RIVOLTA IN LIBIA: E' STRAGE
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Re: RIVOLTA IN LIBIA: E' STRAGE
Tripoli, decine di fosse comuni scavate sulla spiaggia
ultimo aggiornamento: 23 febbraio, ore 15:15
Tripoli, 23 feb. (Ign) - Sono decine e decine le fosse scavate sulla spiaggia di Tripoli per seppellire le vittime, più di mille secondo alcune fonti, degli scontri in Libia. A mostrare le immagini è un video amatoriale girato ieri a Tripoli e diffuso da 'Onedayonearth'. Il filmato mostra le fosse allineate e tanti uomini al lavoro
http://www.adnkronos.com/IGN/Mediacenter/Video_News/Dalle-linee-elettriche-arriva-un-contributo-importante-per-la-tutela-della-biodiversita_311717196079.html
ultimo aggiornamento: 23 febbraio, ore 15:15
Tripoli, 23 feb. (Ign) - Sono decine e decine le fosse scavate sulla spiaggia di Tripoli per seppellire le vittime, più di mille secondo alcune fonti, degli scontri in Libia. A mostrare le immagini è un video amatoriale girato ieri a Tripoli e diffuso da 'Onedayonearth'. Il filmato mostra le fosse allineate e tanti uomini al lavoro
http://www.adnkronos.com/IGN/Mediacenter/Video_News/Dalle-linee-elettriche-arriva-un-contributo-importante-per-la-tutela-della-biodiversita_311717196079.html

Riccardo- Navigatore

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Re: RIVOLTA IN LIBIA: E' STRAGE
La crisi in Libia fa schizzare il petrolio: il Brent tocca i 110 dollari, la benzina verso 1,6 euro
TRIPOLI – La crisi in Libia fa schizzare il petrolio. Il Brent tocca i 110 dollari per la prima volta dal settembre 2008. I prezzi volano quindi sopra 96 dollari al barile, ai massimi da due anni e mezzo. Sul circuito elettronico i future sul Light crude avanzano di 79 cent a 96,20 dollari, dopo aver toccato un massimo di 96,25 dollari. Così la benzina rischia di salire a 1,6 euro al litro.
Adesso tra Tripoli e Bengasi si rischia il tracollo in una guerra civile e sono a rischio le forniture libiche. Il Paese è il quarto produttore di petrolio in Africa dopo Nigeria, Algeria e Angola, con quasi 1,8 milione di barili al giorno e riserve valutate in 42 miliardi di barili ed è membro dell’Organizzazione dei paesi esportatori di petrolio (Opec).
Secondo l’agenzia americana di informazione sull’energia (Eia), nel 2009 la Libia era il quarto produttore africano con 1,789 milione di barili al giorno, dietro Nigeria (2,211 milioni), Algeria (2,125 milioni) e Angola (1,948 milioni). Esporta gran parte del greggio verso i paesi europei, tra cui Italia, Germania, Spagna e Francia.
blitzquotidiano.it
TRIPOLI – La crisi in Libia fa schizzare il petrolio. Il Brent tocca i 110 dollari per la prima volta dal settembre 2008. I prezzi volano quindi sopra 96 dollari al barile, ai massimi da due anni e mezzo. Sul circuito elettronico i future sul Light crude avanzano di 79 cent a 96,20 dollari, dopo aver toccato un massimo di 96,25 dollari. Così la benzina rischia di salire a 1,6 euro al litro.
Adesso tra Tripoli e Bengasi si rischia il tracollo in una guerra civile e sono a rischio le forniture libiche. Il Paese è il quarto produttore di petrolio in Africa dopo Nigeria, Algeria e Angola, con quasi 1,8 milione di barili al giorno e riserve valutate in 42 miliardi di barili ed è membro dell’Organizzazione dei paesi esportatori di petrolio (Opec).
Secondo l’agenzia americana di informazione sull’energia (Eia), nel 2009 la Libia era il quarto produttore africano con 1,789 milione di barili al giorno, dietro Nigeria (2,211 milioni), Algeria (2,125 milioni) e Angola (1,948 milioni). Esporta gran parte del greggio verso i paesi europei, tra cui Italia, Germania, Spagna e Francia.
blitzquotidiano.it

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Re: RIVOLTA IN LIBIA: E' STRAGE
La paura di Berlusconi: “E se Gheddafi ci tirasse un missile?”
ROMA – Parlando per la prima volta in pubblico della rivolta libica e di Gheddafi, Berlusconi, dal palco degli Stati generali di Roma, è apparso molto misurato. Parole ponderate e si capisce il perché. Secondo Francesco Bei, che su Repubblica scrive un retroscena del rapporto attuale che lega Berlusconi a Gheddafi, il premier avrebbe timore del leader libico.
“Dobbiamo stare attenti con Gheddafi, è un pazzo. Ci ha già sparato un missile una volta, non è che ce ne tira un altro contro?”. Così, secondo Bei, Berlusconi si sarebbe espresso ai suoi dopo aver ascoltato il discorso di Gheddafi dal suo bunker tripolino. Il riferimento al missile riguarda l’attacco contro Lampedusa del 1986, quando un missile libico colpì l’isola.
Le voci che arrivano dal governo spiegano quindi prudenza dei discorsi ufficiali, mantenuta nonostante il recente cambio di rotta: da “non chiamo per non disturbarlo” a “difendiamo chi chiede democrazia in Libia”. A Berlusconi sarebbero arrivate pressioni dagli Stati Uniti, dalla Ue e anche dalla Lega Araba per dare a Gheddafi un segnale più forte.
Non solo: Berlusconi sa che sono molti gli italiani nel paese nordafricano e teme eventuali ritorsioni. “Ci sono diecimila connazionali sparsi tra la Tripolitania e la Cirenaica – confermano preoccupati dalla Farnesina – e meno di mille sono quelli che vogliono rimpatriare”. Ci sono poi le infrastrutture e gli affari che molte imprese italiane hanno in Libia per milioni di euro, senza contare che dal paese parte il gasdotto verso l’Italia, il cui flusso è stato già ridotto.
Inoltre Berlusconi avrebbe ridimensionato gli allarmi che arrivano dalla Libia: “I servizi segreti – confida uno dei partecipanti al vertice di palazzo Chigi convocato per discutere la crisi – ancora ieri ci confermavano che la situazione a Tripoli non era così drammatica, anzi. E lo stesso ha detto il nostro ambasciatore”.
“I piloti libici atterrati a Malta – osserva il ministro Ignazio La Russa – hanno dichiarato di essere scappati per non sparare sulla folla. Hanno raccontato cose gravi. Ma questo è normale, tutti i disertori si giustificano con motivazioni simili. Non possiamo basarci solo su questi racconti per muoverci”.
Insomma per il premier Gheddafi potrebbe rivelarsi il male minore. Se dovesse cadere il regime del colonnello il pericolo è quello di un “salto nel vuoto”, magari con uno Stato islamico, meno propenso a trattare con l’Occidente, proprio a un passo dall’Italia. Fiamma Nirenstein, consigliere molto ascoltato da Berlusconi, aggiunge questa considerazione: “Il crollo del regime di Mubarak ha portato all’espansione della sfera d’influenza dell’Iran, testimoniata dal passaggio di due navi da guerra nel canale di Suez. Cosa può succedere in Libia?”.
24 febbraio 2011 | 09:27 - blitzquotidiano.it
ROMA – Parlando per la prima volta in pubblico della rivolta libica e di Gheddafi, Berlusconi, dal palco degli Stati generali di Roma, è apparso molto misurato. Parole ponderate e si capisce il perché. Secondo Francesco Bei, che su Repubblica scrive un retroscena del rapporto attuale che lega Berlusconi a Gheddafi, il premier avrebbe timore del leader libico.
“Dobbiamo stare attenti con Gheddafi, è un pazzo. Ci ha già sparato un missile una volta, non è che ce ne tira un altro contro?”. Così, secondo Bei, Berlusconi si sarebbe espresso ai suoi dopo aver ascoltato il discorso di Gheddafi dal suo bunker tripolino. Il riferimento al missile riguarda l’attacco contro Lampedusa del 1986, quando un missile libico colpì l’isola.
Le voci che arrivano dal governo spiegano quindi prudenza dei discorsi ufficiali, mantenuta nonostante il recente cambio di rotta: da “non chiamo per non disturbarlo” a “difendiamo chi chiede democrazia in Libia”. A Berlusconi sarebbero arrivate pressioni dagli Stati Uniti, dalla Ue e anche dalla Lega Araba per dare a Gheddafi un segnale più forte.
Non solo: Berlusconi sa che sono molti gli italiani nel paese nordafricano e teme eventuali ritorsioni. “Ci sono diecimila connazionali sparsi tra la Tripolitania e la Cirenaica – confermano preoccupati dalla Farnesina – e meno di mille sono quelli che vogliono rimpatriare”. Ci sono poi le infrastrutture e gli affari che molte imprese italiane hanno in Libia per milioni di euro, senza contare che dal paese parte il gasdotto verso l’Italia, il cui flusso è stato già ridotto.
Inoltre Berlusconi avrebbe ridimensionato gli allarmi che arrivano dalla Libia: “I servizi segreti – confida uno dei partecipanti al vertice di palazzo Chigi convocato per discutere la crisi – ancora ieri ci confermavano che la situazione a Tripoli non era così drammatica, anzi. E lo stesso ha detto il nostro ambasciatore”.
“I piloti libici atterrati a Malta – osserva il ministro Ignazio La Russa – hanno dichiarato di essere scappati per non sparare sulla folla. Hanno raccontato cose gravi. Ma questo è normale, tutti i disertori si giustificano con motivazioni simili. Non possiamo basarci solo su questi racconti per muoverci”.
Insomma per il premier Gheddafi potrebbe rivelarsi il male minore. Se dovesse cadere il regime del colonnello il pericolo è quello di un “salto nel vuoto”, magari con uno Stato islamico, meno propenso a trattare con l’Occidente, proprio a un passo dall’Italia. Fiamma Nirenstein, consigliere molto ascoltato da Berlusconi, aggiunge questa considerazione: “Il crollo del regime di Mubarak ha portato all’espansione della sfera d’influenza dell’Iran, testimoniata dal passaggio di due navi da guerra nel canale di Suez. Cosa può succedere in Libia?”.
24 febbraio 2011 | 09:27 - blitzquotidiano.it

