov'eravate voi? Siete dei mercenari, vi stanno raccontando bugie». Il leader libico ha, inoltre, detto che i manifestanti sono «ratti pagati dai servizi segreti stranieri» definendoli «una vergogna per le loro famiglie e le loro tribù». Il Colonnello Muammar Gheddafi ha accusato, nel suo intervento televisivo, Usa e Italia di avere «distribuito ai ragazzi a Bengasi» razzi rpg.
«Muammar Gaddafi è l'orgoglio della Libia, uomo che ha voluto sempre prosperità, vi ha restituito il petrolio. Uscite nelle strade, andate ad attaccare questi ratti, noi non abiamo ancora utilizzato la forza. Se costretti, useremo la forza in conformità a leggi internazionali. Non sono un presidente, non mi devo dimettere. Ho il mio fucile. Non temo niente e nessuno. Uscite e attaccate questi ratti. Ritirate i vostri bambini dalle strade, perché li drogano, li caricano» ha aggiunto.
NAVE DA GUERRA A MALTA Una nave da guerra libica, con 200 marinai a bordo, incrocia al largo della Valletta, sotto la sorveglianza di unità militari maltesi. Lo rendono noto fonti militari locali. I libici hanno comunicato via radio di aver ammainato la bandiera libica, ma non hanno chiesto asilo politico, secondo le fonti. Il governo maltese sta tenendo una riunione d'emergenza.
MILLE MORTI A TRIPOLI Più di mille persone sono morte a Tripoli durante i bombardamenti sulla folla di manifestanti scesi in piazza contro il regime di Gheddafi. Lo riferisce il presidente della Comunità del Mondo Arabo in Italia (Comai) Foad Aodi, che è in costante contatto, da Roma,con alcuni testimoni in Libia. «Manca l'energia elettrica e i medicinali negli ospedali», ha riferito ancora Aodi, che ha rivolto un appello al governo italiano affinchè si mobiliti «per un aiuto economico e con l'invio di medicinali in Libia. Il governo non rimanga in coma, sordo e cieco, alla rivoluzione che è in atto in queste ore».
FRANCIA, AMBASCIATORE SI DIMETTE L'ambasciatore libico presso la Francia e il rappresentante libico presso l'Unesco si sono dimessi dalle loro funzioni: è quanto riferiscono alcune fonti citate dal sito internet del settimanale L'Express.
SIT-IN A ROMA: GHEDDAFI COME HITLER Alcune decine di dimostranti, in gran parte libici e maghrebini, sono tornati oggi di fronte all'ambasciata della Libia a Roma per protestare contro il «genocidio» ordinato da Muammar Gheddafi a Tripoli e a Bengasi. «Gheddafi come Hitler», hanno più volte gridato in coro i dimostranti che hanno partecipato al presidio, organizzato da Sinistra Ecologia e Libertà. «Questa ambasciata è una delle poche a non aver messo la bandiera a mezz'asta per lutto. In Francia, per esempio, l'ambasciata libica lo ha già fatto. Vergogna, vergogna», hanno protestato i libici di fronte alla sede diplomatica di Via Nomentana. E, nel momento in cui un'auto con alcuni funzionari dell'ambasciata è uscita dalla sede, i dimostranti hanno oltrepassato le transenne cercando di avvicinarsi al veicolo e gridando: «Vergogna, vergogna» ma sono stati prontamente bloccati dalle forze dell'ordine. «Non abbiamo notizie dei nostri amici e parenti, e a Tripoli c'è un bagno di sangue. Solo poche ore fa ho visto un video in cui era ripreso un bambino di circa tre anni decapitato» ha raccontato Elias, uno dei libici presenti, mentre diversi altri dimostranti hanno riferito che ormai la città di «Tobruk e l'Est del Paese sono stati liberati». Diversi gli striscioni in arabo e in italiano esposti nel corso del sit-in, cui hanno aderito anche alcuni studenti italiani e militanti di Sel. «Fuori bastardo, il popolo libico è unito» recitava uno dei cartelli esposti. Mentre su un altro striscione era scritto a caratteri cubitali: «Dove sono i diritti umani?».
BERSANI: GOVERNO? COMPORTAMENTO GRAVE La segreteria nazionale del Partito Democratico, riunitasi questa mattina, ha affrontato diversi temi, a cominciare «dalla preoccupante situazione venutasi a creare in Libia. In particolare, è stata denunciata la gravità del comportamento del governo e la drammatica inadeguatezza della iniziativa politica del presidente del Consiglio e del ministro degli Esteri di fronte alla sanguinaria risposta del colonnello Gheddafi nei confronti della richiesta di democrazia da parte del popolo libico». Lo si legge in una nota del Partito Democratico.
AL JAZIRA MOSTRA CADAVERI Cadaveri carbonizzati e resti di corpi umani «appartenenti alle vittime» dei bombardamenti compiuti contro i civili a Bengasi sono stati mostrati oggi dalla tv panaraba al Jazira. L'emittente ha trasmesso le crude immagini «riprese stamattina tramite telefoni cellulari» nella città costiera a est di Tripoli. Sempre al Jazira ha mostrato altre immagini, «riprese »nell'ospedale centrale« della capitale, dei civili uccisi nelle ultime 24 ore a Tripoli da colpi di arma da fuoco sparati da »mercenari«.
I passaporti di oltre un centinaio di «mercenari» provenienti da Niger, Sudan, Ciad ed Etiopia e che avrebbero sparato sui dimostranti libici anti-Gheddafi, sono stati mostrati oggi dalla tv panaraba al Jazira. L'emittente, che ha trasmesso le immagini in esclusiva, ha mostrato una decina dei presunti mercenari provenienti dai quattro Paesi africani, mentre un non meglio identificato «funzionario libico», in abiti civili ma il cui volto non è stato ripreso dalla telecamera di al Jazira, ha affermato che «oltre cento mercenari sono stati fermati armati nel sud della Libia» e che questi hanno confessato di «aver ricevuto ordini di uccidere i civili». Il funzionario intervistato parlava seduto a un tavolo sul quale erano sparse decine di passaporti recanti le insegne del Sudan, del Ciad, dell'Etiopia e del Niger.
FRATTINI: MENO PETROLIO, NO PROBLEM Effettivamente abbiamo avuto notizie di riduzioni dell'erogazione del petrolio dalla Libia, ma la situazione non dovrebbe darci preoccupazioni perchè abbiamo altre fonti di approvvigionamento». Lo ha detto il ministro degli esteri Franco Frattini, prima di imbarcarsi per l'Italia al termine della sua visita al Cairo, rispondendo alle domande dei giornalisti.
Il titolare della Farnesina ha quindi spiegato che della questione del flusso di petrolio proveniente dalla Libia si parlerà questa sera al vertice col presidente del Consiglio Silvio Berlusconi.
