LEGA PRO:nuove regole per evitare il tracollo
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LEGA PRO:nuove regole per evitare il tracollo
Lega Pro, il calcio delle regole
Il fallimento del Pescara induce ad alcune (ovvie) riflessioni. La Lega Pro ha bisogno di regole nuove per evitare il tracollo. Dovrebbe essere il presidente, Mario Macalli, a riscriverle. Speriamo che si decida a farlo. Prima che sia troppo tardi.
Il caos societario in cui è precipitato il Pescara dovrebbe (deve) valere come severo ammonimento per tutti. L’anno scorso, di questi tempi, il gruppo Soglia si adoperava per far uscire il club adriatico da una crisi che sembrava senza sbocco. Avviando quello che, dai tifosi abruzzesi, era stato vissuto come un nuovo ciclo storico della gloriosa squadra di calcio cittadina.
Dopo neppure un anno il club biancazzurro è finito di nuovo nell’occhio del ciclone. Ha dovuto dichiarare fallimento in corso di torneo - come accadde lo scorso anno al Lanciano - proprio per l’inatteso disimpegno di una dirigenza che si è paracadutata, a parole, in un contresto complicato con ben altro piglio di quello che ha poi dimostrato nel concreto. Eppure chi si avventura in impegni di questo tipo dovrebbe sapere bene dove si va a cacciare. Perché l’azienda-calcio tutto è fuorché un’azienda normale.
Il fatto è che in Lega Pro le squadre e le città sono fragili canne al vento. Sono costrette ad affidarsi a chi decide di mettersi alla barra di comando per pilotare navicelle che, il più delle volte, fanno acqua da tutte le parti. Non si fa in tempo a chiudere una falla che, subito, se ne apre una nuova.
In Prima e Seconda Divisione, infatti, mancano totalmente i sussidi e le iniezioni di liquidità su cui possono contare le categorie superiori. Che permettono alle società di serie A, come a quelle della tanto bistrattata serie B, di rimanere comunque a galla nel tempo. Non c’è, poi, la visibilità mediatica che impedisce a personaggi opachi di avvicinarsi al prodotto senza averne le necessarie prerogative finanziarie. E, men che meno, le qualità etiche. Tutto si svolge sotto traccia. E così, in terza e quarta serie, le squadre continuano a fallire con regolarità svizzera.
Né potrebbe essere diversamente visti i presupposti e, soprattutto, l'assoluta carenza di regole ferree. Mancano norme stringenti, alle quali dovrebbe rigorosamente attenersi chi decide di assumere la delicata guida di un club di Lega Pro nella piena consapevolezzaa di accingersi a navigare in un mare turbolento. Tutto viene aggirato con artifici più o meno legali.
La sopravvivenza dei club, nelle categorie minori, è esclusivamente affidata alle capacità gestionali e di autofinanziamento che derivano dal patron di turno. E, dunque, resta sempre in bilico. Affidata, in sostanza, alla buona sorte.
Se è vero che le regole sono fatte per essere violate, come qualcuno in Italia continua ancora furbescamente a sostenere, è altrettanto vero che quando un simile atteggiamento finisce per minare interessi generali e comporta esiti quali il fallimento di club storici (Lucchese docet) esso va combattuto.e affrontato alla radice con tutte le armi di cui gli organi di controllo possono disporre.
La Figc del presidente Abete e la Lega non sembra che, in questo senso, stiano facendo abbastanza. L’invito al presidente della Lega Pro di Firenze, Mario Macalli, è dunque pressante. Si tratta di ridurre drasticamente, e una volta per tutte, il numero incredibilmente elevato di squadre iscritte alla categoria (addirittura novanta).
E’ necessario riscrivere le regole della Lega Pro e, soprattutto, stabilire criteri rigorosi in base ai quali sia impossibile "impadronirsi" di un club. Solo in questo modo si potranno evitare i crac a ripetizione di tanti (troppi) club. Questa, credeteci, è diventata ormai un’esigenza ineludibile.
fonte: Sergio Mutolo www.calciopress.net
link articolo: http://www.calciopress.net/news/125/ARTICLE/5519/2008-12-29.html
Il fallimento del Pescara induce ad alcune (ovvie) riflessioni. La Lega Pro ha bisogno di regole nuove per evitare il tracollo. Dovrebbe essere il presidente, Mario Macalli, a riscriverle. Speriamo che si decida a farlo. Prima che sia troppo tardi.