In The Main- Capitano

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Re: RIVOLTA IN LIBIA: E' STRAGE
Tripoli, bel suol d'amore....
http://www.youtube.com/watch?v=JO9Ow4DGUbQ
http://www.youtube.com/watch?v=JO9Ow4DGUbQ

bender- Capitano

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Re: RIVOLTA IN LIBIA: E' STRAGE
Oppositore in esilio: ''Istruttori italiani tra le milizie di Gheddafi
ultimo aggiornamento: 24 febbraio, ore 17:25
Ginevra - (Adnkronos/Aki) - Hasan al-Jahmi, promotore della 'giornata della collera libica' del 17 febbraio, ad Aki: ''Abbiamo ottenuto anche noi da più fonti notizie sulla presenza di italiani e francesi tra i mercenari''
ultimo aggiornamento: 24 febbraio, ore 17:25
Ginevra - (Adnkronos/Aki) - Hasan al-Jahmi, promotore della 'giornata della collera libica' del 17 febbraio, ad Aki: ''Abbiamo ottenuto anche noi da più fonti notizie sulla presenza di italiani e francesi tra i mercenari''

Riccardo- Navigatore

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Re: RIVOLTA IN LIBIA: E' STRAGE
Libia, La Russa: "Preoccupati per italiani ad Hamal derubati e senza cibo"
ultimo aggiornamento: 25 febbraio, ore 17:21
Roma - (Adnkronos/Ign) - Il ministro della Difesa annuncia che quindici nostri connazionali sarebbero in particolare difficoltà dal momento che hanno "pochi viveri a disposizione". Stati Uniti e Gran Bretagna utilizzeranno la base di Sigonella per scopi umanitari. Tre aerei da trasporto C-130J dell'Aeronautica militare atterreranno nel pomeriggio e in serata sulla pista della base di Pratica di Mare. I mezzi anfibi della nave 'San Giorgio' della Marina hanno raggiunto il porto di Misurata per evacuare i connazionali
ultimo aggiornamento: 25 febbraio, ore 17:21
Roma - (Adnkronos/Ign) - Il ministro della Difesa annuncia che quindici nostri connazionali sarebbero in particolare difficoltà dal momento che hanno "pochi viveri a disposizione". Stati Uniti e Gran Bretagna utilizzeranno la base di Sigonella per scopi umanitari. Tre aerei da trasporto C-130J dell'Aeronautica militare atterreranno nel pomeriggio e in serata sulla pista della base di Pratica di Mare. I mezzi anfibi della nave 'San Giorgio' della Marina hanno raggiunto il porto di Misurata per evacuare i connazionali

Riccardo- Navigatore

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Re: RIVOLTA IN LIBIA: E' STRAGE
a quanto pare siamo ufficialmente in guerra con la Libia, a fianco di francia inghilterra e america.
il ministro Frattini avrebbe dichiarato che le nostre basi sono pronte e saranno disponibili per eventuali raid aerei verso la Libia..
praticamente possiamo aspettarci un missile dalla libia in qualsiasi momento e su qualsiasi nostra citta..
Morire per Bengasi?
Il Blog di Beppe Grillo 19/03/11
Quando l'Italia entrò in guerra il 10 giugno 1940, Mussolini almeno lo dichiarò dal balcone di Palazzo Venezia davanti a una folla oceanica. Ci mise, come si dice, la faccia dopo quasi un anno di attesa dall'inizio del conflitto europeo in cui, per starne fuori, si era inventato la "non belligeranza", né guerra, né pace. 71 anni dopo, nel giorno del 150° anniversario dell'Unità, siamo entrati in guerra con la Libia, un nostro ex alleato (in questi voltafaccia abbiamo una certa esperienza...) senza un pubblico dibattito o che Berlusconi o Napolitano sentissero il bisogno di andare in televisione a spiegarne i motivi. La Libia non è l'Afghanistan, con cui pure siamo in guerra senza saperne assolutamente i motivi. E' a due passi dalle nostre coste, è uno Stato che abbiamo riconosciuto fino all'altro ieri in modo plateale e anche cialtronesco. L'Italia ha fornito armi a Gheddafi, come pure molti Stati che ora si apprestano a bombardarla. I nostri interessi economici sono tali che, insieme alla Libia, stiamo costruendo da anni un gigantesco gasdotto, Greenstream, per collegarla all'Europa.
Ci troviamo in guerra e non sappiamo perché. E' vero che gli insorti di Bengasi rischiano di essere passati per le armi, è altrettanto vero che si tratta di una guerra civile, un fatto interno al Paese, in cui l'Italia poteva e doveva porsi come interlocutrice di entrambe le parti, come mediatrice. Il nostro ruolo non è quello di gendarmi del mondo o di reggicoda degli Stati Uniti. Gheddafi è un mostro? Forse. Ma la distruzione della Cecenia è da imputarsi alla Russia di Putin e l'occupazione del Tibet alla Cina di Hu Jintao, ma nessuno ha mosso, né muoverà un dito all'ONU. Nel Darfur è stato massacrato, stuprato, mutilato, un milione di persone nell'indifferenza della Nato. In Africa sono in corso guerre civili e tribali da 50 anni a partire dallo spaventoso genocidio del Ruanda.
Vi ricordate l'attacco a Lampedusa del 1986? Gheddafi lanciò allora due missili Scud contro un'installazione militare statunitense dopo il bombardamento di Tripoli voluto da Reagan. L'unico atto di guerra contro il nostro territorio da parte di uno Stato dopo la Seconda Guerra Mondiale. Quante basi americane ci sono sul nostro territorio? Ognuna è un bersaglio. Frattini ha dichiarato: "Daremo le basi, possibili nostri raid". Lo ha fatto con quell'aria stolida e tranquilla che lo accompagna dalla nascita. Qualcuno ha detto agli italiani che siamo in guerra e un missile libico potrebbe colpire in ogni momento una nostra città?
il ministro Frattini avrebbe dichiarato che le nostre basi sono pronte e saranno disponibili per eventuali raid aerei verso la Libia..
praticamente possiamo aspettarci un missile dalla libia in qualsiasi momento e su qualsiasi nostra citta..
Morire per Bengasi?
Il Blog di Beppe Grillo 19/03/11
Quando l'Italia entrò in guerra il 10 giugno 1940, Mussolini almeno lo dichiarò dal balcone di Palazzo Venezia davanti a una folla oceanica. Ci mise, come si dice, la faccia dopo quasi un anno di attesa dall'inizio del conflitto europeo in cui, per starne fuori, si era inventato la "non belligeranza", né guerra, né pace. 71 anni dopo, nel giorno del 150° anniversario dell'Unità, siamo entrati in guerra con la Libia, un nostro ex alleato (in questi voltafaccia abbiamo una certa esperienza...) senza un pubblico dibattito o che Berlusconi o Napolitano sentissero il bisogno di andare in televisione a spiegarne i motivi. La Libia non è l'Afghanistan, con cui pure siamo in guerra senza saperne assolutamente i motivi. E' a due passi dalle nostre coste, è uno Stato che abbiamo riconosciuto fino all'altro ieri in modo plateale e anche cialtronesco. L'Italia ha fornito armi a Gheddafi, come pure molti Stati che ora si apprestano a bombardarla. I nostri interessi economici sono tali che, insieme alla Libia, stiamo costruendo da anni un gigantesco gasdotto, Greenstream, per collegarla all'Europa.
Ci troviamo in guerra e non sappiamo perché. E' vero che gli insorti di Bengasi rischiano di essere passati per le armi, è altrettanto vero che si tratta di una guerra civile, un fatto interno al Paese, in cui l'Italia poteva e doveva porsi come interlocutrice di entrambe le parti, come mediatrice. Il nostro ruolo non è quello di gendarmi del mondo o di reggicoda degli Stati Uniti. Gheddafi è un mostro? Forse. Ma la distruzione della Cecenia è da imputarsi alla Russia di Putin e l'occupazione del Tibet alla Cina di Hu Jintao, ma nessuno ha mosso, né muoverà un dito all'ONU. Nel Darfur è stato massacrato, stuprato, mutilato, un milione di persone nell'indifferenza della Nato. In Africa sono in corso guerre civili e tribali da 50 anni a partire dallo spaventoso genocidio del Ruanda.
Vi ricordate l'attacco a Lampedusa del 1986? Gheddafi lanciò allora due missili Scud contro un'installazione militare statunitense dopo il bombardamento di Tripoli voluto da Reagan. L'unico atto di guerra contro il nostro territorio da parte di uno Stato dopo la Seconda Guerra Mondiale. Quante basi americane ci sono sul nostro territorio? Ognuna è un bersaglio. Frattini ha dichiarato: "Daremo le basi, possibili nostri raid". Lo ha fatto con quell'aria stolida e tranquilla che lo accompagna dalla nascita. Qualcuno ha detto agli italiani che siamo in guerra e un missile libico potrebbe colpire in ogni momento una nostra città?