BERSANI: ITALIA, MASSIMA DEBOLEZZA DA 50 ANNI «Il presidente Napolitano ha detto parole chiare, quelle che doveva dire il governo italiano nella prima ora. È un dato di fatto innegabile che questo passaggio drammatico sorprende l'Italia in un periodo di massima debolezza da 50 anni a questa parte per colpa di una politica del ghe pensi mi che ha portato in politica estera a relazioni personali che ci hanno ridotto alla subordinazione». Così il segretario Pd Pier Luigi Bersani attacca il governo sulla Libia
CHIUSO GASDOTTO Il gasdotto Greenstream, che porta il gas dalla Libia all'Italia, verrà progressivamente svuotato per metterlo in sicurezza. A quanto risulta a QE, l'Eni ha preso questa decisione, comunicata già ieri ai clienti, perchè la gestione della conduttura risulta sempre più problematica a seguito dei disordini verificatisi nel Paese nordafricano. E, allo stesso tempo, il blocco non compromette al momento la sicurezza energetica dell'Italia, visto che siamo ormai verso la fine della stagione invernale e il livello degli stoccaggi è rassicurante (alla data di ieri la giacenza ammontava a 3,8 miliardi mc). La conferma della progressiva riduzione dei flussi arriva anche da Edison. Il gruppo avrebbe infatti ricevuto una comunicazione da Eni nella quale precisa che non è in grado di assicurare tutti i flussi di gas richiesti da Foro Buonaparte, che è il primo cliente del Greenstream con 4 miliardi mc annui (seguono Sorgenia e GdfSuez con circa 2 miliardi mc ciascuno). Le forniture di gas dalla Libia (9,4 mld mc nel 2010, pari all'11% dei consumi nazionali) «non sono interrotte, ma la situazione è molto complicata di fronte ad una guerra civile di proporzioni imprevedibili», ha detto oggi Saglia a margine di una conferenza a Roma. «L'attenzione resta alta -ha comunque precisato Saglia- qualora dovesse esserci uno scenario di interruzione è già allertato il Comitato di sicurezza sulle forniture di gas (potrebbe essere convocato nelle prossime ore, ndr) e si utilizzerebbero gli stoccaggi ordinari e di sicurezza. Quindi non ci dovrebbero essere problemi». Saglia ha infatti specificato che il gasdotto Transitgas, che porta in Italia il gas dal nord Europa, è ormai tornato in funzione, dopo l'interruzione di questa estate. Quindi «ci sono stoccaggi non utilizzati. Non c'è motivo di preoccupazione». Il sottosegretario ha ricordato del vertice di questa sera tra il presidente del Consiglio e tutti i ministri interessati dall'emergenza, convocato perchè «gli scenari non sono attualmente prevedibili. Ci dobbiamo preparare ad ogni eventualità». Ad ora, ha concluso Saglia, «non ci sono novità significative, pensiamo di poter reggere un'eventuale scenario più grave». La situazione nel Paese magrebino continua intanto a deteriorarsi. Numerosi trader hanno rivelato stamattina che le raffinerie e i terminali petroliferi sono fermi, mentre si teme per le estrazioni di idrocarburi in Cirenaica, la regione in mano ai ribelli da cui proviene il 90% dell'output libico. «La crisi attuale è potenzialmente peggiore di quella del 1979 in Iran, giacchè in quel caso la rivoluzione ha riguardato un solo Paese mentre ora abbiamo molti Paesi contemporaneamente», ha dichiarato il direttore Oil Research di Barclays Capital, Paul Horsnell, ricordando che «la spare capacity mondiale è di appena 4,5 milioni di barili al giorno».
600 MORTI IN 5 GIORNI La Corte penale internazionale afferma che in Libia circa 600 persone sono morte negli ultimi cinque giorni di disordini e che il tribunale con sede all'Aja «sta cercando prove per processare il presidente libico Muammar Gheddafi». Lo ha riferito la tv panaraba al Arabiya, citando fonti della stessa corte penale internazionale. Il vice ambasciatore libico presso l'Onu, Ibrahim Dabbashi, uno dei primi diplomatici di Tripoli a prender le distanze dal colonnello Gheddafi, si era appellato al tribunale internazionale con sede in Olanda, chiedendo «l'immediata apertura di un'inchiesta per i crimini di guerra e i crimini contro l'umanità che il leader libico e i suoi uomini» avrebbero commesso.
FRATTINI: LEGA ARABA COME NOI La Lega Araba condivide la posizione dell'Italia e l'appello fatto ieri dall'Unione Europea per un dialogo aperto guidato dalla Libia che riporti la calma nel paese. Così come ha condiviso la condanna per la violenza nelle strade. Lo ha detto il ministro degli Franco Frattini, che oggi al Cairo ha incontrato il segretario generale della Lega Amr Mussa, anticipando il contenuto della dichiarazione che il Consiglio dell'organismo panarabo che si riunirà oggi intende produrre. Ricordando dei vecchi legami di amicizia con Amr Mussa («è uno statista, ha una grande reputazione nel mondo arabo») Frattini ha fatto riferimento agli avvenimenti egiziani sui quali lo stesso Mussa condivide l'ipotesi di mantenere la 'road map' per la gestione degli avvenimenti e le scelte del popolo egiziano, senza che ci sia alcuna interferenza sul tipo di democrazia desiderato dalla gente. Il ministro Frattini ha quindi sottolineato la necessità di «non creare disillusioni» in coloro che hanno manifestato e ha precisato le tappe previste dal governo egiziano tra cui l'approvazione degli emendamenti costituzionali entro questa settimana e la successiva preparazione del referendum popolare. «L'Egitto si sta avvicinando sempre di più all'Europa - ha detto ancora il ministro - e la mia proposta è che il Cairo possa avere uno 'stato avanzatò di rapporto con l'Unione analogo a quello di cui gode il Marocco. Si tratta di un gesto di fiducia verso questo processo di transizione in corso».
leggo.it
"MORIRÒ QUI, DALL'ITALIA RAZZI AI MANIFESTANTI"
TRIPOLI - Il colonnello Muammar Gheddafi, in un discorso alla nazione, sottolinea che non cederà il potere: «Questa è la terra dei miei nonni, non mi faccio da parte. L'immagine che si sta dando della Libia nel mondo è un'immagine distorta. Tripoli e la Libia sono risconosciute come simboli nel mondo». Gheddafi letto il suo messaggio alla nazione davanti alla casa che fu bombardata nel 1986 in un raid aereo americano. «Gheddafi resisterà: libertà, vittoria, rivoluzione!» ha detto. «Io morirò come un martire, come
mio nonno» ha aggiunto. «Noi abbiamo lasciato tutta l'autorità al popolo libico, il destino del paese. La Libia non è un paese facile, abbiamo costruito questo orgoglio per anni»Il leader libico Muammar Gheddafi ha
detto nel suo discorso in tv che, in epoca coloniale, la Libia «respinse l'avanzata dell'Italia». ha continuato. «Dov'eravate voi? Siete dei mercenari, vi stanno raccontando bugie». Il leader libico ha, inoltre, detto che i manifestanti sono «ratti pagati dai servizi segreti stranieri» definendoli «una vergogna per le loro famiglie e le loro tribù». Il Colonnello Muammar Gheddafi ha accusato, nel suo intervento televisivo, Usa e Italia di avere «distribuito ai ragazzi a Bengasi» razzi rpg.
«Muammar Gaddafi è l'orgoglio della Libia, uomo che ha voluto sempre prosperità, vi ha restituito il petrolio. Uscite nelle strade, andate ad attaccare questi ratti, noi non abiamo ancora utilizzato la forza. Se costretti, useremo la forza in conformità a leggi internazionali. Non sono un presidente, non mi devo dimettere. Ho il mio fucile. Non temo niente e nessuno. Uscite e attaccate questi ratti. Ritirate i vostri bambini dalle strade, perché li drogano, li caricano» ha aggiunto.
NAVE DA GUERRA A MALTA Una nave da guerra libica, con 200 marinai a bordo, incrocia al largo della Valletta, sotto la sorveglianza di unità militari maltesi. Lo rendono noto fonti militari locali. I libici hanno comunicato via radio di aver ammainato la bandiera libica, ma non hanno chiesto asilo politico, secondo le fonti. Il governo maltese sta tenendo una riunione d'emergenza.
MILLE MORTI A TRIPOLI Più di mille persone sono morte a Tripoli durante i bombardamenti sulla folla di manifestanti scesi in piazza contro il regime di Gheddafi. Lo riferisce il presidente della Comunità del Mondo Arabo in Italia (Comai) Foad Aodi, che è in costante contatto, da Roma,con alcuni testimoni in Libia. «Manca l'energia elettrica e i medicinali negli ospedali», ha riferito ancora Aodi, che ha rivolto un appello al governo italiano affinchè si mobiliti «per un aiuto economico e con l'invio di medicinali in Libia. Il governo non rimanga in coma, sordo e cieco, alla rivoluzione che è in atto in queste ore».
FRANCIA, AMBASCIATORE SI DIMETTE L'ambasciatore libico presso la Francia e il rappresentante libico presso l'Unesco si sono dimessi dalle loro funzioni: è quanto riferiscono alcune fonti citate dal sito internet del settimanale L'Express.