Il caos societario in cui è precipitato il Pescara dovrebbe (deve) valere come severo ammonimento per tutti. L’anno scorso, di questi tempi, il gruppo Soglia si adoperava per far uscire il club adriatico da una crisi che sembrava senza sbocco. Avviando quello che, dai tifosi abruzzesi, era stato vissuto come un nuovo ciclo storico della gloriosa squadra di calcio cittadina.
Dopo neppure un anno il club biancazzurro è finito di nuovo nell’occhio del ciclone. Ha dovuto dichiarare fallimento in corso di torneo - come accadde lo scorso anno al Lanciano - proprio per l’inatteso disimpegno di una dirigenza che si è paracadutata, a parole, in un contresto complicato con ben altro piglio di quello che ha poi dimostrato nel concreto. Eppure chi si avventura in impegni di questo tipo dovrebbe sapere bene dove si va a cacciare. Perché l’azienda-calcio tutto è fuorché un’azienda normale.
Il fatto è che in Lega Pro le squadre e le città sono fragili canne al vento. Sono costrette ad affidarsi a chi decide di mettersi alla barra di comando per pilotare navicelle che, il più delle volte, fanno acqua da tutte le parti. Non si fa in tempo a chiudere una falla che, subito, se ne apre una nuova.
In Prima e Seconda Divisione, infatti, mancano totalmente i sussidi e le iniezioni di liquidità su cui possono contare le categorie superiori. Che permettono alle società di serie A, come a quelle della tanto bistrattata serie B, di rimanere comunque a galla nel tempo. Non c’è, poi, la visibilità mediatica che impedisce a personaggi opachi di avvicinarsi al prodotto senza averne le necessarie prerogative finanziarie. E, men che meno, le qualità etiche. Tutto si svolge sotto traccia. E così, in terza e quarta serie, le squadre continuano a fallire con regolarità svizzera.
Né potrebbe essere diversamente visti i presupposti e, soprattutto, l'assoluta carenza di regole ferree. Mancano norme stringenti, alle quali dovrebbe rigorosamente attenersi chi decide di assumere la delicata guida di un club di Lega Pro nella piena consapevolezzaa di accingersi a navigare in un mare turbolento. Tutto viene aggirato con artifici più o meno legali.
La sopravvivenza dei club, nelle categorie minori, è esclusivamente affidata alle capacità gestionali e di autofinanziamento che derivano dal patron di turno. E, dunque, resta sempre in bilico. Affidata, in sostanza, alla buona sorte.
Se è vero che le regole sono fatte per essere violate, come qualcuno in Italia continua ancora furbescamente a sostenere, è altrettanto vero che quando un simile atteggiamento finisce per minare interessi generali e comporta esiti quali il fallimento di club storici (Lucchese docet) esso va combattuto.e affrontato alla radice con tutte le armi di cui gli organi di controllo possono disporre.
La Figc del presidente Abete e la Lega non sembra che, in questo senso, stiano facendo abbastanza. L’invito al presidente della Lega Pro di Firenze, Mario Macalli, è dunque pressante. Si tratta di ridurre drasticamente, e una volta per tutte, il numero incredibilmente elevato di squadre iscritte alla categoria (addirittura novanta).
E’ necessario riscrivere le regole della Lega Pro e, soprattutto, stabilire criteri rigorosi in base ai quali sia impossibile "impadronirsi" di un club. Solo in questo modo si potranno evitare i crac a ripetizione di tanti (troppi) club. Questa, credeteci, è diventata ormai un’esigenza ineludibile.
fonte: Sergio Mutolo www.calciopress.net
link articolo: http://www.calciopress.net/news/125/ARTICLE/5519/2008-12-29.html

In The Main- Capitano

- Numero di messaggi: 1969
Data d'iscrizione: 18.09.08
Località: Andria
Re: LEGA PRO:nuove regole per evitare il tracollo
In The Main ha scritto:Lega Pro, il calcio delle regole
Il fallimento del Pescara induce ad alcune (ovvie) riflessioni. La Lega Pro ha bisogno di regole nuove per evitare il tracollo. Dovrebbe essere il presidente, Mario Macalli, a riscriverle. Speriamo che si decida a farlo. Prima che sia troppo tardi.