NETIUM- Cannoniere

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RIVOLTA IN LIBIA: E' STRAGE
NETIUM ha scritto:a quanto pare siamo ufficialmente in guerra con la Libia, a fianco di francia inghilterra e america.
il ministro Frattini avrebbe dichiarato che le nostre basi sono pronte e saranno disponibili per eventuali raid aerei verso la Libia..
praticamente possiamo aspettarci un missile dalla libia in qualsiasi momento e su qualsiasi nostra citta..
Morire per Bengasi?
Il Blog di Beppe Grillo 19/03/11
Quando l'Italia entrò in guerra il 10 giugno 1940, Mussolini almeno lo dichiarò dal balcone di Palazzo Venezia davanti a una folla oceanica. Ci mise, come si dice, la faccia dopo quasi un anno di attesa dall'inizio del conflitto europeo in cui, per starne fuori, si era inventato la "non belligeranza", né guerra, né pace. 71 anni dopo, nel giorno del 150° anniversario dell'Unità, siamo entrati in guerra con la Libia, un nostro ex alleato (in questi voltafaccia abbiamo una certa esperienza...) senza un pubblico dibattito o che Berlusconi o Napolitano sentissero il bisogno di andare in televisione a spiegarne i motivi. La Libia non è l'Afghanistan, con cui pure siamo in guerra senza saperne assolutamente i motivi. E' a due passi dalle nostre coste, è uno Stato che abbiamo riconosciuto fino all'altro ieri in modo plateale e anche cialtronesco. L'Italia ha fornito armi a Gheddafi, come pure molti Stati che ora si apprestano a bombardarla. I nostri interessi economici sono tali che, insieme alla Libia, stiamo costruendo da anni un gigantesco gasdotto, Greenstream, per collegarla all'Europa.
Ci troviamo in guerra e non sappiamo perché. E' vero che gli insorti di Bengasi rischiano di essere passati per le armi, è altrettanto vero che si tratta di una guerra civile, un fatto interno al Paese, in cui l'Italia poteva e doveva porsi come interlocutrice di entrambe le parti, come mediatrice. Il nostro ruolo non è quello di gendarmi del mondo o di reggicoda degli Stati Uniti. Gheddafi è un mostro? Forse. Ma la distruzione della Cecenia è da imputarsi alla Russia di Putin e l'occupazione del Tibet alla Cina di Hu Jintao, ma nessuno ha mosso, né muoverà un dito all'ONU. Nel Darfur è stato massacrato, stuprato, mutilato, un milione di persone nell'indifferenza della Nato. In Africa sono in corso guerre civili e tribali da 50 anni a partire dallo spaventoso genocidio del Ruanda.
Vi ricordate l'attacco a Lampedusa del 1986? Gheddafi lanciò allora due missili Scud contro un'installazione militare statunitense dopo il bombardamento di Tripoli voluto da Reagan. L'unico atto di guerra contro il nostro territorio da parte di uno Stato dopo la Seconda Guerra Mondiale. Quante basi americane ci sono sul nostro territorio? Ognuna è un bersaglio. Frattini ha dichiarato: "Daremo le basi, possibili nostri raid". Lo ha fatto con quell'aria stolida e tranquilla che lo accompagna dalla nascita. Qualcuno ha detto agli italiani che siamo in guerra e un missile libico potrebbe colpire in ogni momento una nostra città?
discorso che non fa una piega. tutto si gioca per soldi. nessuno ha le palle di andare contro la cina, per una regione come il tibet..la cina con il suo potenziale economico..non sia mai perderla. in africa nessuno va, tanto non c è niente, in somalia, congo, oltre il già controllato mercato dei diamanti, ci sono poche risorse(legno..), in cecenia, vedi discorso cina. ora, si prospetta la ghiotta occasione di togliere davanti alle palle, un paese con notevoli esportazioni di petrolio..
certo è che la cosa andava risolta, non si poteva aspettare che ghed uccidesse tutti i rivoltosi...ma sul discorso dei nostri rappresentanti(mai fatto), non si trovano scuse.