SIT-IN A ROMA: GHEDDAFI COME HITLER Alcune decine di dimostranti, in gran parte libici e maghrebini, sono tornati oggi di fronte all'ambasciata della Libia a Roma per protestare contro il «genocidio» ordinato da Muammar Gheddafi a Tripoli e a Bengasi. «Gheddafi come Hitler», hanno più volte gridato in coro i dimostranti che hanno partecipato al presidio, organizzato da Sinistra Ecologia e Libertà. «Questa ambasciata è una delle poche a non aver messo la bandiera a mezz'asta per lutto. In Francia, per esempio, l'ambasciata libica lo ha già fatto. Vergogna, vergogna», hanno protestato i libici di fronte alla sede diplomatica di Via Nomentana. E, nel momento in cui un'auto con alcuni funzionari dell'ambasciata è uscita dalla sede, i dimostranti hanno oltrepassato le transenne cercando di avvicinarsi al veicolo e gridando: «Vergogna, vergogna» ma sono stati prontamente bloccati dalle forze dell'ordine. «Non abbiamo notizie dei nostri amici e parenti, e a Tripoli c'è un bagno di sangue. Solo poche ore fa ho visto un video in cui era ripreso un bambino di circa tre anni decapitato» ha raccontato Elias, uno dei libici presenti, mentre diversi altri dimostranti hanno riferito che ormai la città di «Tobruk e l'Est del Paese sono stati liberati». Diversi gli striscioni in arabo e in italiano esposti nel corso del sit-in, cui hanno aderito anche alcuni studenti italiani e militanti di Sel. «Fuori bastardo, il popolo libico è unito» recitava uno dei cartelli esposti. Mentre su un altro striscione era scritto a caratteri cubitali: «Dove sono i diritti umani?».
BERSANI: GOVERNO? COMPORTAMENTO GRAVE La segreteria nazionale del Partito Democratico, riunitasi questa mattina, ha affrontato diversi temi, a cominciare «dalla preoccupante situazione venutasi a creare in Libia. In particolare, è stata denunciata la gravità del comportamento del governo e la drammatica inadeguatezza della iniziativa politica del presidente del Consiglio e del ministro degli Esteri di fronte alla sanguinaria risposta del colonnello Gheddafi nei confronti della richiesta di democrazia da parte del popolo libico». Lo si legge in una nota del Partito Democratico.
AL JAZIRA MOSTRA CADAVERI Cadaveri carbonizzati e resti di corpi umani «appartenenti alle vittime» dei bombardamenti compiuti contro i civili a Bengasi sono stati mostrati oggi dalla tv panaraba al Jazira. L'emittente ha trasmesso le crude immagini «riprese stamattina tramite telefoni cellulari» nella città costiera a est di Tripoli. Sempre al Jazira ha mostrato altre immagini, «riprese »nell'ospedale centrale« della capitale, dei civili uccisi nelle ultime 24 ore a Tripoli da colpi di arma da fuoco sparati da »mercenari«.
I passaporti di oltre un centinaio di «mercenari» provenienti da Niger, Sudan, Ciad ed Etiopia e che avrebbero sparato sui dimostranti libici anti-Gheddafi, sono stati mostrati oggi dalla tv panaraba al Jazira. L'emittente, che ha trasmesso le immagini in esclusiva, ha mostrato una decina dei presunti mercenari provenienti dai quattro Paesi africani, mentre un non meglio identificato «funzionario libico», in abiti civili ma il cui volto non è stato ripreso dalla telecamera di al Jazira, ha affermato che «oltre cento mercenari sono stati fermati armati nel sud della Libia» e che questi hanno confessato di «aver ricevuto ordini di uccidere i civili». Il funzionario intervistato parlava seduto a un tavolo sul quale erano sparse decine di passaporti recanti le insegne del Sudan, del Ciad, dell'Etiopia e del Niger.
FRATTINI: MENO PETROLIO, NO PROBLEM Effettivamente abbiamo avuto notizie di riduzioni dell'erogazione del petrolio dalla Libia, ma la situazione non dovrebbe darci preoccupazioni perchè abbiamo altre fonti di approvvigionamento». Lo ha detto il ministro degli esteri Franco Frattini, prima di imbarcarsi per l'Italia al termine della sua visita al Cairo, rispondendo alle domande dei giornalisti.
Il titolare della Farnesina ha quindi spiegato che della questione del flusso di petrolio proveniente dalla Libia si parlerà questa sera al vertice col presidente del Consiglio Silvio Berlusconi.
BERSANI: ITALIA, MASSIMA DEBOLEZZA DA 50 ANNI «Il presidente Napolitano ha detto parole chiare, quelle che doveva dire il governo italiano nella prima ora. È un dato di fatto innegabile che questo passaggio drammatico sorprende l'Italia in un periodo di massima debolezza da 50 anni a questa parte per colpa di una politica del ghe pensi mi che ha portato in politica estera a relazioni personali che ci hanno ridotto alla subordinazione». Così il segretario Pd Pier Luigi Bersani attacca il governo sulla Libia
CHIUSO GASDOTTO Il gasdotto Greenstream, che porta il gas dalla Libia all'Italia, verrà progressivamente svuotato per metterlo in sicurezza. A quanto risulta a QE, l'Eni ha preso questa decisione, comunicata già ieri ai clienti, perchè la gestione della conduttura risulta sempre più problematica a seguito dei disordini verificatisi nel Paese nordafricano. E, allo stesso tempo, il blocco non compromette al momento la sicurezza energetica dell'Italia, visto che siamo ormai verso la fine della stagione invernale e il livello degli stoccaggi è rassicurante (alla data di ieri la giacenza ammontava a 3,8 miliardi mc). La conferma della progressiva riduzione dei flussi arriva anche da Edison. Il gruppo avrebbe infatti ricevuto una comunicazione da Eni nella quale precisa che non è in grado di assicurare tutti i flussi di gas richiesti da Foro Buonaparte, che è il primo cliente del Greenstream con 4 miliardi mc annui (seguono Sorgenia e GdfSuez con circa 2 miliardi mc ciascuno). Le forniture di gas dalla Libia (9,4 mld mc nel 2010, pari all'11% dei consumi nazionali) «non sono interrotte, ma la situazione è molto complicata di fronte ad una guerra civile di proporzioni imprevedibili», ha detto oggi Saglia a margine di una conferenza a Roma. «L'attenzione resta alta -ha comunque precisato Saglia- qualora dovesse esserci uno scenario di interruzione è già allertato il Comitato di sicurezza sulle forniture di gas (potrebbe essere convocato nelle prossime ore, ndr) e si utilizzerebbero gli stoccaggi ordinari e di sicurezza. Quindi non ci dovrebbero essere problemi». Saglia ha infatti specificato che il gasdotto Transitgas, che porta in Italia il gas dal nord Europa, è ormai tornato in funzione, dopo l'interruzione di questa estate. Quindi «ci sono stoccaggi non utilizzati. Non c'è motivo di preoccupazione». Il sottosegretario ha ricordato del vertice di questa sera tra il presidente del Consiglio e tutti i ministri interessati dall'emergenza, convocato perchè «gli scenari non sono attualmente prevedibili. Ci dobbiamo preparare ad ogni eventualità». Ad ora, ha concluso Saglia, «non ci sono novità significative, pensiamo di poter reggere un'eventuale scenario più grave». La situazione nel Paese magrebino continua intanto a deteriorarsi. Numerosi trader hanno rivelato stamattina che le raffinerie e i terminali petroliferi sono fermi, mentre si teme per le estrazioni di idrocarburi in Cirenaica, la regione in mano ai ribelli da cui proviene il 90% dell'output libico. «La crisi attuale è potenzialmente peggiore di quella del 1979 in Iran, giacchè in quel caso la rivoluzione ha riguardato un solo Paese mentre ora abbiamo molti Paesi contemporaneamente», ha dichiarato il direttore Oil Research di Barclays Capital, Paul Horsnell, ricordando che «la spare capacity mondiale è di appena 4,5 milioni di barili al giorno».
600 MORTI IN 5 GIORNI La Corte penale internazionale afferma che in Libia circa 600 persone sono morte negli ultimi cinque giorni di disordini e che il tribunale con sede all'Aja «sta cercando prove per processare il presidente libico Muammar Gheddafi». Lo ha riferito la tv panaraba al Arabiya, citando fonti della stessa corte penale internazionale. Il vice ambasciatore libico presso l'Onu, Ibrahim Dabbashi, uno dei primi diplomatici di Tripoli a prender le distanze dal colonnello Gheddafi, si era appellato al tribunale internazionale con sede in Olanda, chiedendo «l'immediata apertura di un'inchiesta per i crimini di guerra e i crimini contro l'umanità che il leader libico e i suoi uomini» avrebbero commesso.