Il caos societario in cui è precipitato il Pescara dovrebbe (deve) valere come severo ammonimento per tutti. L’anno scorso, di questi tempi, il gruppo Soglia si adoperava per far uscire il club adriatico da una crisi che sembrava senza sbocco. Avviando quello che, dai tifosi abruzzesi, era stato vissuto come un nuovo ciclo storico della gloriosa squadra di calcio cittadina.
In the main ma tu parli sempre del Pescara, ma perkè?hai origini abruzzesi?![]()
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Dopo neppure un anno il club biancazzurro è finito di nuovo nell’occhio del ciclone. Ha dovuto dichiarare fallimento in corso di torneo - come accadde lo scorso anno al Lanciano - proprio per l’inatteso disimpegno di una dirigenza che si è paracadutata, a parole, in un contresto complicato con ben altro piglio di quello che ha poi dimostrato nel concreto. Eppure chi si avventura in impegni di questo tipo dovrebbe sapere bene dove si va a cacciare. Perché l’azienda-calcio tutto è fuorché un’azienda normale.
Il fatto è che in Lega Pro le squadre e le città sono fragili canne al vento. Sono costrette ad affidarsi a chi decide di mettersi alla barra di comando per pilotare navicelle che, il più delle volte, fanno acqua da tutte le parti. Non si fa in tempo a chiudere una falla che, subito, se ne apre una nuova.
In Prima e Seconda Divisione, infatti, mancano totalmente i sussidi e le iniezioni di liquidità su cui possono contare le categorie superiori. Che permettono alle società di serie A, come a quelle della tanto bistrattata serie B, di rimanere comunque a galla nel tempo. Non c’è, poi, la visibilità mediatica che impedisce a personaggi opachi di avvicinarsi al prodotto senza averne le necessarie prerogative finanziarie. E, men che meno, le qualità etiche. Tutto si svolge sotto traccia. E così, in terza e quarta serie, le squadre continuano a fallire con regolarità svizzera.
Né potrebbe essere diversamente visti i presupposti e, soprattutto, l'assoluta carenza di regole ferree. Mancano norme stringenti, alle quali dovrebbe rigorosamente attenersi chi decide di assumere la delicata guida di un club di Lega Pro nella piena consapevolezzaa di accingersi a navigare in un mare turbolento. Tutto viene aggirato con artifici più o meno legali.
La sopravvivenza dei club, nelle categorie minori, è esclusivamente affidata alle capacità gestionali e di autofinanziamento che derivano dal patron di turno. E, dunque, resta sempre in bilico. Affidata, in sostanza, alla buona sorte.
Se è vero che le regole sono fatte per essere violate, come qualcuno in Italia continua ancora furbescamente a sostenere, è altrettanto vero che quando un simile atteggiamento finisce per minare interessi generali e comporta esiti quali il fallimento di club storici (Lucchese docet) esso va combattuto.e affrontato alla radice con tutte le armi di cui gli organi di controllo possono disporre.
La Figc del presidente Abete e la Lega non sembra che, in questo senso, stiano facendo abbastanza. L’invito al presidente della Lega Pro di Firenze, Mario Macalli, è dunque pressante. Si tratta di ridurre drasticamente, e una volta per tutte, il numero incredibilmente elevato di squadre iscritte alla categoria (addirittura novanta).