mimmmo- Capitano

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Età: 23
Re: RIVOLTA IN LIBIA: E' STRAGE
LIBIA: COLPITI 20 OBIETTIVI,
100 MORTI A BENGASI
TRIPOLI - Muammar Gheddafi ha fatto sentire la sua voce, mentre stamani riprendevano i raid aerei contro la Libia e il capo dei militari Usa dichiarava che la no fly zone è stata «imposta». Nella sua prima manifestazione dall'inizio dell'attacco della coalizione il rais ha promesso ai nemici, paragonati ai nazisti, «l'inferno» di una «lunga guerra» che alla fine sarà vinta dalla Libia, perchè la Libia è «alla testa dei popoli in rivolta». Dunque, occidentali, «pensateci». Breve, violento e infuocato il discorso del rais, un messaggio in audio in diretta dalla tv libica e ritrasmesso in tutto il mondo. Un messaggio che chiama i popoli alla rivolta e pieno di minacce per gli occidentali, definiti «barbari, terroristi, mostri, criminali», il cui unico scopo è di «appropriarsi del nostro petrolio». «Avete attaccato il civile popolo libico che non vi aveva fatto nulla», ha detto. Ma il terreno libico, ha detto il rais nella sua sfuriata audio, diventerà «l'inferno» per i suoi attaccanti. Gheddafi ha detto che i depositi di armi sono aperti, che i libici si stanno armando. «Vi combatteremo», ha assicurato, e «sarà una guerra lunga», combattuta su «un fronte vasto, su un terreno troppo vasto» per gli attaccanti, da persone «pronte a morire da martiri». «Voi (occidentali) volete il nostro petrolio, ma la nostra terra ci è stata data da Dio. Noi non la lasceremo a voi francesi, americani o britannici e continueremo la guerra per liberarla... Noi siamo oppressi e colui che è oppresso vincerà, mentre coloro che opprimono saranno sconfitti», ha detto mentre la tv di stato libica mostrava un fermo immagine sul monumento del pugno che distrugge l'aereo americano, eretto nella casa di Gheddafi distrutta nel raid Usa del 1986. Gheddafi, ricordando che il popolo libico ha «già sconfitto gli italiani» colonizzatori, ha rimarcato che gli occidentali, non imparano mai le lezioni del passato: «L'attacco alla Libia è una nuova crociata contro l'Islam, ma sarete sconfitti, come già siete stati sconfitti in Iraq e in Somalia, come vi ha sconfitto Bin Laden» e come «siete stati sconfitti nel Vietnam». Quindi l'invito agli attaccanti: «Chiudetevi nelle vostre basi» e «pensateci bene». Poi il Colonnello ha chiamato a raccolta tutti i popoli «oppressi», rivendicando a sè la primogenitura, in largo anticipo, della rivoluzione dei popoli, delle ribellioni nel mondo arabo: «I popoli sono in ribellione dappertutto, anche nel Golfo Persico, e noi, il popolo libico della Jamahiriya, siamo alla testa della rivoluzione». Stamani i raid, che erano cessati verso l'alba, sono ripresi intorno alle 11:00 italiani. Fra i vari attacchi, tre bombardieri invisibili (stealth) hanno colpito con 40 bombe una base aera libica, secondo la tv americana Cbs. A mezzogiorno (in Italia) il capo di stato maggiore Usa, ammiraglio Mullen dichiarava: la no fly zone «è stata effettivamente imposta sui cieli libici» e che la contraerea libica è stata «resa inoffensiva».
FRANCIA: «NESSU CIVILE UCCISO» I raid dell'aeronautica francese non hanno causato la morte di nessun civile libico: lo ha detto a Parigi il colonnello francese Thierry Bukhard, nel corso di una conferenza stampa a Parigi.
COLPITI 20 OBIETTIVI SU 22 Gli attacchi aerei condotti nella giornata di ieri da Stati Uniti e Gran Bretagna contro le forze di Muammar Gheddafi hanno colpito e distrutto 20 obiettivi su 22 e hanno visto impegnati anche tre bombardieri B2. Lo ha confermato il comandante James Stockman, portavoce per l'US Africa Command, il comando che coordina le operazioni della forze internazionali in Libia. Stockman non ha escluso che danni significativi siano stati portati anche agli altri due obiettivi dei bombardamenti.
«ITALIA TRADITRICE» L'Italia ha tradito la Libia e il suo popolo: lo ha detto oggi il colonnello Muammar Gheddafi durante il suo messaggio alla Tv di Stato libica. «Italia, sei traditrice», ha affermato Gheddafi che ha esplicitamente accusato di tradimento anche la Gran Bretagna, la Francia e gli Stati Uniti.
GHEDDAFI ARMA I CIVILI Il regime di Tripoli starebbe armando anche i civili nel disperato tentativo di rispondere agli attacchi aerei della coalizione internazionale. «Abbiamo ricevuto una telefonata alle 3 del mattino, nella quale si chiedeva a tutti di andare nelle strade», afferma una donna dalla capitale libica, secondo quanto riporta la Cnn. «Ai civili è consentito prendere fucili mitragliatori e armi anti aeree per sparare contro gli aerei», ha spiegato la donna. Il governo libico ha cominciato a distribuire armi a più di un milione di persone e terminerà l'operazione entro poche ore, riferisce l'agenzia libica Jana citando fonti della Difesa di Tripoli.
PORTAEREI FRANCESE SALPATA DA TOLONE È salpata alle 13:00 da Tolone, nel sud della Francia, la portaerei nucleare Charles de Gaulle, che appoggerà le incursioni aeree dell'aviazione di Parigi già in corso da ieri. «Le operazioni francesi continuano - ha detto un portavoce del ministero della Difesa a Parigi - gli aerei sono sul posto». Il portavoce non ha confermato la partenza, insieme alla Charles de Gaulle - unica portaerei a propulsione nucleare in possesso della Francia - di una fregata che potrebbe andare a raggiungere le due fregate francesi che già operano nelle acque del Mediterraneo, al largo della Libia.
CACCIA DANESI IN PARTENZA DA SIGONELLA «Sono arrivati ieri 6 caccia danesi F16 e sono pronti a partire per eventuali operazioni. Non sappiamo se ne arriveranno altri, non abbiamo avuto notizie e siamo pronti a dare tutto il supporto di cui hanno bisogno. Siamo in attesa. Il codice di allertamento, da diversi mesi è sempre rimasto uguale: Bravo plus». Lo ha detto, a margine di un incontro con i giornalisti, Rocco Massimo Zafarana, capoufficio comando pubbliche relazioni del 41° stormo, con Paolo Bruno comandante centro addestramenti equipaggio dello stormo. «La base italiana di Sigonella, sede del 41° stormo dell'Aeronautica -ha aggiunto Zafarana- ha il compito di fornire il massimo supporto alle forze internazionali che vengono a schierarsi qua per operazioni inerenti la crisi libica. Il 41° stormo -ha concluso- opera con il veivolo Atlantic, pattugliatore aereo antisommergibile e continuiamo a svolgere la nostra attività».
VEICOLI DI GHEDDAFI DISTRUTTI A BENGASI È possibile vedere decine di veicoli militari delle brigate di Muammar Gheddafi distrutti lungo la via che porta da Bengasi ad Ajdabiya. Lo riferisce la tv satellitare 'al-Arabiyà, secondo la quale i veicoli sarebbero stati distrutti dai raid aerei compiuti ieri nella zona contro le truppe del regime.
NEW YORK TIMES: "RAID FRANCESI NON COORDINATI" I primi raid aerei francesi che alle 17.45 di ieri hanno dato il via all'intervento militare contro la Libia non sono stati coordinati con gli altri Paesi alleati. Lo rende noto il New York Times, citando una fonte diplomatica di un Paese della Nato, per cui alcuni leader ieri a Parigi non hanno nascosto il loro disappunto per tale accelerazione che ha fatto seguito alla decisione di Parigi di prevenire, già venerdì, un accordo in sede Nato per l'intervento che avrebbe così potuto iniziare un giorno prima. Il quotidiano americano parla infatti di un certo nervosismo fra alcuni dei paesi coinvolti nell'operazione per l'insistenza della Francia nel voler organizzare il vertice di ieri a Parigi per concordare le modalità dell'attuazione della risoluzione 1973 approvata giovedì sera dal Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite. Tale riunione, spiegano le fonti diplomatiche del New York Times, avrebbe rallentato l'avvio delle operazioni militari, che invece era necessario accelerare per scongiurare l'ingresso delle forze di Gheddafi a Bengasi, un'accusa che i francesi hanno respinto, attraverso le parole del portavoce del ministero degli esteri, Bernard Valero. Venerdì, la Francia ha di fatto costretto la Nato a sospendere il suo intervento fino a dopo la riunione di Parigi.
MORTI E FERITI A MISURATA I carri armati della brigate fedeli a Muammar Gheddafi hanno raggiunto poco fa il centro di Misurata, in Tripolitania. Lo ha annunciato un testimone contattato all'edizione araba della Bbc. Parlando degli scontri in corso oggi tra i soldati del regime e i ribelli che difendono il centro cittadino, la fonte ha parlato di «un vero e proprio massacro in corso», sostenendo che si contano 10 morti e 40 feriti sul campo.
CARRI ARMATI VERSO LA CIRENAICA I carri armati dei ribelli libici stanno avanzando verso la città di Ajdabiya, in Cirenaica, dove hanno ripiegato le brigate di Muammar Gheddafi dopo i raid aerei subiti ieri dalle loro postazioni nella periferia di Bengasi. Lo riferisce la tv araba 'al-Jazeerà. Intanto i siti dell'opposizione libica in internet annunciano che i rivoltosi di Misurata sarebbero riusciti a mettere fuori uso due carri armati che da questa mattina sparavano verso il centro cittadino.