FRATTINI: LEGA ARABA COME NOI La Lega Araba condivide la posizione dell'Italia e l'appello fatto ieri dall'Unione Europea per un dialogo aperto guidato dalla Libia che riporti la calma nel paese. Così come ha condiviso la condanna per la violenza nelle strade. Lo ha detto il ministro degli Franco Frattini, che oggi al Cairo ha incontrato il segretario generale della Lega Amr Mussa, anticipando il contenuto della dichiarazione che il Consiglio dell'organismo panarabo che si riunirà oggi intende produrre. Ricordando dei vecchi legami di amicizia con Amr Mussa («è uno statista, ha una grande reputazione nel mondo arabo») Frattini ha fatto riferimento agli avvenimenti egiziani sui quali lo stesso Mussa condivide l'ipotesi di mantenere la 'road map' per la gestione degli avvenimenti e le scelte del popolo egiziano, senza che ci sia alcuna interferenza sul tipo di democrazia desiderato dalla gente. Il ministro Frattini ha quindi sottolineato la necessità di «non creare disillusioni» in coloro che hanno manifestato e ha precisato le tappe previste dal governo egiziano tra cui l'approvazione degli emendamenti costituzionali entro questa settimana e la successiva preparazione del referendum popolare. «L'Egitto si sta avvicinando sempre di più all'Europa - ha detto ancora il ministro - e la mia proposta è che il Cairo possa avere uno 'stato avanzatò di rapporto con l'Unione analogo a quello di cui gode il Marocco. Si tratta di un gesto di fiducia verso questo processo di transizione in corso».
leggo.it

In The Main- Capitano

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Data d'iscrizione: 18.09.08
Località: Andria
Re: RIVOLTA IN LIBIA: E' STRAGE
[quote="In The Main"]"GHEDDAFI, LA RABBIA IN TV:
"MORIRÒ QUI, DALL'ITALIA RAZZI AI MANIFESTANTI"
TRIPOLI - Il colonnello Muammar Gheddafi, in un discorso alla nazione, sottolinea che non cederà il potere: «Questa è la terra dei miei nonni, non mi faccio da parte. L'immagine che si sta dando della Libia nel mondo è un'immagine distorta. Tripoli e la Libia sono risconosciute come simboli nel mondo». Gheddafi letto il suo messaggio alla nazione davanti alla casa che fu bombardata nel 1986 in un raid aereo americano. «Gheddafi resisterà: libertà, vittoria, rivoluzione!» ha detto. «Io morirò come un martire, come
mio nonno» ha aggiunto. «Noi abbiamo lasciato tutta l'autorità al popolo libico, il destino del paese. La Libia non è un paese facile, abbiamo costruito questo orgoglio per anni»Il leader libico Muammar Gheddafi ha
detto nel suo discorso in tv che, in epoca coloniale, la Libia «respinse l'avanzata dell'Italia». ha continuato. «Dov'eravate voi? Siete dei mercenari, vi stanno raccontando bugie». Il leader libico ha, inoltre, detto che i manifestanti sono «ratti pagati dai servizi segreti stranieri» definendoli «una vergogna per le loro famiglie e le loro tribù». Il Colonnello Muammar Gheddafi ha accusato, nel suo intervento televisivo, Usa e Italia di avere «distribuito ai ragazzi a Bengasi» razzi rpg.
«Muammar Gaddafi è l'orgoglio della Libia, uomo che ha voluto sempre prosperità, vi ha restituito il petrolio. Uscite nelle strade, andate ad attaccare questi ratti, noi non abiamo ancora utilizzato la forza. Se costretti, useremo la forza in conformità a leggi internazionali. Non sono un presidente, non mi devo dimettere. Ho il mio fucile. Non temo niente e nessuno. Uscite e attaccate questi ratti. Ritirate i vostri bambini dalle strade, perché li drogano, li caricano» ha aggiunto.
NAVE DA GUERRA A MALTA Una nave da guerra libica, con 200 marinai a bordo, incrocia al largo della Valletta, sotto la sorveglianza di unità militari maltesi. Lo rendono noto fonti militari locali. I libici hanno comunicato via radio di aver ammainato la bandiera libica, ma non hanno chiesto asilo politico, secondo le fonti. Il governo maltese sta tenendo una riunione d'emergenza.
MILLE MORTI A TRIPOLI Più di mille persone sono morte a Tripoli durante i bombardamenti sulla folla di manifestanti scesi in piazza contro il regime di Gheddafi. Lo riferisce il presidente della Comunità del Mondo Arabo in Italia (Comai) Foad Aodi, che è in costante contatto, da Roma,con alcuni testimoni in Libia. «Manca l'energia elettrica e i medicinali negli ospedali», ha riferito ancora Aodi, che ha rivolto un appello al governo italiano affinchè si mobiliti «per un aiuto economico e con l'invio di medicinali in Libia. Il governo non rimanga in coma, sordo e cieco, alla rivoluzione che è in atto in queste ore».
FRANCIA, AMBASCIATORE SI DIMETTE L'ambasciatore libico presso la Francia e il rappresentante libico presso l'Unesco si sono dimessi dalle loro funzioni: è quanto riferiscono alcune fonti citate dal sito internet del settimanale L'Express.
SIT-IN A ROMA: GHEDDAFI COME HITLER Alcune decine di dimostranti, in gran parte libici e maghrebini, sono tornati oggi di fronte all'ambasciata della Libia a Roma per protestare contro il «genocidio» ordinato da Muammar Gheddafi a Tripoli e a Bengasi. «Gheddafi come Hitler», hanno più volte gridato in coro i dimostranti che hanno partecipato al presidio, organizzato da Sinistra Ecologia e Libertà. «Questa ambasciata è una delle poche a non aver messo la bandiera a mezz'asta per lutto. In Francia, per esempio, l'ambasciata libica lo ha già fatto. Vergogna, vergogna», hanno protestato i libici di fronte alla sede diplomatica di Via Nomentana. E, nel momento in cui un'auto con alcuni funzionari dell'ambasciata è uscita dalla sede, i dimostranti hanno oltrepassato le transenne cercando di avvicinarsi al veicolo e gridando: «Vergogna, vergogna» ma sono stati prontamente bloccati dalle forze dell'ordine. «Non abbiamo notizie dei nostri amici e parenti, e a Tripoli c'è un bagno di sangue. Solo poche ore fa ho visto un video in cui era ripreso un bambino di circa tre anni decapitato» ha raccontato Elias, uno dei libici presenti, mentre diversi altri dimostranti hanno riferito che ormai la città di «Tobruk e l'Est del Paese sono stati liberati». Diversi gli striscioni in arabo e in italiano esposti nel corso del sit-in, cui hanno aderito anche alcuni studenti italiani e militanti di Sel. «Fuori bastardo, il popolo libico è unito» recitava uno dei cartelli esposti. Mentre su un altro striscione era scritto a caratteri cubitali: «Dove sono i diritti umani?».
BERSANI: GOVERNO? COMPORTAMENTO GRAVE La segreteria nazionale del Partito Democratico, riunitasi questa mattina, ha affrontato diversi temi, a cominciare «dalla preoccupante situazione venutasi a creare in Libia. In particolare, è stata denunciata la gravità del comportamento del governo e la drammatica inadeguatezza della iniziativa politica del presidente del Consiglio e del ministro degli Esteri di fronte alla sanguinaria risposta del colonnello Gheddafi nei confronti della richiesta di democrazia da parte del popolo libico». Lo si legge in una nota del Partito Democratico.
AL JAZIRA MOSTRA CADAVERI Cadaveri carbonizzati e resti di corpi umani «appartenenti alle vittime» dei bombardamenti compiuti contro i civili a Bengasi sono stati mostrati oggi dalla tv panaraba al Jazira. L'emittente ha trasmesso le crude immagini «riprese stamattina tramite telefoni cellulari» nella città costiera a est di Tripoli. Sempre al Jazira ha mostrato altre immagini, «riprese »nell'ospedale centrale« della capitale, dei civili uccisi nelle ultime 24 ore a Tripoli da colpi di arma da fuoco sparati da »mercenari«.
I passaporti di oltre un centinaio di «mercenari» provenienti da Niger, Sudan, Ciad ed Etiopia e che avrebbero sparato sui dimostranti libici anti-Gheddafi, sono stati mostrati oggi dalla tv panaraba al Jazira. L'emittente, che ha trasmesso le immagini in esclusiva, ha mostrato una decina dei presunti mercenari provenienti dai quattro Paesi africani, mentre un non meglio identificato «funzionario libico», in abiti civili ma il cui volto non è stato ripreso dalla telecamera di al Jazira, ha affermato che «oltre cento mercenari sono stati fermati armati nel sud della Libia» e che questi hanno confessato di «aver ricevuto ordini di uccidere i civili». Il funzionario intervistato parlava seduto a un tavolo sul quale erano sparse decine di passaporti recanti le insegne del Sudan, del Ciad, dell'Etiopia e del Niger.