E’ necessario riscrivere le regole della Lega Pro e, soprattutto, stabilire criteri rigorosi in base ai quali sia impossibile "impadronirsi" di un club. Solo in questo modo si potranno evitare i crac a ripetizione di tanti (troppi) club. Questa, credeteci, è diventata ormai un’esigenza ineludibile.
fonte: Sergio Mutolo www.calciopress.net
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****0883****- Timoniere

- Numero di messaggi: 230
Data d'iscrizione: 26.09.08
Re: LEGA PRO:nuove regole per evitare il tracollo
In The Main ha scritto:Lega Pro, il calcio delle regole
Il fallimento del Pescara induce ad alcune (ovvie) riflessioni. La Lega Pro ha bisogno di regole nuove per evitare il tracollo. Dovrebbe essere il presidente, Mario Macalli, a riscriverle. Speriamo che si decida a farlo. Prima che sia troppo tardi.
Il caos societario in cui è precipitato il Pescara dovrebbe (deve) valere come severo ammonimento per tutti. L’anno scorso, di questi tempi, il gruppo Soglia si adoperava per far uscire il club adriatico da una crisi che sembrava senza sbocco. Avviando quello che, dai tifosi abruzzesi, era stato vissuto come un nuovo ciclo storico della gloriosa squadra di calcio cittadina.
Dopo neppure un anno il club biancazzurro è finito di nuovo nell’occhio del ciclone. Ha dovuto dichiarare fallimento in corso di torneo - come accadde lo scorso anno al Lanciano - proprio per l’inatteso disimpegno di una dirigenza che si è paracadutata, a parole, in un contresto complicato con ben altro piglio di quello che ha poi dimostrato nel concreto. Eppure chi si avventura in impegni di questo tipo dovrebbe sapere bene dove si va a cacciare. Perché l’azienda-calcio tutto è fuorché un’azienda normale.
Il fatto è che in Lega Pro le squadre e le città sono fragili canne al vento. Sono costrette ad affidarsi a chi decide di mettersi alla barra di comando per pilotare navicelle che, il più delle volte, fanno acqua da tutte le parti. Non si fa in tempo a chiudere una falla che, subito, se ne apre una nuova.
In Prima e Seconda Divisione, infatti, mancano totalmente i sussidi e le iniezioni di liquidità su cui possono contare le categorie superiori. Che permettono alle società di serie A, come a quelle della tanto bistrattata serie B, di rimanere comunque a galla nel tempo. Non c’è, poi, la visibilità mediatica che impedisce a personaggi opachi di avvicinarsi al prodotto senza averne le necessarie prerogative finanziarie. E, men che meno, le qualità etiche. Tutto si svolge sotto traccia. E così, in terza e quarta serie, le squadre continuano a fallire con regolarità svizzera.
Né potrebbe essere diversamente visti i presupposti e, soprattutto, l'assoluta carenza di regole ferree. Mancano norme stringenti, alle quali dovrebbe rigorosamente attenersi chi decide di assumere la delicata guida di un club di Lega Pro nella piena consapevolezzaa di accingersi a navigare in un mare turbolento. Tutto viene aggirato con artifici più o meno legali.
La sopravvivenza dei club, nelle categorie minori, è esclusivamente affidata alle capacità gestionali e di autofinanziamento che derivano dal patron di turno. E, dunque, resta sempre in bilico. Affidata, in sostanza, alla buona sorte.
Se è vero che le regole sono fatte per essere violate, come qualcuno in Italia continua ancora furbescamente a sostenere, è altrettanto vero che quando un simile atteggiamento finisce per minare interessi generali e comporta esiti quali il fallimento di club storici (Lucchese docet) esso va combattuto.e affrontato alla radice con tutte le armi di cui gli organi di controllo possono disporre.
La Figc del presidente Abete e la Lega non sembra che, in questo senso, stiano facendo abbastanza. L’invito al presidente della Lega Pro di Firenze, Mario Macalli, è dunque pressante. Si tratta di ridurre drasticamente, e una volta per tutte, il numero incredibilmente elevato di squadre iscritte alla categoria (addirittura novanta).
E’ necessario riscrivere le regole della Lega Pro e, soprattutto, stabilire criteri rigorosi in base ai quali sia impossibile "impadronirsi" di un club. Solo in questo modo si potranno evitare i crac a ripetizione di tanti (troppi) club. Questa, credeteci, è diventata ormai un’esigenza ineludibile.
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In the main ma tu parli sempre del Pescara, ma perkè?hai origini abruzzesi?

****0883****- Timoniere

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