MISSILI DA TORNADO BRITANNICI Hanno iniziato a effettuare raid sulla Libia anche i Tornado britannici. Lo ha reso noto questa mattina un portavoce della difesa a Londra, il generale John Lorimer. «Posso ora confermare che anche la Raf ha lanciato missili da crociaere Storm Shadow da alcuni aerei Tornado GR4», ha precisato Lorimer. «Le forze armate britanniche, così come autorizzate dalla risoluzione del Consiglio di sicurezza 1973, hanno partecipato a un attacco coordinato per colpire i sistemi di difesa aerea libici», ha precisato il generale Lorimer, il responsabile dell'ufficio comunicazioni strategiche dello stato maggiore della difesa. I Tornado sono quindi entrati in azione dopo che i sottomarini di classe Trafalgar avevano lanciato missili Tomahwak. I Tornado entrati in azione erano decollati dalla base della Raf di Marham: hanno così effettuato la missione più lunga da quando non erano entrati in azione nelle Falklands, grazie al sostegno degli aerei per il rifornimento in volo VC10 e Tristar e degli aerei da ricognizione E3D e Sentinel. Le operazioni sono sostenute dalle unità navali HMS Westminster e dalla HMS Cumberland. Pronti a entrare in azione anche gli aerei Typhoon. Nella giornata di oggi, il premier britannico, David Cameron, presiederà un incontro della commissione per la gestione delle situazione di emergenza per valutare l'impatto dei primi raid.
BOMBARDATO AEROPORTO VIP Tra gli obiettivi colpiti nei primi raid di Odissey Dawn c'è anche un aeroporto vicino a Tripoli usato per i voli dei Vip del regime. Sarebbe stato preso di mira per impedire ai fedelissimi di Gheddafi di fuggire, scrive il Sunday Times. Colpita anche, secondo il Times, una base aerea vicino a Misurata che sarebbe diventato un centro per le forze favorevoli al colonnello
QUASI 100 MORTI A BENGASI IN ATTACCO GHEDDAFI È di 94 morti il bilancio delle vittime dell'attacco compiuto ieri dalle brigate di Muammar Gheddafi nella città di Bengasi. Lo riferiscono fonti mediche alla tv araba 'al-Jazeerà. Intanto secondo l'emittente 'al-Arabiyà, i militari fedeli a Gheddafi stanno ripiegando verso Ajdabiya, mentre secondo Mustafa Gheriani, portavoce del Consiglio nazionale dell'opposizione, «i raid aerei di ieri hanno indebolito le forze fedeli al regime che stanno lasciando la città».
CINA "RAMMARICATA" DALL'ATTACCO La Cina, attraverso il ministero degli Esteri, esprime rammarico per i bombardamenti della coalizione internazionale sulla Libia, dicendo di non condividere l'uso della forza nelle relazioni internazionali. «La Cina ha preso atto degli ultimi sviluppi in Libia ed è rammaricata per gli attacchi militari contro il Paese», ha affermato la portavoce del ministero, Jiang Yu, aggiungendo che Pechino «auspica che in Libia possa essere ripristinata la stabilità il prima possibile per evitare ulteriori vittime civili e l'escalation del conflitto militare».
QATAR: "PARTECIPIAMO A INTERVENTO" Il Qatar conferma la sua partecipazione all'intervento militare contro la Libia. Il premier, Sheikh Hamad Bin Jassim Bin Jabr Al-Thani, ha precisato che la decisione è stata presa per «porre fine al bagno di sangue» messo in opera dalle forze di Gheddafi. L'operazione, ha aggiunto, «non è diretta contro il popolo libico, e neanche contro il colonnello (Gheddafi, ndr) e i suoi figli».
TESTIMONE: "14 MORTI IN STRADA BENGASI-AJDABIYA" Almeno quattordici morti sono stati visti oggi da un corrispondente delle Reuters attorno a veicoli dell'esercito del regime libico bombardati dalla coalizione internazionale sulla strada che collega Bengasi e Ajdabiya, nell'est del Paese. Il corrispondente ha riferito di scene di distruzione, con dozzine di veicoli bruciati
FRATTINI: "AVANTI FINO ALLA CADUTA DI GHEDDAFI" «La nostra scelta è irreversibile, assolutamente irreversibile. Andremo avanti fino a quando il regime non verrà rovesciato». È questo l'obiettivo della comunità internazionale in Libia, secondo quanto riferisce il ministro degli Esteri Franco Frattini, che in un'intervista all'Avvenire ribadisce come in questo momento l'Italia non poteva «defilarsi»: «Questo è il momento della responsabilità. E confermare l'impegno italiano è stata la scelta giusta perchè era in gioco il prestigio internazionale e non potevamo certo correre il rischio di essere marginalizzati». Con un occhio alle polemiche interne della Lega, il titolare della Farnesina spiega che «se la conseguenza dello scontro libico dovesse davvero essere un'ondata migratoria, l'Italia avrà uno straordinario argomento in più per rivendicare il burden sharing con l'Europa». Sempre per il contrasto dell'immigrazione clandestina, annuncia il capo della diplomazia italiana, «martedì io e Maroni saremo quasi certamente a Tunisi per definire un accordo bilaterale. Incontreremo il nuovo primo ministro. Siamo pronti ad un aiuto concreto, abbiamo sbloccato 90 milioni di euro, ci sono mezzi italiani per il pattugliamento navale delle coste tunisine, ma vogliamo garanzie che questo traffico di esseri umani venga bloccato».
GENERALE CLARK: "TUTTO LECITO PER DIFENDERE I CIVILI" «La risoluzione dell'Onu è nettissima riguardo all'obiettivo finale: sbarazzare la Libia del dittatore Muhammar Gheddafi. Per questo il Consiglio di sicurezza ha autorizzato il ricorso a ogni mezzo, salvo l'occupazione militare del Paese. In breve tutto è lecito, o quasi». Lo dice a Repubblica il generale Wesley Clark, ex comandante supremo delle forze Nato durante la guerra del Kosovo. I raid aerei, spiega, potranno prendere a bersaglio anche il quartier generale del Colonnello. Nessun ritardo d'intervento, afferma il generale, da parte della Casa Bianca: «Bisognava stabilire delle pre-condizioni, esplorare la compagine dei ribelli, capire meglio chi fossero. Poi serviva l'assenso della Lega araba, degli alleati. E infine bisognava completare tutto il percorso diplomatico all'interno dell'Onu».
ARRESTATI 4 GIORNALISTI DI AL JAZEERA Il regime libico di Muammar Gheddafi ha arrestato ieri sera quattro giornalisti della tv araba 'al-Jazeera' che operano nel paese. Secondo quanto riferisce l'edizione inglese della tv qatariota, i quattro giornalisti arrestati sono il corrispondente Ahmed Vall Ould Addin, cittadino mauritano, il cameraman Kamel Atalua, cittadino britannico, l'altro cameraman Ammar al-Hamdan, cittadino norvegese, e il corrispondente Lotfi al-Messaoud, cittadino tunisino. «Il nostro network - si legge sul sito di 'al-Jazeera' - ritiene le autorità libiche responsabili della loro sicurezza e chiede ai paesi arabi di intervenire in loro aiuto».
'ODISSEA ALL'ALBA' Pioggia di missili sulla Libia dal cielo e dal mare. È scattata l'operazione 'Odissey Dawn', cui partecipano al momento Francia, Gran Bretagna e Stati Uniti. Italia e Canada, gli altri due membri della coalizione internazionale, non hanno ancora preso parte attivamente ai raid. Ma l'Italia sta fornendo un importante supporto logistico attraverso la messa a disposizione della coalizione di ben sette basi militari. Gheddafi per ora ha reagito solo a parole con minacce gravissime: «il Mediterraneo è diventato un campo di battaglia», ha detto in serata attraverso un inusuale messaggio audio. «Attaccherò obiettivi civile e militari», ha aggiunto mentre la televisione libica diffondeva notizie secondo le quali i raid americani avrebbero colpito obiettivi civili in diverse zone del Paese, nonchè un ospedale in un sobborgo della capitale seconde alcune testimonianze. Secondo fonti del Pentagono, sono almeno 110 i missili da crociera Tomahawk lanciati su una ventina di obiettivi sensibili del Colonnello: batterie contraeree e depositi di carburante. La tv libica parla di «attacchi dei crociati» mentre migliaia di cittadini libici si sono offerti come scudi umani attorno al bunker del Colonnello a Tripoli. I primi missili contro le forze governative li hanno lanciati i jet francesi alle 17:45: centrati in pieno i bersagli, quattro carri armati di Gheddafi.
leggo.it
100 MORTI A BENGASI
TRIPOLI - Muammar Gheddafi ha fatto sentire la sua voce, mentre stamani riprendevano i raid aerei contro la Libia e il capo dei militari Usa dichiarava che la no fly zone è stata «imposta». Nella sua prima manifestazione dall'inizio dell'attacco della coalizione il rais ha promesso ai nemici, paragonati ai nazisti, «l'inferno» di una «lunga guerra» che alla fine sarà vinta dalla Libia, perchè la Libia è «alla testa dei popoli in rivolta». Dunque, occidentali, «pensateci». Breve, violento e infuocato il discorso del rais, un messaggio in audio in diretta dalla tv libica e ritrasmesso in tutto il mondo. Un messaggio che chiama i popoli alla rivolta e pieno di minacce per gli occidentali, definiti «barbari, terroristi, mostri, criminali», il cui unico scopo è di «appropriarsi del nostro petrolio». «Avete attaccato il civile popolo libico che non vi aveva fatto nulla», ha detto. Ma il terreno libico, ha detto il rais nella sua sfuriata audio, diventerà «l'inferno» per i suoi attaccanti. Gheddafi ha detto che i depositi di armi sono aperti, che i libici si stanno armando. «Vi combatteremo», ha assicurato, e «sarà una guerra lunga», combattuta su «un fronte vasto, su un terreno troppo vasto» per gli attaccanti, da persone «pronte a morire da martiri». «Voi (occidentali) volete il nostro petrolio, ma la nostra terra ci è stata data da Dio. Noi non la lasceremo a voi francesi, americani o britannici e continueremo la