FRATTINI: MENO PETROLIO, NO PROBLEM Effettivamente abbiamo avuto notizie di riduzioni dell'erogazione del petrolio dalla Libia, ma la situazione non dovrebbe darci preoccupazioni perchè abbiamo altre fonti di approvvigionamento». Lo ha detto il ministro degli esteri Franco Frattini, prima di imbarcarsi per l'Italia al termine della sua visita al Cairo, rispondendo alle domande dei giornalisti.
Il titolare della Farnesina ha quindi spiegato che della questione del flusso di petrolio proveniente dalla Libia si parlerà questa sera al vertice col presidente del Consiglio Silvio Berlusconi.
BERSANI: ITALIA, MASSIMA DEBOLEZZA DA 50 ANNI «Il presidente Napolitano ha detto parole chiare, quelle che doveva dire il governo italiano nella prima ora. È un dato di fatto innegabile che questo passaggio drammatico sorprende l'Italia in un periodo di massima debolezza da 50 anni a questa parte per colpa di una politica del ghe pensi mi che ha portato in politica estera a relazioni personali che ci hanno ridotto alla subordinazione». Così il segretario Pd Pier Luigi Bersani attacca il governo sulla Libia
CHIUSO GASDOTTO Il gasdotto Greenstream, che porta il gas dalla Libia all'Italia, verrà progressivamente svuotato per metterlo in sicurezza. A quanto risulta a QE, l'Eni ha preso questa decisione, comunicata già ieri ai clienti, perchè la gestione della conduttura risulta sempre più problematica a seguito dei disordini verificatisi nel Paese nordafricano. E, allo stesso tempo, il blocco non compromette al momento la sicurezza energetica dell'Italia, visto che siamo ormai verso la fine della stagione invernale e il livello degli stoccaggi è rassicurante (alla data di ieri la giacenza ammontava a 3,8 miliardi mc). La conferma della progressiva riduzione dei flussi arriva anche da Edison. Il gruppo avrebbe infatti ricevuto una comunicazione da Eni nella quale precisa che non è in grado di assicurare tutti i flussi di gas richiesti da Foro Buonaparte, che è il primo cliente del Greenstream con 4 miliardi mc annui (seguono Sorgenia e GdfSuez con circa 2 miliardi mc ciascuno). Le forniture di gas dalla Libia (9,4 mld mc nel 2010, pari all'11% dei consumi nazionali) «non sono interrotte, ma la situazione è molto complicata di fronte ad una guerra civile di proporzioni imprevedibili», ha detto oggi Saglia a margine di una conferenza a Roma. «L'attenzione resta alta -ha comunque precisato Saglia- qualora dovesse esserci uno scenario di interruzione è già allertato il Comitato di sicurezza sulle forniture di gas (potrebbe essere convocato nelle prossime ore, ndr) e si utilizzerebbero gli stoccaggi ordinari e di sicurezza. Quindi non ci dovrebbero essere problemi». Saglia ha infatti specificato che il gasdotto Transitgas, che porta in Italia il gas dal nord Europa, è ormai tornato in funzione, dopo l'interruzione di questa estate. Quindi «ci sono stoccaggi non utilizzati. Non c'è motivo di preoccupazione». Il sottosegretario ha ricordato del vertice di questa sera tra il presidente del Consiglio e tutti i ministri interessati dall'emergenza, convocato perchè «gli scenari non sono attualmente prevedibili. Ci dobbiamo preparare ad ogni eventualità». Ad ora, ha concluso Saglia, «non ci sono novità significative, pensiamo di poter reggere un'eventuale scenario più grave». La situazione nel Paese magrebino continua intanto a deteriorarsi. Numerosi trader hanno rivelato stamattina che le raffinerie e i terminali petroliferi sono fermi, mentre si teme per le estrazioni di idrocarburi in Cirenaica, la regione in mano ai ribelli da cui proviene il 90% dell'output libico. «La crisi attuale è potenzialmente peggiore di quella del 1979 in Iran, giacchè in quel caso la rivoluzione ha riguardato un solo Paese mentre ora abbiamo molti Paesi contemporaneamente», ha dichiarato il direttore Oil Research di Barclays Capital, Paul Horsnell, ricordando che «la spare capacity mondiale è di appena 4,5 milioni di barili al giorno».
600 MORTI IN 5 GIORNI La Corte penale internazionale afferma che in Libia circa 600 persone sono morte negli ultimi cinque giorni di disordini e che il tribunale con sede all'Aja «sta cercando prove per processare il presidente libico Muammar Gheddafi». Lo ha riferito la tv panaraba al Arabiya, citando fonti della stessa corte penale internazionale. Il vice ambasciatore libico presso l'Onu, Ibrahim Dabbashi, uno dei primi diplomatici di Tripoli a prender le distanze dal colonnello Gheddafi, si era appellato al tribunale internazionale con sede in Olanda, chiedendo «l'immediata apertura di un'inchiesta per i crimini di guerra e i crimini contro l'umanità che il leader libico e i suoi uomini» avrebbero commesso.
FRATTINI: LEGA ARABA COME NOI La Lega Araba condivide la posizione dell'Italia e l'appello fatto ieri dall'Unione Europea per un dialogo aperto guidato dalla Libia che riporti la calma nel paese. Così come ha condiviso la condanna per la violenza nelle strade. Lo ha detto il ministro degli Franco Frattini, che oggi al Cairo ha incontrato il segretario generale della Lega Amr Mussa, anticipando il contenuto della dichiarazione che il Consiglio dell'organismo panarabo che si riunirà oggi intende produrre. Ricordando dei vecchi legami di amicizia con Amr Mussa («è uno statista, ha una grande reputazione nel mondo arabo») Frattini ha fatto riferimento agli avvenimenti egiziani sui quali lo stesso Mussa condivide l'ipotesi di mantenere la 'road map' per la gestione degli avvenimenti e le scelte del popolo egiziano, senza che ci sia alcuna interferenza sul tipo di democrazia desiderato dalla gente. Il ministro Frattini ha quindi sottolineato la necessità di «non creare disillusioni» in coloro che hanno manifestato e ha precisato le tappe previste dal governo egiziano tra cui l'approvazione degli emendamenti costituzionali entro questa settimana e la successiva preparazione del referendum popolare. «L'Egitto si sta avvicinando sempre di più all'Europa - ha detto ancora il ministro - e la mia proposta è che il Cairo possa avere uno 'stato avanzatò di rapporto con l'Unione analogo a quello di cui gode il Marocco. Si tratta di un gesto di fiducia verso questo processo di transizione in corso».
è proprio un cazzaro come a berlusconi, ma questo non mi sorprende visto il rapporto di amicizia tra i due!!!
ben alì, mubarak, gheddafi....silvio!
"MORIRÒ QUI, DALL'ITALIA RAZZI AI MANIFESTANTI"
TRIPOLI - Il colonnello Muammar Gheddafi, in un discorso alla nazione, sottolinea che non cederà il potere: «Questa è la terra dei miei nonni, non mi faccio da parte. L'immagine che si sta dando della Libia nel mondo è un'immagine distorta. Tripoli e la Libia sono risconosciute come simboli nel mondo». Gheddafi letto il suo messaggio alla nazione davanti alla casa che fu bombardata nel 1986 in un raid aereo americano. «Gheddafi resisterà: libertà, vittoria, rivoluzione!» ha detto. «Io morirò come un martire, come
mio nonno» ha aggiunto. «Noi abbiamo lasciato tutta l'autorità al popolo libico, il destino del paese. La Libia non è un paese facile, abbiamo costruito questo orgoglio per anni»Il leader libico Muammar Gheddafi ha
detto nel suo discorso in tv che, in epoca coloniale, la Libia «respinse l'avanzata dell'Italia». ha continuato. «Dov'eravate voi? Siete dei mercenari, vi stanno raccontando bugie». Il leader libico ha, inoltre, detto che i manifestanti sono «ratti pagati dai servizi segreti stranieri» definendoli «una vergogna per le loro famiglie e le loro tribù». Il Colonnello Muammar Gheddafi ha accusato, nel suo intervento televisivo, Usa e Italia di avere «distribuito ai ragazzi a Bengasi» razzi rpg.
«Muammar Gaddafi è l'orgoglio della Libia, uomo che ha voluto sempre prosperità, vi ha restituito il petrolio. Uscite nelle strade, andate ad attaccare questi ratti, noi non abiamo ancora utilizzato la forza. Se costretti, useremo la forza in conformità a leggi internazionali. Non sono un presidente, non mi devo dimettere. Ho il mio fucile. Non temo niente e nessuno. Uscite e attaccate questi ratti. Ritirate i vostri bambini dalle strade, perché li drogano, li caricano» ha aggiunto.
NAVE DA GUERRA A MALTA Una nave da guerra libica, con 200 marinai a bordo, incrocia al largo della Valletta, sotto la sorveglianza di unità militari maltesi. Lo rendono noto fonti militari locali. I libici hanno comunicato via radio di aver ammainato la bandiera libica, ma non hanno chiesto asilo politico, secondo le fonti. Il governo maltese sta tenendo una riunione d'emergenza.
MILLE MORTI A TRIPOLI Più di mille persone sono morte a Tripoli durante i bombardamenti sulla folla di manifestanti scesi in piazza contro il regime di Gheddafi. Lo riferisce il presidente della Comunità del Mondo Arabo in Italia (Comai) Foad Aodi, che è in costante contatto, da Roma,con alcuni testimoni in Libia. «Manca l'energia elettrica e i medicinali negli ospedali», ha riferito ancora Aodi, che ha rivolto un appello al governo italiano affinchè si mobiliti «per un aiuto economico e con l'invio di medicinali in Libia. Il governo non rimanga in coma, sordo e cieco, alla rivoluzione che è in atto in queste ore».
FRANCIA, AMBASCIATORE SI DIMETTE L'ambasciatore libico presso la Francia e il rappresentante libico presso l'Unesco si sono dimessi dalle loro funzioni: è quanto riferiscono alcune fonti citate dal sito internet del settimanale L'Express.
SIT-IN A ROMA: GHEDDAFI COME HITLER Alcune decine di dimostranti, in gran parte libici e maghrebini, sono tornati oggi di fronte all'ambasciata della Libia a Roma per protestare contro il «genocidio» ordinato da Muammar Gheddafi a Tripoli e a Bengasi. «Gheddafi come Hitler», hanno più volte gridato in coro i dimostranti che hanno partecipato al presidio, organizzato da Sinistra Ecologia e Libertà. «Questa ambasciata è una delle poche a non aver messo la bandiera a mezz'asta per lutto. In Francia, per esempio, l'ambasciata libica lo ha già fatto. Vergogna, vergogna», hanno protestato i libici di fronte alla sede diplomatica di Via Nomentana. E, nel momento in cui un'auto con alcuni funzionari dell'ambasciata è uscita dalla sede, i dimostranti hanno oltrepassato le transenne cercando di avvicinarsi al veicolo e gridando: «Vergogna, vergogna» ma sono stati prontamente bloccati dalle forze dell'ordine. «Non abbiamo notizie dei nostri amici e parenti, e a Tripoli c'è un bagno di sangue. Solo poche ore fa ho visto un video in cui era ripreso un bambino di circa tre anni decapitato» ha raccontato Elias, uno dei libici presenti, mentre diversi altri dimostranti hanno riferito che ormai la città di «Tobruk e l'Est del Paese sono stati liberati». Diversi gli striscioni in arabo e in italiano esposti nel corso del sit-in, cui hanno aderito anche alcuni studenti italiani e militanti di Sel. «Fuori bastardo, il popolo libico è unito» recitava uno dei cartelli esposti. Mentre su un altro striscione era scritto a caratteri cubitali: «Dove sono i diritti umani?».
BERSANI: GOVERNO? COMPORTAMENTO GRAVE La segreteria nazionale del Partito Democratico, riunitasi questa mattina, ha affrontato diversi temi, a cominciare «dalla preoccupante situazione venutasi a creare in Libia. In particolare, è stata denunciata la gravità del comportamento del governo e la drammatica inadeguatezza della iniziativa politica del presidente del Consiglio e del ministro degli Esteri di fronte alla sanguinaria risposta del colonnello Gheddafi nei confronti della richiesta di democrazia da parte del popolo libico». Lo si legge in una nota del Partito Democratico.
AL JAZIRA MOSTRA CADAVERI Cadaveri carbonizzati e resti di corpi umani «appartenenti alle vittime» dei bombardamenti compiuti contro i civili a Bengasi sono stati mostrati oggi dalla tv panaraba al Jazira. L'emittente ha trasmesso le crude immagini «riprese stamattina tramite telefoni cellulari» nella città costiera a est di Tripoli. Sempre al Jazira ha mostrato altre immagini, «riprese »nell'ospedale centrale« della capitale, dei civili uccisi nelle ultime 24 ore a Tripoli da colpi di arma da fuoco sparati da »mercenari«.
I passaporti di oltre un centinaio di «mercenari» provenienti da Niger, Sudan, Ciad ed Etiopia e che avrebbero sparato sui dimostranti libici anti-Gheddafi, sono stati mostrati oggi dalla tv panaraba al Jazira. L'emittente, che ha trasmesso le immagini in esclusiva, ha mostrato una decina dei presunti mercenari provenienti dai quattro Paesi africani, mentre un non meglio identificato «funzionario libico», in abiti civili ma il cui volto non è stato ripreso dalla telecamera di al Jazira, ha affermato che «oltre cento mercenari sono stati fermati armati nel sud della Libia» e che questi hanno confessato di «aver ricevuto ordini di uccidere i civili». Il funzionario intervistato parlava seduto a un tavolo sul quale erano sparse decine di passaporti recanti le insegne del Sudan, del Ciad, dell'Etiopia e del Niger.
FRATTINI: MENO PETROLIO, NO PROBLEM Effettivamente abbiamo avuto notizie di riduzioni dell'erogazione del petrolio dalla Libia, ma la situazione non dovrebbe darci preoccupazioni perchè abbiamo altre fonti di approvvigionamento». Lo ha detto il ministro degli esteri Franco Frattini, prima di imbarcarsi per l'Italia al termine della sua visita al Cairo, rispondendo alle domande dei giornalisti.
Il titolare della Farnesina ha quindi spiegato che della questione del flusso di petrolio proveniente dalla Libia si parlerà questa sera al vertice col presidente del Consiglio Silvio Berlusconi.