guerra per liberarla... Noi siamo oppressi e colui che è oppresso vincerà, mentre coloro che opprimono saranno sconfitti», ha detto mentre la tv di stato libica mostrava un fermo immagine sul monumento del pugno che distrugge l'aereo americano, eretto nella casa di Gheddafi distrutta nel raid Usa del 1986. Gheddafi, ricordando che il popolo libico ha «già sconfitto gli italiani» colonizzatori, ha rimarcato che gli occidentali, non imparano mai le lezioni del passato: «L'attacco alla Libia è una nuova crociata contro l'Islam, ma sarete sconfitti, come già siete stati sconfitti in Iraq e in Somalia, come vi ha sconfitto Bin Laden» e come «siete stati sconfitti nel Vietnam». Quindi l'invito agli attaccanti: «Chiudetevi nelle vostre basi» e «pensateci bene». Poi il Colonnello ha chiamato a raccolta tutti i popoli «oppressi», rivendicando a sè la primogenitura, in largo anticipo, della rivoluzione dei popoli, delle ribellioni nel mondo arabo: «I popoli sono in ribellione dappertutto, anche nel Golfo Persico, e noi, il popolo libico della Jamahiriya, siamo alla testa della rivoluzione». Stamani i raid, che erano cessati verso l'alba, sono ripresi intorno alle 11:00 italiani. Fra i vari attacchi, tre bombardieri invisibili (stealth) hanno colpito con 40 bombe una base aera libica, secondo la tv americana Cbs. A mezzogiorno (in Italia) il capo di stato maggiore Usa, ammiraglio Mullen dichiarava: la no fly zone «è stata effettivamente imposta sui cieli libici» e che la contraerea libica è stata «resa inoffensiva».
FRANCIA: «NESSU CIVILE UCCISO» I raid dell'aeronautica francese non hanno causato la morte di nessun civile libico: lo ha detto a Parigi il colonnello francese Thierry Bukhard, nel corso di una conferenza stampa a Parigi.
COLPITI 20 OBIETTIVI SU 22 Gli attacchi aerei condotti nella giornata di ieri da Stati Uniti e Gran Bretagna contro le forze di Muammar Gheddafi hanno colpito e distrutto 20 obiettivi su 22 e hanno visto impegnati anche tre bombardieri B2. Lo ha confermato il comandante James Stockman, portavoce per l'US Africa Command, il comando che coordina le operazioni della forze internazionali in Libia. Stockman non ha escluso che danni significativi siano stati portati anche agli altri due obiettivi dei bombardamenti.
«ITALIA TRADITRICE» L'Italia ha tradito la Libia e il suo popolo: lo ha detto oggi il colonnello Muammar Gheddafi durante il suo messaggio alla Tv di Stato libica. «Italia, sei traditrice», ha affermato Gheddafi che ha esplicitamente accusato di tradimento anche la Gran Bretagna, la Francia e gli Stati Uniti.
GHEDDAFI ARMA I CIVILI Il regime di Tripoli starebbe armando anche i civili nel disperato tentativo di rispondere agli attacchi aerei della coalizione internazionale. «Abbiamo ricevuto una telefonata alle 3 del mattino, nella quale si chiedeva a tutti di andare nelle strade», afferma una donna dalla capitale libica, secondo quanto riporta la Cnn. «Ai civili è consentito prendere fucili mitragliatori e armi anti aeree per sparare contro gli aerei», ha spiegato la donna. Il governo libico ha cominciato a distribuire armi a più di un milione di persone e terminerà l'operazione entro poche ore, riferisce l'agenzia libica Jana citando fonti della Difesa di Tripoli.
PORTAEREI FRANCESE SALPATA DA TOLONE È salpata alle 13:00 da Tolone, nel sud della Francia, la portaerei nucleare Charles de Gaulle, che appoggerà le incursioni aeree dell'aviazione di Parigi già in corso da ieri. «Le operazioni francesi continuano - ha detto un portavoce del ministero della Difesa a Parigi - gli aerei sono sul posto». Il portavoce non ha confermato la partenza, insieme alla Charles de Gaulle - unica portaerei a propulsione nucleare in possesso della Francia - di una fregata che potrebbe andare a raggiungere le due fregate francesi che già operano nelle acque del Mediterraneo, al largo della Libia.
CACCIA DANESI IN PARTENZA DA SIGONELLA «Sono arrivati ieri 6 caccia danesi F16 e sono pronti a partire per eventuali operazioni. Non sappiamo se ne arriveranno altri, non abbiamo avuto notizie e siamo pronti a dare tutto il supporto di cui hanno bisogno. Siamo in attesa. Il codice di allertamento, da diversi mesi è sempre rimasto uguale: Bravo plus». Lo ha detto, a margine di un incontro con i giornalisti, Rocco Massimo Zafarana, capoufficio comando pubbliche relazioni del 41° stormo, con Paolo Bruno comandante centro addestramenti equipaggio dello stormo. «La base italiana di Sigonella, sede del 41° stormo dell'Aeronautica -ha aggiunto Zafarana- ha il compito di fornire il massimo supporto alle forze internazionali che vengono a schierarsi qua per operazioni inerenti la crisi libica. Il 41° stormo -ha concluso- opera con il veivolo Atlantic, pattugliatore aereo antisommergibile e continuiamo a svolgere la nostra attività».
VEICOLI DI GHEDDAFI DISTRUTTI A BENGASI È possibile vedere decine di veicoli militari delle brigate di Muammar Gheddafi distrutti lungo la via che porta da Bengasi ad Ajdabiya. Lo riferisce la tv satellitare 'al-Arabiyà, secondo la quale i veicoli sarebbero stati distrutti dai raid aerei compiuti ieri nella zona contro le truppe del regime.
NEW YORK TIMES: "RAID FRANCESI NON COORDINATI" I primi raid aerei francesi che alle 17.45 di ieri hanno dato il via all'intervento militare contro la Libia non sono stati coordinati con gli altri Paesi alleati. Lo rende noto il New York Times, citando una fonte diplomatica di un Paese della Nato, per cui alcuni leader ieri a Parigi non hanno nascosto il loro disappunto per tale accelerazione che ha fatto seguito alla decisione di Parigi di prevenire, già venerdì, un accordo in sede Nato per l'intervento che avrebbe così potuto iniziare un giorno prima. Il quotidiano americano parla infatti di un certo nervosismo fra alcuni dei paesi coinvolti nell'operazione per l'insistenza della Francia nel voler organizzare il vertice di ieri a Parigi per concordare le modalità dell'attuazione della risoluzione 1973 approvata giovedì sera dal Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite. Tale riunione, spiegano le fonti diplomatiche del New York Times, avrebbe rallentato l'avvio delle operazioni militari, che invece era necessario accelerare per scongiurare l'ingresso delle forze di Gheddafi a Bengasi, un'accusa che i francesi hanno respinto, attraverso le parole del portavoce del ministero degli esteri, Bernard Valero. Venerdì, la Francia ha di fatto costretto la Nato a sospendere il suo intervento fino a dopo la riunione di Parigi.
MORTI E FERITI A MISURATA I carri armati della brigate fedeli a Muammar Gheddafi hanno raggiunto poco fa il centro di Misurata, in Tripolitania. Lo ha annunciato un testimone contattato all'edizione araba della Bbc. Parlando degli scontri in corso oggi tra i soldati del regime e i ribelli che difendono il centro cittadino, la fonte ha parlato di «un vero e proprio massacro in corso», sostenendo che si contano 10 morti e 40 feriti sul campo.
CARRI ARMATI VERSO LA CIRENAICA I carri armati dei ribelli libici stanno avanzando verso la città di Ajdabiya, in Cirenaica, dove hanno ripiegato le brigate di Muammar Gheddafi dopo i raid aerei subiti ieri dalle loro postazioni nella periferia di Bengasi. Lo riferisce la tv araba 'al-Jazeerà. Intanto i siti dell'opposizione libica in internet annunciano che i rivoltosi di Misurata sarebbero riusciti a mettere fuori uso due carri armati che da questa mattina sparavano verso il centro cittadino.
MISSILI DA TORNADO BRITANNICI Hanno iniziato a effettuare raid sulla Libia anche i Tornado britannici. Lo ha reso noto questa mattina un portavoce della difesa a Londra, il generale John Lorimer. «Posso ora confermare che anche la Raf ha lanciato missili da crociaere Storm Shadow da alcuni aerei Tornado GR4», ha precisato Lorimer. «Le forze armate britanniche, così come autorizzate dalla risoluzione del Consiglio di sicurezza 1973, hanno partecipato a un attacco coordinato per colpire i sistemi di difesa aerea libici», ha precisato il generale Lorimer, il responsabile dell'ufficio comunicazioni strategiche dello stato maggiore della difesa. I Tornado sono quindi entrati in azione dopo che i sottomarini di classe Trafalgar avevano lanciato missili Tomahwak. I Tornado entrati in azione erano decollati dalla base della Raf di Marham: hanno così effettuato la missione più lunga da quando non erano entrati in azione nelle Falklands, grazie al sostegno degli aerei per il rifornimento in volo VC10 e Tristar e degli aerei da ricognizione E3D e Sentinel. Le operazioni sono sostenute dalle unità navali HMS Westminster e dalla HMS Cumberland. Pronti a entrare in azione anche gli aerei Typhoon. Nella giornata di oggi, il premier britannico, David Cameron, presiederà un incontro della commissione per la gestione delle situazione di emergenza per valutare l'impatto dei primi raid.
BOMBARDATO AEROPORTO VIP Tra gli obiettivi colpiti nei primi raid di Odissey Dawn c'è anche un aeroporto vicino a Tripoli usato per i voli dei Vip del regime. Sarebbe stato preso di mira per impedire ai fedelissimi di Gheddafi di fuggire, scrive il Sunday Times. Colpita anche, secondo il Times, una base aerea vicino a Misurata che sarebbe diventato un centro per le forze favorevoli al colonnello