BERSANI: ITALIA, MASSIMA DEBOLEZZA DA 50 ANNI «Il presidente Napolitano ha detto parole chiare, quelle che doveva dire il governo italiano nella prima ora. È un dato di fatto innegabile che questo passaggio drammatico sorprende l'Italia in un periodo di massima debolezza da 50 anni a questa parte per colpa di una politica del ghe pensi mi che ha portato in politica estera a relazioni personali che ci hanno ridotto alla subordinazione». Così il segretario Pd Pier Luigi Bersani attacca il governo sulla Libia
CHIUSO GASDOTTO Il gasdotto Greenstream, che porta il gas dalla Libia all'Italia, verrà progressivamente svuotato per metterlo in sicurezza. A quanto risulta a QE, l'Eni ha preso questa decisione, comunicata già ieri ai clienti, perchè la gestione della conduttura risulta sempre più problematica a seguito dei disordini verificatisi nel Paese nordafricano. E, allo stesso tempo, il blocco non compromette al momento la sicurezza energetica dell'Italia, visto che siamo ormai verso la fine della stagione invernale e il livello degli stoccaggi è rassicurante (alla data di ieri la giacenza ammontava a 3,8 miliardi mc). La conferma della progressiva riduzione dei flussi arriva anche da Edison. Il gruppo avrebbe infatti ricevuto una comunicazione da Eni nella quale precisa che non è in grado di assicurare tutti i flussi di gas richiesti da Foro Buonaparte, che è il primo cliente del Greenstream con 4 miliardi mc annui (seguono Sorgenia e GdfSuez con circa 2 miliardi mc ciascuno). Le forniture di gas dalla Libia (9,4 mld mc nel 2010, pari all'11% dei consumi nazionali) «non sono interrotte, ma la situazione è molto complicata di fronte ad una guerra civile di proporzioni imprevedibili», ha detto oggi Saglia a margine di una conferenza a Roma. «L'attenzione resta alta -ha comunque precisato Saglia- qualora dovesse esserci uno scenario di interruzione è già allertato il Comitato di sicurezza sulle forniture di gas (potrebbe essere convocato nelle prossime ore, ndr) e si utilizzerebbero gli stoccaggi ordinari e di sicurezza. Quindi non ci dovrebbero essere problemi». Saglia ha infatti specificato che il gasdotto Transitgas, che porta in Italia il gas dal nord Europa, è ormai tornato in funzione, dopo l'interruzione di questa estate. Quindi «ci sono stoccaggi non utilizzati. Non c'è motivo di preoccupazione». Il sottosegretario ha ricordato del vertice di questa sera tra il presidente del Consiglio e tutti i ministri interessati dall'emergenza, convocato perchè «gli scenari non sono attualmente prevedibili. Ci dobbiamo preparare ad ogni eventualità». Ad ora, ha concluso Saglia, «non ci sono novità significative, pensiamo di poter reggere un'eventuale scenario più grave». La situazione nel Paese magrebino continua intanto a deteriorarsi. Numerosi trader hanno rivelato stamattina che le raffinerie e i terminali petroliferi sono fermi, mentre si teme per le estrazioni di idrocarburi in Cirenaica, la regione in mano ai ribelli da cui proviene il 90% dell'output libico. «La crisi attuale è potenzialmente peggiore di quella del 1979 in Iran, giacchè in quel caso la rivoluzione ha riguardato un solo Paese mentre ora abbiamo molti Paesi contemporaneamente», ha dichiarato il direttore Oil Research di Barclays Capital, Paul Horsnell, ricordando che «la spare capacity mondiale è di appena 4,5 milioni di barili al giorno».
600 MORTI IN 5 GIORNI La Corte penale internazionale afferma che in Libia circa 600 persone sono morte negli ultimi cinque giorni di disordini e che il tribunale con sede all'Aja «sta cercando prove per processare il presidente libico Muammar Gheddafi». Lo ha riferito la tv panaraba al Arabiya, citando fonti della stessa corte penale internazionale. Il vice ambasciatore libico presso l'Onu, Ibrahim Dabbashi, uno dei primi diplomatici di Tripoli a prender le distanze dal colonnello Gheddafi, si era appellato al tribunale internazionale con sede in Olanda, chiedendo «l'immediata apertura di un'inchiesta per i crimini di guerra e i crimini contro l'umanità che il leader libico e i suoi uomini» avrebbero commesso.
FRATTINI: LEGA ARABA COME NOI La Lega Araba condivide la posizione dell'Italia e l'appello fatto ieri dall'Unione Europea per un dialogo aperto guidato dalla Libia che riporti la calma nel paese. Così come ha condiviso la condanna per la violenza nelle strade. Lo ha detto il ministro degli Franco Frattini, che oggi al Cairo ha incontrato il segretario generale della Lega Amr Mussa, anticipando il contenuto della dichiarazione che il Consiglio dell'organismo panarabo che si riunirà oggi intende produrre. Ricordando dei vecchi legami di amicizia con Amr Mussa («è uno statista, ha una grande reputazione nel mondo arabo») Frattini ha fatto riferimento agli avvenimenti egiziani sui quali lo stesso Mussa condivide l'ipotesi di mantenere la 'road map' per la gestione degli avvenimenti e le scelte del popolo egiziano, senza che ci sia alcuna interferenza sul tipo di democrazia desiderato dalla gente. Il ministro Frattini ha quindi sottolineato la necessità di «non creare disillusioni» in coloro che hanno manifestato e ha precisato le tappe previste dal governo egiziano tra cui l'approvazione degli emendamenti costituzionali entro questa settimana e la successiva preparazione del referendum popolare. «L'Egitto si sta avvicinando sempre di più all'Europa - ha detto ancora il ministro - e la mia proposta è che il Cairo possa avere uno 'stato avanzatò di rapporto con l'Unione analogo a quello di cui gode il Marocco. Si tratta di un gesto di fiducia verso questo processo di transizione in corso».
è proprio un cazzaro come a berlusconi, ma questo non mi sorprende visto il rapporto di amicizia tra i due!!!
ben alì, mubarak, gheddafi....silvio!

andrisano- Primo Ufficiale

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Data d'iscrizione: 31.07.08
Re: RIVOLTA IN LIBIA: E' STRAGE
LIBIA, MUOIONO ANCHE I BIMBI:
SU YOUTUBE IL VIDEO CHOC
TRIPOLI - Disperazione in Libia, dove a fare le spese delle proteste e dei bombardamenti sui civili sono, naturalmente, anche i bambini. Circola su Internet un video choc in cui, purtroppo, alcuni adulti cercano di salvare la vita ad un piccolo innocente. Intanto, secondo le stime ufficili i morti sono 300, mentre fonti non confermate parlano di almeno 1000 morti dall'inizio delle proteste.
leggo.it
Gheddafi bastardo figlio di puttana....spero tu faccia una morte atroce, lenta e dolorosa
SU YOUTUBE IL VIDEO CHOC
TRIPOLI - Disperazione in Libia, dove a fare le spese delle proteste e dei bombardamenti sui civili sono, naturalmente, anche i bambini. Circola su Internet un video choc in cui, purtroppo, alcuni adulti cercano di salvare la vita ad un piccolo innocente. Intanto, secondo le stime ufficili i morti sono 300, mentre fonti non confermate parlano di almeno 1000 morti dall'inizio delle proteste.
leggo.it
Gheddafi bastardo figlio di puttana....spero tu faccia una morte atroce, lenta e dolorosa

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Re: RIVOLTA IN LIBIA: E' STRAGE
Libia, raid sulla folla: 250 vittime.
Tripoli - (Adnkronos/Aki/Ign) - Un milione in piazza nella capitale, la polizia spara sui dimostranti. A fuoco i palazzi del potere, la sede della tv di Stato, stazioni di polizia e diversi edifici pubblici.Ambasciatore all'Onu: genocidio La diretta di al Jazeera. Si dimette il ministro della giustizia. Ban ki moon telefona a Gheddafi. Allertata la difesa aerea italiana. Berlusconi: violenza inaccettabile. Eni rimpatria dipendenti non operativi e tutti i familiari. Sul web i video delle proteste soffocate nel sangue. Aumenta il prezzo del petrolio per i disordini. Partecipa al Forum. Yemen, ancora proteste in piazza. Algeria, corteo di studenti represso nel sangue .
Tripoli - (Adnkronos/Aki/Ign) - Un milione in piazza nella capitale, la polizia spara sui dimostranti. A fuoco i palazzi del potere, la sede della tv di Stato, stazioni di polizia e diversi edifici pubblici.Ambasciatore all'Onu: genocidio La diretta di al Jazeera. Si dimette il ministro della giustizia. Ban ki moon telefona a Gheddafi. Allertata la difesa aerea italiana. Berlusconi: violenza inaccettabile. Eni rimpatria dipendenti non operativi e tutti i familiari. Sul web i video delle proteste soffocate nel sangue. Aumenta il prezzo del petrolio per i disordini. Partecipa al Forum. Yemen, ancora proteste in piazza. Algeria, corteo di studenti represso nel sangue .

Riccardo- Navigatore

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Data d'iscrizione: 29.09.08
Re: RIVOLTA IN LIBIA: E' STRAGE
http://www.adnkronos.com/IGN/Mediacenter/Video_News/Libia-sul-web-i-video-delle-proteste-a-Bengasi-la-polizia-uccide-due-manifestanti_311703631458.html
Libia, sul web i video delle proteste: a Bengasi la polizia uccide due manifestanti
Libia, sul web i video delle proteste: a Bengasi la polizia uccide due manifestanti

Riccardo- Navigatore

- Numero di messaggi: 310
Data d'iscrizione: 29.09.08
Re: RIVOLTA IN LIBIA: E' STRAGE
Libia, "mille i morti".
Tripoli, 22 feb. (Adnkronos/Ign) - Sarebbero oltre mille i manifestanti uccisi in Libia nel corso delle proteste contro il leader Muammar Gheddafi. E' quanto riferisce l'emittente satellitare al-Arabiya, che cita fonti dell'opposizione.
Continuano le violenze contro i manifestanti. All'alba di oggi gli aerei militari sono tornati a bombardare le centinaia di migliai di persone pro-democrazia riunite in piazza a Tripoli. I primi raid aerei contro la folla risalgono a ieri sera.
Anche i battaglioni della sicurezza libica, fedeli al rais, hanno nuovamente aperto il fuoco oggi contro i manifestanti a Tripoli. Secondo quanto riferisce 'al-Jazeera', le violenze sono avvenute nel quartiere di Fashlun, alla periferia della città, che ieri è stata obiettivo dei raid dei caccia militari libici insieme al sobborgo di Tajura.
Secondo Muhammad Abdellah, vice presidente del gruppo di opposizione Fronte di salvevzza libico, "a Tripoli ci sono due quartieri dove molti cadaveri sono ancora in strada". Secondo l'oppositore, "il regime di Muammar Gheddafi controlla solo Tripoli, in questo momento lo scontro è in corso solo in quella zona. La maggior parte delle città del Paese sono in mano ai manifestanti, aiutati dall'esercito che si è rivoltato contro il regime. Ora si combatte solo nella capitale dove i manifestanti vengono attaccati".
Facendo il punto della situazione in Libia, l'oppositore spiega che "riguardo le città di Tobrik e Kafra entrambe sono sotto il controllo dei manifestanti del gruppo '17 febbraio', la situazione è tranquilla anche a Misurata e nella città di Bani Walid, controllata dalla tribù di Warfalla che ieri si è rivoltata contro Gheddafi. Non abbiamo invece notizie certe su quanto sta accadendo a Sirte, città considerata la roccaforte del colonnello".
Anche a Bengasi gli abitanti hanno preso il controllo della città, riferisce alla Bbc un medico locale, Ahmad Bin Tahir. ''Qui non c'è più la presenza dello Stato - ha detto Bin Tahir - Non c'è polizia, non c'è esercito, non ci sono figure pubbliche''. Quello che invece governa a Bengasi è ''il popolo, che si è organizzato per riportare l'ordine. Sono stati formati comitati per governare la città''.
Diversi militari e politici, tra cui il ministro dell'Interno Abed Al-Fatah Yuni, sono passati dalla parte dei manifestanti. Ma proprio per limitare i danni alla vigilia della rivolta Gheddafi avrebbe fatto eliminare i vertici dell'esercito, uccidendo molti ufficiali che credeva potessero rivoltarsi contro di lui, sostiene l'ufficiale dell'aereonautica militare libica, Qasim Najiya ai microfoni di 'al-Jazeera'. L'ufficiale ha inoltre chiesto ai manifestanti "di occupare tutti gli aeroporti per bloccare Gheddafi". L'ultimo ad aver girato le spalle al colonnello è il generale Abdelhilam Hussein. Prima di lui aveva abbandonato il regime anche il generale al-Mahdi al-Arabi, che ha diffuso un comunicato per chiedere a tutti i militari di passare con i manifestanti.
Al-Fatah Yunis, secondo quanto riporta al Jazeera, ha chiesto alle forze armate di "unirsi al popolo e venire incontro alla richiesta della popolazione". La dichiarazione con cui il ministro afferma di essere passato con i ribelli del ministro arriva dopo che oggi nel suo discorso alla nazione Gheddafi aveva detto che il ministro sarebbe stato ucciso nei giorni scorsi a Bengasi.
L'Alto commisario delle Nazioni Unite per i diritti umani Navi Pillay ha chiesto dal canto suo che si svolga una ''inchiesta internazionale indipendente'' sugli attacchi che il governo Gheddafi ha sferrato contro i manifestanti, dicendo che tale repressione potrebbe rientrare tra i crimini contro l'umanità. In un comunicato, la Pillay ha detto che ''gli attacchi sistematici contro la popolazione civile potrebbero essere assimilati ai crimini contro l'umanità''. L'Alto commissario ha quindi chiesto che vengano ''fermate immediatamente le gravi violazioni dei diritti dell'uomo commesse dalle autorità libiche''.
Tripoli, 22 feb. (Adnkronos/Ign) - Sarebbero oltre mille i manifestanti uccisi in Libia nel corso delle proteste contro il leader Muammar Gheddafi. E' quanto riferisce l'emittente satellitare al-Arabiya, che cita fonti dell'opposizione.
Continuano le violenze contro i manifestanti. All'alba di oggi gli aerei militari sono tornati a bombardare le centinaia di migliai di persone pro-democrazia riunite in piazza a Tripoli. I primi raid aerei contro la folla risalgono a ieri sera.
Anche i battaglioni della sicurezza libica, fedeli al rais, hanno nuovamente aperto il fuoco oggi contro i manifestanti a Tripoli. Secondo quanto riferisce 'al-Jazeera', le violenze sono avvenute nel quartiere di Fashlun, alla periferia della città, che ieri è stata obiettivo dei raid dei caccia militari libici insieme al sobborgo di Tajura.
Secondo Muhammad Abdellah, vice presidente del gruppo di opposizione Fronte di salvevzza libico, "a Tripoli ci sono due quartieri dove molti cadaveri sono ancora in strada". Secondo l'oppositore, "il regime di Muammar Gheddafi controlla solo Tripoli, in questo momento lo scontro è in corso solo in quella zona. La maggior parte delle città del Paese sono in mano ai manifestanti, aiutati dall'esercito che si è rivoltato contro il regime. Ora si combatte solo nella capitale dove i manifestanti vengono attaccati".
Facendo il punto della situazione in Libia, l'oppositore spiega che "riguardo le città di Tobrik e Kafra entrambe sono sotto il controllo dei manifestanti del gruppo '17 febbraio', la situazione è tranquilla anche a Misurata e nella città di Bani Walid, controllata dalla tribù di Warfalla che ieri si è rivoltata contro Gheddafi. Non abbiamo invece notizie certe su quanto sta accadendo a Sirte, città considerata la roccaforte del colonnello".
Anche a Bengasi gli abitanti hanno preso il controllo della città, riferisce alla Bbc un medico locale, Ahmad Bin Tahir. ''Qui non c'è più la presenza dello Stato - ha detto Bin Tahir - Non c'è polizia, non c'è esercito, non ci sono figure pubbliche''. Quello che invece governa a Bengasi è ''il popolo, che si è organizzato per riportare l'ordine. Sono stati formati comitati per governare la città''.
Diversi militari e politici, tra cui il ministro dell'Interno Abed Al-Fatah Yuni, sono passati dalla parte dei manifestanti. Ma proprio per limitare i danni alla vigilia della rivolta Gheddafi avrebbe fatto eliminare i vertici dell'esercito, uccidendo molti ufficiali che credeva potessero rivoltarsi contro di lui, sostiene l'ufficiale dell'aereonautica militare libica, Qasim Najiya ai microfoni di 'al-Jazeera'. L'ufficiale ha inoltre chiesto ai manifestanti "di occupare tutti gli aeroporti per bloccare Gheddafi". L'ultimo ad aver girato le spalle al colonnello è il generale Abdelhilam Hussein. Prima di lui aveva abbandonato il regime anche il generale al-Mahdi al-Arabi, che ha diffuso un comunicato per chiedere a tutti i militari di passare con i manifestanti.
Al-Fatah Yunis, secondo quanto riporta al Jazeera, ha chiesto alle forze armate di "unirsi al popolo e venire incontro alla richiesta della popolazione". La dichiarazione con cui il ministro afferma di essere passato con i ribelli del ministro arriva dopo che oggi nel suo discorso alla nazione Gheddafi aveva detto che il ministro sarebbe stato ucciso nei giorni scorsi a Bengasi.
L'Alto commisario delle Nazioni Unite per i diritti umani Navi Pillay ha chiesto dal canto suo che si svolga una ''inchiesta internazionale indipendente'' sugli attacchi che il governo Gheddafi ha sferrato contro i manifestanti, dicendo che tale repressione potrebbe rientrare tra i crimini contro l'umanità. In un comunicato, la Pillay ha detto che ''gli attacchi sistematici contro la popolazione civile potrebbero essere assimilati ai crimini contro l'umanità''. L'Alto commissario ha quindi chiesto che vengano ''fermate immediatamente le gravi violazioni dei diritti dell'uomo commesse dalle autorità libiche''.

Riccardo- Navigatore

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