QUASI 100 MORTI A BENGASI IN ATTACCO GHEDDAFI È di 94 morti il bilancio delle vittime dell'attacco compiuto ieri dalle brigate di Muammar Gheddafi nella città di Bengasi. Lo riferiscono fonti mediche alla tv araba 'al-Jazeerà. Intanto secondo l'emittente 'al-Arabiyà, i militari fedeli a Gheddafi stanno ripiegando verso Ajdabiya, mentre secondo Mustafa Gheriani, portavoce del Consiglio nazionale dell'opposizione, «i raid aerei di ieri hanno indebolito le forze fedeli al regime che stanno lasciando la città».
CINA "RAMMARICATA" DALL'ATTACCO La Cina, attraverso il ministero degli Esteri, esprime rammarico per i bombardamenti della coalizione internazionale sulla Libia, dicendo di non condividere l'uso della forza nelle relazioni internazionali. «La Cina ha preso atto degli ultimi sviluppi in Libia ed è rammaricata per gli attacchi militari contro il Paese», ha affermato la portavoce del ministero, Jiang Yu, aggiungendo che Pechino «auspica che in Libia possa essere ripristinata la stabilità il prima possibile per evitare ulteriori vittime civili e l'escalation del conflitto militare».
QATAR: "PARTECIPIAMO A INTERVENTO" Il Qatar conferma la sua partecipazione all'intervento militare contro la Libia. Il premier, Sheikh Hamad Bin Jassim Bin Jabr Al-Thani, ha precisato che la decisione è stata presa per «porre fine al bagno di sangue» messo in opera dalle forze di Gheddafi. L'operazione, ha aggiunto, «non è diretta contro il popolo libico, e neanche contro il colonnello (Gheddafi, ndr) e i suoi figli».
TESTIMONE: "14 MORTI IN STRADA BENGASI-AJDABIYA" Almeno quattordici morti sono stati visti oggi da un corrispondente delle Reuters attorno a veicoli dell'esercito del regime libico bombardati dalla coalizione internazionale sulla strada che collega Bengasi e Ajdabiya, nell'est del Paese. Il corrispondente ha riferito di scene di distruzione, con dozzine di veicoli bruciati
FRATTINI: "AVANTI FINO ALLA CADUTA DI GHEDDAFI" «La nostra scelta è irreversibile, assolutamente irreversibile. Andremo avanti fino a quando il regime non verrà rovesciato». È questo l'obiettivo della comunità internazionale in Libia, secondo quanto riferisce il ministro degli Esteri Franco Frattini, che in un'intervista all'Avvenire ribadisce come in questo momento l'Italia non poteva «defilarsi»: «Questo è il momento della responsabilità. E confermare l'impegno italiano è stata la scelta giusta perchè era in gioco il prestigio internazionale e non potevamo certo correre il rischio di essere marginalizzati». Con un occhio alle polemiche interne della Lega, il titolare della Farnesina spiega che «se la conseguenza dello scontro libico dovesse davvero essere un'ondata migratoria, l'Italia avrà uno straordinario argomento in più per rivendicare il burden sharing con l'Europa». Sempre per il contrasto dell'immigrazione clandestina, annuncia il capo della diplomazia italiana, «martedì io e Maroni saremo quasi certamente a Tunisi per definire un accordo bilaterale. Incontreremo il nuovo primo ministro. Siamo pronti ad un aiuto concreto, abbiamo sbloccato 90 milioni di euro, ci sono mezzi italiani per il pattugliamento navale delle coste tunisine, ma vogliamo garanzie che questo traffico di esseri umani venga bloccato».
GENERALE CLARK: "TUTTO LECITO PER DIFENDERE I CIVILI" «La risoluzione dell'Onu è nettissima riguardo all'obiettivo finale: sbarazzare la Libia del dittatore Muhammar Gheddafi. Per questo il Consiglio di sicurezza ha autorizzato il ricorso a ogni mezzo, salvo l'occupazione militare del Paese. In breve tutto è lecito, o quasi». Lo dice a Repubblica il generale Wesley Clark, ex comandante supremo delle forze Nato durante la guerra del Kosovo. I raid aerei, spiega, potranno prendere a bersaglio anche il quartier generale del Colonnello. Nessun ritardo d'intervento, afferma il generale, da parte della Casa Bianca: «Bisognava stabilire delle pre-condizioni, esplorare la compagine dei ribelli, capire meglio chi fossero. Poi serviva l'assenso della Lega araba, degli alleati. E infine bisognava completare tutto il percorso diplomatico all'interno dell'Onu».
ARRESTATI 4 GIORNALISTI DI AL JAZEERA Il regime libico di Muammar Gheddafi ha arrestato ieri sera quattro giornalisti della tv araba 'al-Jazeera' che operano nel paese. Secondo quanto riferisce l'edizione inglese della tv qatariota, i quattro giornalisti arrestati sono il corrispondente Ahmed Vall Ould Addin, cittadino mauritano, il cameraman Kamel Atalua, cittadino britannico, l'altro cameraman Ammar al-Hamdan, cittadino norvegese, e il corrispondente Lotfi al-Messaoud, cittadino tunisino. «Il nostro network - si legge sul sito di 'al-Jazeera' - ritiene le autorità libiche responsabili della loro sicurezza e chiede ai paesi arabi di intervenire in loro aiuto».
'ODISSEA ALL'ALBA' Pioggia di missili sulla Libia dal cielo e dal mare. È scattata l'operazione 'Odissey Dawn', cui partecipano al momento Francia, Gran Bretagna e Stati Uniti. Italia e Canada, gli altri due membri della coalizione internazionale, non hanno ancora preso parte attivamente ai raid. Ma l'Italia sta fornendo un importante supporto logistico attraverso la messa a disposizione della coalizione di ben sette basi militari. Gheddafi per ora ha reagito solo a parole con minacce gravissime: «il Mediterraneo è diventato un campo di battaglia», ha detto in serata attraverso un inusuale messaggio audio. «Attaccherò obiettivi civile e militari», ha aggiunto mentre la televisione libica diffondeva notizie secondo le quali i raid americani avrebbero colpito obiettivi civili in diverse zone del Paese, nonchè un ospedale in un sobborgo della capitale seconde alcune testimonianze. Secondo fonti del Pentagono, sono almeno 110 i missili da crociera Tomahawk lanciati su una ventina di obiettivi sensibili del Colonnello: batterie contraeree e depositi di carburante. La tv libica parla di «attacchi dei crociati» mentre migliaia di cittadini libici si sono offerti come scudi umani attorno al bunker del Colonnello a Tripoli. I primi missili contro le forze governative li hanno lanciati i jet francesi alle 17:45: centrati in pieno i bersagli, quattro carri armati di Gheddafi.
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Re: RIVOLTA IN LIBIA: E' STRAGE
Proseguono raid, decollati Tornado italiani
20 marzo, 20:38
Da oggi sono a disposizione del comando della Coalizione e compiranno azioni 8 aerei italiani: 4 caccia e 4 Tornado in grado di neutralizzare radar. Lo ha annunciato il ministro La Russa. Ancora nessuna notizia dei marinai, di cui otto italiani, a bordo del rimorchiatore italiano bloccato nel porto di Tripoli. 'Non possiamo escludere un sequestro' ha detto il ministro degli Esteri Frattini, 'il rimorchiatore era stato noleggiato dall'Eni e ora lo stanno portando a una raffineria della societa".La Russa: siamo pronti a intervenire. Sono ripresi intanto gli attacchi della coalizione: caccia Usa hanno effettuato operazioni contro le truppe di Gheddafi e le difese aeree libiche. Comandante americano Mullen:' la no-fly zone è stata definitivamente imposta, escludo l'uso, da parte del rais, di armi chimiche, ora puntiamo a tagliare i rifornimentì. Il governo libico ha iniziato la distribuzione di armi a più di un milione di persone. Le forze di Gheddafi sono entrate a Misurata e hanno bloccato il porto con le loro imbarcazioni, fermando gli approvvigionamenti. In Italia chiuso al traffico civile l'aeroporto di Trapani; sale livello attenzione a Fiumicino, rafforzata sorveglianza ambasciate e istituzioni.
DECOLLATI 6 TORNADO DA BASE AEREA TRAPANI - Sei Tornado italiani sono decollati dalla base militare di Trapani Birgi dove c'e' il 37/o comando dell'Aeronautica militare. Dalla base non hanno comunicato la destinazione dei velivoli.
20 marzo, 20:38
Da oggi sono a disposizione del comando della Coalizione e compiranno azioni 8 aerei italiani: 4 caccia e 4 Tornado in grado di neutralizzare radar. Lo ha annunciato il ministro La Russa. Ancora nessuna notizia dei marinai, di cui otto italiani, a bordo del rimorchiatore italiano bloccato nel porto di Tripoli. 'Non possiamo escludere un sequestro' ha detto il ministro degli Esteri Frattini, 'il rimorchiatore era stato noleggiato dall'Eni e ora lo stanno portando a una raffineria della societa".La Russa: siamo pronti a intervenire. Sono ripresi intanto gli attacchi della coalizione: caccia Usa hanno effettuato operazioni contro le truppe di Gheddafi e le difese aeree libiche. Comandante americano Mullen:' la no-fly zone è stata definitivamente imposta, escludo l'uso, da parte del rais, di armi chimiche, ora puntiamo a tagliare i rifornimentì. Il governo libico ha iniziato la distribuzione di armi a più di un milione di persone. Le forze di Gheddafi sono entrate a Misurata e hanno bloccato il porto con le loro imbarcazioni, fermando gli approvvigionamenti. In Italia chiuso al traffico civile l'aeroporto di Trapani; sale livello attenzione a Fiumicino, rafforzata sorveglianza ambasciate e istituzioni.
DECOLLATI 6 TORNADO DA BASE AEREA TRAPANI - Sei Tornado italiani sono decollati dalla base militare di Trapani Birgi dove c'e' il 37/o comando dell'Aeronautica militare. Dalla base non hanno comunicato la destinazione dei velivoli.

Riccardo- Navigatore

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Re: RIVOLTA IN LIBIA: E' STRAGE
Libia: Italia, congelati beni a Gheddafi
Per 7 miliardi, in attuazione della risoluzione Onu 1973
(ANSA) - NEW YORK, 20 MAR - L'Italia, in attuazione della risoluzione 1973 approvata il 17 marzo dal Consiglio di Sicurezza dell'Onu, ha congelato i beni di Gheddafi o di entita' libiche per 6-7 miliardi di euro. Lo ha reso noto il rappresentante permanente italiano presso le Nazioni Unite, ambasciatore Cesare Maria Ragaglini. La cifra e' 'soggetta ad ulteriori verifiche da parte del Comitato di Sicurezza finanziaria'.
Per 7 miliardi, in attuazione della risoluzione Onu 1973
(ANSA) - NEW YORK, 20 MAR - L'Italia, in attuazione della risoluzione 1973 approvata il 17 marzo dal Consiglio di Sicurezza dell'Onu, ha congelato i beni di Gheddafi o di entita' libiche per 6-7 miliardi di euro. Lo ha reso noto il rappresentante permanente italiano presso le Nazioni Unite, ambasciatore Cesare Maria Ragaglini. La cifra e' 'soggetta ad ulteriori verifiche da parte del Comitato di Sicurezza finanziaria'.

Riccardo- Navigatore

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Data d'iscrizione: 29.09.08
Re: RIVOLTA IN LIBIA: E' STRAGE
gran bella idea
Casa Pound, beffa alla D’Annunzio Gommoni al Trocadero a casa Sarkò
Casa Pound, beffa alla D’Annunzio Gommoni al Trocadero a casa Sarkò
_________________
chi si accontenta gode, chi gode non si accontenta maiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiii

dj_miki- Admin

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Località: ANDRIA

Re: RIVOLTA IN LIBIA: E' STRAGE
NON GRIDA 'VIVA GHEDDAFI':
GLI SPARANO -VIDEO CHOC
http://video.corriere.it/si-rifiuta-gridare-viva-gheddafi-viene-giustiziato/36b2bb20-61d9-11e0-870c-93568f8e57cb
GLI SPARANO -VIDEO CHOC
http://video.corriere.it/si-rifiuta-gridare-viva-gheddafi-viene-giustiziato/36b2bb20-61d9-11e0-870c-93568f8e57cb

In The Main- Capitano

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